FONDAZIONE
GUIDO
D’AREZZO

Fortezza Medicea

Fortezza Medicea

La Fortezza Medicea, che si trova sul Colle di San Donato, costituisce un esempio di architettura militare difensiva del XVI secolo. L'edificio, inserito nella cinta muraria, presenta un impianto pentagonale irregolare con bastioni di differente impostazione e sorge nella spianata del Prato, la parte più alta di Arezzo.

Qui si trovava il Cassero di San Donato, costruito nel 1319 durante i lavori di fortificazione della città e più volte oggetto di demolizioni e successive ricostruzioni.

L'attuale Fortezza fu fatta costruire, rispettando in parte i disegni originali di Giuliano e di Antonio da Sangallo, tra il 1538 e il 1560 per ordine di Cosimo I de' Medici. I lavori furono diretti da Antonio da Sangallo e assorbirono parte dell'edificio precedente.

Acquistata dopo varie vicissitudini dalla famiglia Fossombroni a metà dell'Ottocento, nel 1893, per testamento del conte Enrico, diventò possesso del Comune che la destinò a giardino e passeggio per il pubblico con diversi lavori eseguiti nel periodo 1896-1904.

Dopo un nuovo restauro, il 24 giugno 2016 la Fortezza è stata riconsegnata alla città; nell'occasione, scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti della chiesa di San Donato in Cremona, risalente all'anno 1000, e una pavimentazione musiva relativa a un edificio di epoca romana. Altri scavi, condotti all’interno dell’edificio nel 1991, hanno portato alla scoperta di Porta Sant’Angelo (1317), l’unica intatta della cinta tarlatesca, e della statua di San Michele Arcangelo.

La Fortezza ha un perimetro pentagonale con 5 bastioni: della Diacciaia, della Spina, del Belvedere, della Chiesa e del Soccorso. La porta che si trova tra i bastioni della Diacciaia e della Spina, era provvista di ponte levatoio che attraversava un fossato profondo circa 7 metri. Un secondo ponte levatoio si trovava dall’altra parte, per accedere alla Porta del Soccorso. Il bastione della Spina è il più imponente, perché allungato e appuntito verso la città, gesto simbolico di ammonimento dei fiorentini verso gli aretini, quello della Diacciaia è considerato il più bello. Sui fianchi si osservano due bocche di fuoco.