Si nota all’imbrunire
Teatro PetrarcaEssere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del contatto con gli altri, un bisogno che ci permette di sopravvivere.
Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del contatto con gli altri, un bisogno che ci permette di sopravvivere.
“Da Vivaldi a Morricone a 432 Hertz”: prosegue con un concerto davvero imperdibile la seconda edizione di “Arezzo Classica” la rassegna dedicata alla grande musica sinfonica e da camera voluta da Comune di Arezzo insieme alla Fondazione Guido d’Arezzo e realizzata in collaborazione con CaMu – Casa della Musica di Arezzo (un progetto della Scuola della Musica di Fiesole).
Una commedia sapiente e di sorprendente maturità, dove si respira un’amarezza e una modernità che solo negli ultimi testi di Molière è possibile trovare. C’è la gioia e il dolore della vita, il teatro comico e quello tragico, come in Shakespeare, e tutto avviene in un piccolo mondo con pochi personaggi.
“Le Quattro Stagioni” di Vivaldi diventano spettacolo di sabbia per inaugurare “Arezzo Classica” la rassegna dedicata alla grande musica sinfonica e da camera voluta da Comune di Arezzo insieme alla Fondazione Guido d’Arezzo e realizzata in collaborazione con CaMu – Casa della Musica di Arezzo (un progetto della Scuola della Musica di Fiesole).
La canzone d’autore conquista l’Arezzo Raro Festival. Sabato 27 luglio alle ore 21.00, il Teatro Petrarca ospita uno spettacolo che ripercorre il percorso artistico di Maurizio Fabrizio uno dei più prolifici ed apprezzati compositori italiani.
Quattro giovani aspiranti cantanti, vogliono emergere nel mondo della musica e cercano quel famoso “X factor” che possa regalare loro la celebrità: risale al ‘700 ma sembra una storia ambientata ai giorni nostri quella de Le cantatrici villane, opera buffa in due atti di Valentino Fioravanti su libretto di Giuseppe Palomba che dopo molti anni torna sul palcoscenico italiano in occasione di Arezzo Raro Festival per la regia di Piero Maranghie Paolo Gavazzeni.
Arezzo celebra la Festa della Repubblica in musica. Il prossimo 2 giugno si rinnova l’appuntamento con il grande concerto sinfonico che la Fondazione Guido d’Arezzo, il Comune di Arezzo e la Prefettura di Arezzo, offrono alla città.
La conclusione della stagione concertistica Arezzo Classica porta al Teatro Petrarca la violinista Isabelle Faust, la cui celebrata attività internazionale non necessita di presentazioni: la musicista tedesca, interprete autorevole ed affascinante di un repertorio che spazia dal barocco alla contemporaneità, propone al pubblico aretino la sua esegesi interpretativa della scrittura bachiana, con l’esecuzione della Terza Partita, della Terza Sonata e della Seconda, che si chiude con la celebre Ciaccona.
Il prezioso strumento che l’accompagnerà in questo viaggio è la Bella addormentata, uno Stradivari del 1704 dimenticato per centocinquant’anni nella casa di un’aristocratica famiglia tedesca e riemerso solo nel XX secolo. Con questo speciale compagno Isabelle Faust si immergerà nel complesso linguaggio con cui Bach sfida i limiti strumentali del violino, tessendo le sottili trame di un’elaborata polifonia e consegnando alla posterità pagine che sono tra i massimi capolavori musicali di ogni tempo.
Un concerto da non perdere!
Alessio Boni è il Don Chisciotte, eroe visionario che lotta inseguendo ideali etici perduti, un cavaliere pazzo ma romantico, immortale per grandi e piccini.
Jan Fabre con questo suo lavoro autobiografico mette in scena il suo pensiero artistico. Un flusso di riflessioni, pensieri sull’arte e sul teatro, sul senso della vita, sulla famiglia, sull’amore e sul sesso.
Pippo Delbono torna in scene con uno spettacolo che guida il pubblico alla ricerca della felicità estrema, in un percorso ricco di citazioni che vanno da Pirandello a Beckett. Il tutto ambientato nel circo con la sua fedelissima compagnia di “barboni”.
Glauco Mari e Roberto Sturno ancora insieme per l’ultimo romanzo di Dostoevskij. Con il rigore di un giudice istruttore, lo scrupolo di uno scienziato e l’insistenza di un investigatore si narra una storia assoluta, spietata, senza margini di riscatto, dove il dramma è scaturito dal conflitto morale tra fede e ragione.