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Pannello introduttivo mostra

Pannello introduttivo mostra

La mostra intende illustrare ai visitatori la figura di Francesco Redi attraverso il patrimonio storico-documentario a lui legato. Scienziato e cortigiano, letterato e medico personale dei Granduchi di Toscana Ferdinando II e Cosimo III, accademico della Crusca, del Cimento e dell’Arcadia e grande sostenitore della sua città natìa, Arezzo.
Il Redi non solo fu un protagonista della nascita della modernità, ma anche uno degli ultimi ingegni veramente enciclopedici della cultura occidentale, in grado di passare con disinvoltura dall’anatomia di un mammifero alla decifrazione di un codice antico, dall’ideazione di un sonetto all’impostazione di un esperimento di laboratorio, dalla stesura di una ricetta ad un consulto medico.
La città di Arezzo, in occasione della ricorrenza del quadricentenario della nascita, intende celebrare una delle figure più acute, poliedriche e significative del XVII secolo italiano, a cui ha l’onore di aver dato i natali nel 1626.
Francesco Redi è, dunque, raccontato attraverso la sua iconografia, le sue origini e i suoi ricordi, ma anche attraverso le sue opere scientifiche, poetiche e accademiche. Di notevole interesse anche i suoi numerosi contatti con l'élite culturale toscana, i suoi consigli e consulti ad amici, allievi e collaboratori e, infine, la sua ricchissima e cospicua biblioteca di libri manoscritti e a stampa, rappresentazione della molteplicità di interessi del genio aretino.

Show introductory panel

The exhibition aims to present to visitors the figure of Francesco Redi through the historical and documentary heritage associated with him. A scientist and courtier, man of letters and personal physician to the Grand Dukes of Tuscany Ferdinand II and Cosimo III, member of the “Accademia della Crusca”, the “Accademia del Cimento” and the “Arcadia”, and a devoted supporter of his native city, Arezzo.
Redi was not only a leading figure in the emergence of modernity, but also one of the last truly encyclopedic minds of Western culture, capable of moving with ease from the anatomy of a mammal to the deciphering of an ancient manuscript, from the composition of a sonnet to the design of a laboratory experiment, from drafting a recipe to providing a medical consultation.
On the occasion of the four-hundredth anniversary of his birth, the city of Arezzo seeks to celebrate one of the most acute, multifaceted, and significant figures of seventeenth-century Italy, whom it has the honor of having given birth to in 1626.
Francesco Redi is thus presented through his iconography, his origins, and his personal records, as well as through his scientific, poetic, and academic works. Of particular interest are his numerous contacts with the Tuscan cultural elite, his advice and consultations offered to friends, pupils, and collaborators, and finally his extensive and remarkable library of manuscripts and printed books, reflecting the wide range of intellectual interests of the Aretine genius.

Note biografiche

Note biografiche

18 (ma forse 25) febbraio 1626 nasce ad Arezzo, primogenito di otto figli, di cui 5 femmine, che prenderanno tutte i voti, da Gregorio e Cecilia dei Ghinci

1 maggio 1647 si laurea a Pisa in Filosofia e Medicina

13 marzo 1650 il cardinal Colonna lo ospita a Roma dove stringe amicizia con molti letterati e scienziati

1654 è accolto al servizio dei Medici, come figlio di Gregorio, Primo medico del Granduca Ferdinando II 15 luglio 1655 è nominato Accademico della Crusca

1657 partecipa attivamente alla fondazione dell’Accademia del Cimento, la prima società a carattere scientifico costituitasi in Europa

27 settembre 1658 è incaricato, insieme ad altri collaboratori, alla correzione e all’ampliamento delle voci del Vocabolario della Crusca

1660 cura il vaiolo del principe ereditario Cosimo III

1664 pubblica la sua prima opera, le Osservazioni intorno alle vipere, con la quale si afferma come medico e ricercatore scientifico

1665 è nominato Lettore di Lingua Toscana dello Studio Fiorentino

1666 Ferdinando II lo elegge sovrintendente della Fonderia e della Spezieria e soprattutto di Archiatra, cioè Primo medico, succedendo al padre

1668 pubblica le Esperienze intorno alla generazione degli insetti

1670 è confermato dal nuovo granduca Cosimo III nelle cariche di Archiatra e direttore della Spezieria.

1671 fa editare le Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle che ci son portate dalle Indie

27 giugno 1678 fino al 1690 è nominato Arciconsolo dell’Accademia della Crusca

1684 manda alle stampe le Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi

1685 pubblica il ditirambo Bacco in Toscana, componimento poetico in lode del vino

1690 la sua salute comincia a peggiorare, dovuta a malattie renali e all’aggravarsi delle crisi di epilessia

1 marzo 1697 muore nel suo letto a Pisa, dove si trova insieme alla Corte granducale

11 marzo 1697 viene sepolto nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo

1812 traslazione della salma e del monumento sepolcrale nel Duomo di Arezzo

Biographical notes

18 (or perhaps 25) February 1626 – Born in Arezzo to Gregorio Redi and Cecilia dei Ghinci, the eldest of eight children, five of whom were daughters who all took religious vows.

1 May 1647 – Graduated in Philosophy and Medicine at Pisa.

13 March 1650 – Hosted in Rome by Cardinal Colonna, where he formed friendships with numerous men of letters and scientists.

1654 – Entered the service of the Medici, following his father Gregorio, First Physician to Grand Duke Ferdinand II.

15 July 1655 – Appointed member of the Accademia della Crusca.

1657 – Actively participated in the foundation of the Accademia del Cimento, the first scientific society established in Europe.

27 September 1658 – Entrusted, together with other collaborators, with the revision and expansion of entries for the Vocabolario of the Accademia della Crusca.

1660 – Treated the hereditary prince Cosimo III for smallpox.

1664 – Published his first work, Osservazioni intorno alle vipere (Observations on Vipers), establishing his reputation as a physician and scientific investigator.

1665 – Appointed Lecturer in Tuscan Language at the Florentine Studio (University of Florence).

1666 – Ferdinand II appointed him Superintendent of the Foundry and the Grand-Ducal Apothecary, and above all Archiater (Chief Physician), succeeding his father.

1668 – Published Esperienze intorno alla generazione degli insetti (Experiments on the Generation of Insects).

1670 – Confirmed by the new Grand Duke Cosimo III in the offices of Archiater and Director of the Grand-Ducal Apothecary.

1671 – Published Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle che ci son portate dalle Indie (Experiments on Various Natural Matters, and Particularly on Those Brought from the Indies).

27 June 1678 – Appointed Arciconsolo (Chief Consul) of the Accademia della Crusca, a position he held until 1690.

1684 – Published Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi (Observations on Living Animals Found within Living Animals).

1685 – Published the dithyramb Bacco in Toscana, a poetic composition in praise of Tuscan wine.

1690 – His health began to decline due to kidney disease and the worsening of epileptic seizures.

1 March 1697 – Died in his bed in Pisa, where he was residing with the Grand-Ducal Court.

11 March 1697 – Buried in the Church of San Francesco in Arezzo.

1812 – Translation of his remains and funerary monument to the Cathedral of Arezzo.

Ritratto

Justus Sustermans, Ritratto di Francesco Redi

Sec. XVII, olio tu tela, 97x107 cm. in cornice di legno dorato

Comune di Arezzo, Sala del Consiglio

Dipinto attribuito al Sustermans (1597-1681) che fu regalato dal fratello di Francesco, Giovan Battista, al Comune di Arezzo, il 26 giugno 1697, per essere affisso nella sala del Consiglio Comunale, insieme agli altri ritratti degli aretini illustri. Il medico è raffigurato con la parrucca, seduto su un seggiolone rosso, rivestito in seta nera, con i calzoni legati sotto il ginocchio, secondo la moda del tempo. Sorregge sulla mano sinistra, un libro aperto che riporta il titolo di una delle sue opere più celebri: le Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi. Sullo sfondo, l’allegoria della Medicina.

Painting attributed to Sustermans (1597–1681), presented by Francesco’s brother, Giovan Battista, to the Municipality of Arezzo on 26 June 1697, to be displayed in the Council Chamber alongside the other portraits of distinguished citizens of Arezzo. The physician is depicted wearing a wig, seated in a red armchair, dressed in black silk, with knee-breeches fastened below the knee in accordance with contemporary fashion. In his left hand he holds an open book bearing the title of one of his most celebrated works, Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi. In the background appears the allegory of Medicine.

Stanza 2 - Sezione 1 - A1 - A4

Vacchetta dei battezzati nella Pieve di S. Maria dal 1622 al 1628

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

[174] cc.; 140x345 mm.

Archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo , n. 833

Il battesimo di Francesco Redi avvenne nella chiesa di S. Maria della Pieve di Arezzo, in data 26 febbraio 1625 ab Incarnatione (quindi 1626). L’atto venne così registrato “n. 563 Adì 26 di detto [1625]. Francesco figliolo di messer Gregorio di Francesco Redi e di […] Cecilia di d. Gian Battista Ghinci moglie di detto messer Gregorio [...] nato il dì a hore 6 della notte antecendente in mercoledì […]”. Tale attestazione sembra posticipare il giorno di nascita di Francesco al 25 febbraio e non al 18, come , invece, è indicato nel Libro dei Battezzati di Pieve, n. 769, alla c. 271r., conservato anch’esso in Fraternita. Dall’epoca medievale la Fraternita dei Laici rivestì un ruolo fondamentale per la città in svariate mansioni, come l’assistenza ai più poveri, la gestione dell’ospedale e anche al mantenimento e all’accrescimento dei registri dei battezzati e dei morti, come una sorta di stato civile.

Francesco Redi was baptized in the Church of Santa Maria della Pieve in Arezzo on 26 February 1625 ab Incarnatione (thus 1626). The entry was recorded as follows: “No. 563. On the 26th of the said [1625]. Francesco, son of Messer Gregorio di Francesco Redi and of […] Cecilia, daughter of the late Gian Battista Ghinci, wife of the said Messer Gregorio […] born on the previous day at the sixth hour of the night, on Wednesday […]”. This record appears to place Francesco’s birth on 25 February rather than the 18th, as indicated instead in the Libro dei Battezzati of the Pieve, no. 769, fol. 271r., likewise preserved in the Fraternita archives. Since the medieval period, the Fraternita dei Laici played a fundamental role in the city, undertaking various responsibilities such as assistance to the poor, management of the hospital, and the maintenance and expansion of baptismal and death registers, functioning in effect as a form of civil registry.

Giuseppe Burali Forti, Blasone con collezione di stemmi gentilizi di magnati, nobili e cittadini aretini,

XIX secolo (dicembre 1861), manoscritto cartaceo

181 cc.; 390x260 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 532

Alla carta 130r. in alto a sinistra lo stemma familiare nel quale si legge: “I Redi ebbero il Gonfalonierato il 30 maggio 1640, Libro NN Deliberazioni a [carta] 43 Registro XXXI di Lett. a [carta] 266 Registro XXXII a [carta] 168 ove pure si attribuisce ad essi il grado 2° da tempo immemorabile. L’arme è nel Deposito di marmo in miezzo alla Chiesa dei Cappuccini e nell’architrave di una finestra a pian terreno di una abitazione in Borgo Maestro sotto la Piazzola”. Come indicato in questo manoscritto, infatti, la famiglia Redi aveva acquisito una casa in Borgo Maestro (oggi Corso Italia). Lo stemma raffigura su fondo azzurro, 6 guglie in oro poste in orlo racchiudenti una palla dello stesso al centro.

On fol. 130r., upper left, the family coat of arms appears, accompanied by the following note: “The Redi obtained the Gonfalonierate on 30 May 1640, Libro NN Deliberazioni at [folio] 43, Registro XXXI di Lett. at [folio] 266, Registro XXXII at [folio] 168, where they are also attributed the second rank from time immemorial. The arms appear on the marble tomb in the center of the Church of the Capuchins and on the lintel of a ground-floor window of a residence in Borgo Maestro beneath the Piazzola.” As indicated in this manuscript, the Redi family had in fact acquired a house in Borgo Maestro (today Corso Italia). The coat of arms depicts, on a blue field, six golden spires arranged along the border enclosing a central ball of the same metal.

Del Papa Giuseppe, Della natura dell'umido, e del secco, lettera all'illustrissimo sig. Francesco Redi scritta da Giuseppe Del Papa da Empoli

Firenze,per Vincenzo Vangelisti, 1681

220 p., [3] c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo I° 60

Esemplare completo del ritratto del medico aretino. Si leggono le iscrizioni in basso al centro "Franciscus Redi Arretinus" e di seguito "Justus Supterman pinx:" e "Adrianus Halluech Sculp 1673". Il ritratto calcografico di Francesco Redi fu disegnato da Supterman (1597-1681) e inciso da Hallvech. Redi in un’annotazione proprio del 20 ottobre 1673 nel suo Libro dei ricordi, ci svela che Adriano Vlaach “mi donò il mio ritratto intagliato in rame, cavato da quello che aveva dipinto monsù Giusto Supterman”.

Complete impression of the portrait of the physician from Arezzo. At the lower center the following inscriptions can be read: “Franciscus Redi Arretinus”, followed by “Justus Supterman pinx:” and “Adrianus Halluech Sculp 1673.” The engraved portrait of Francesco Redi was designed by Supterman (1597–1681) and engraved by Hallvech. In a note dated 20 October 1673 in his Libro dei ricordi (“Book of Memories”), Redi himself records that Adriano Vlaach “presented me with my portrait engraved on copper, taken from the one painted by Monsù Giusto Supterman.

Francesco Redi, Ricordi di Francesco di Gregorio Redi, 1647-1696

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

227 cc.; 130x351 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 299

Vacchetta manoscritta che, ad oggi, è una delle fonti più complete per la ricostruzione della vita e dell'attività del medico aretino, unitamente ai suoi carteggi. Come indicato all’inizio del testo stesso “fu acquistato dalla Magistratura della Fraternita dei Laici di Arezzo al prezzo di lire 80 toscane”. I ricordi vanno dal 1 luglio 1647 fino al 27 gennaio 1696, cioè fino ad un anno prima della morte. Francesco annota con estrema precisione, oltre alle sue entrate ed uscite, anche i doni fatti e ricevuti, i suoi rapporti, per lo più economici ma non solo, con i suoi corrispondenti di Arezzo e nel resto d’Italia. Da queste annotazioni si evincono molte sfaccettature del Redi, come, ad esempio, che fosse un ricercatore instancabile di antichi e rari testi per la sua biblioteca, nel quale si spaziava dalla letteratura alla scienza ed ogni altra branca del sapere. Dai Ricordi si evince, inoltre, che Redi riceveva dal padre Inquisitore di Firenze alcuni libri ‘proibiti’ che lo scienziato poteva tenere per tre anni, grazie ad apposita licenza. Alla data del 14 settembre 1659 si legge che Francesco partecipò alla cena dell’Accademia della Crusca e, nello stesso giorno, inviò al padre “scudi 900 per poter pagare la villa degli Orti, comprata in Arezzo al signor cavaliere Lazzaro Nardi”.

This small manuscript notebook is, nowadays, one of the most comprehensive sources for reconstructing the life and activity of the physician from Arezzo, together with his correspondence. As stated at the beginning of the text itself, it “was purchased by the Magistracy of the Fraternita dei Laici of Arezzo for the price of 80 Tuscan Lire.” The Ricordi (“Memories” or “Records”) span from 1 July 1647 to 27 January 1696, that is, until one year before Redi’s death. With remarkable precision, Francesco recorded not only his income and expenses but also gifts given and received, as well as his relationships—primarily financial, though not exclusively so—with his correspondents in Arezzo and throughout the rest of Italy. These notes reveal many facets of Redi’s personality. They show, for example, that he was an indefatigable seeker of ancient and rare books for his library, whose holdings ranged from literature to science and every other branch of knowledge. The Ricordi also indicate that Redi received from the Inquisitor of Florence certain “prohibited” books, which the scientist was permitted to keep for three years by means of a special license. Under the entry dated 14 September 1659, it is recorded that Francesco attended a dinner of the Accademia della Crusca and, on the same day, sent his father “900 scudi in order to pay for the Villa degli Orti, purchased in Arezzo from Signor Cavaliere Lazzaro Nardi.

Stanza 2 - Sezione 1

Sezione 1 - Francesco, le ricordanze e la genealogia

Primogenito di nove figli - quattro maschi e cinque femmine, tutte monache - di Gregorio e di Cecilia de’ Ghinci, Francesco nacque ad Arezzo il 18 (o forse 25) febbraio 1626 e fu battezzato nella Chiesa di S. Maria della Pieve. Il padre era un medico affermato, che nel 1642 si trasferì con la famiglia a Firenze, ottenendo la cittadinanza fiorentina e svolgendo anche le funzioni di archiatra granducale. La famiglia, di origine quattrocentesca, faceva parte del patriziato cittadino già dal 1640 con un proprio stemma, raffigurante sei guglie in oro, nonché proprietaria di vari possedimenti a cui poi si aggiunse la villa degli Orti e il palazzo in Borgo Maestro. Nel 1672 Gregorio, con i figli Diego e Giovanbattista, si ritirarono ad Arezzo, lasciando Francesco solo a Firenze. Lui, d’altro canto, aveva già iniziato la professione medica, seguendo le orme del padre, ed era già stato accettato nei circoli letterari fiorentini e negli ambienti di Corte. Per buona parte della sua vita il Redi redige una sorta di diario, ordinato cronologicamente, in cui annota, meticolosamente, le spese sostenute, le vendite, le concessioni che gli vengono riconosciute. Il Libro dei Ricordi è, inoltre, un testo particolarmente significativo poiché rivela anche le relazioni con familiari, collaboratori, membri della Corte, colleghi ed eruditi.

Section 1 - Francesco: Records and Genealogy

The eldest of nine children—four sons and five daughters, all of whom became nuns—born to Gregorio and Cecilia de’ Ghinci, Francesco was born in Arezzo on 18 (or perhaps 25) February 1626 and was baptized in the Church of Santa Maria della Pieve. His father was an established physician who, in 1642, moved with his family to Florence, obtained Florentine citizenship, and served as Grand-Ducal Archiater. The family, whose origins dated back to the fifteenth century, had belonged to the city’s patriciate since 1640 and possessed its own coat of arms depicting six golden spires. It owned several properties, later augmented by the Villa degli Orti and a palace in Borgo Maestro. In 1672 Gregorio, together with his sons Diego and Giovan Battista, retired to Arezzo, leaving Francesco alone in Florence. By then, he had already embarked upon his medical career, following in his father’s footsteps, and had been admitted into Florentine literary circles and the Court milieu. For much of his life, Redi kept a kind of chronologically ordered diary in which he meticulously recorded expenses, sales, and privileges granted to him. The Libro dei Ricordi (Book of Records) is particularly significant, as it also reveals his relationships with family members, collaborators, members of the Court, colleagues, and scholars.
Stanza 2 - Sezione 1 - A5 - A6

Libro d’oro del patriziato della città di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

490x400 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Arezzo Patrizzi tomo II, cc. 56-64

Albero genealogico Redi, messo a punto alla metà del Settecento, in conseguenza dell’emanazione della Legge per regolamento della nobiltà e cittadinanza del 1750, nel quale sono ascritti con decreto del 14 giugno 1756, che assegna l’origine della famiglia al notaio Antonio, vissuto tra il 1470 circa e il 1517, trisavolo di Francesco. Nella genealogia familiare il nome di Francesco (sotto il nome di Gregorio e della moglie Cecilia Ghinci) non figura poiché non assicurò discendenti maschi per la continuità della famiglia. Si legge invece quella di Diego, che ebbe tre figli maschi.

Genealogical tree of the Redi family, compiled in the mid-eighteenth century following the promulgation of the Law Regulating Nobility and Citizenship of 1750. By decree of 14 June 1756, the document traces the family’s origin to the notary Antonio Redi, who lived approximately between 1470 and 1517 and was the great-great-grandfather of Francesco. Within this family genealogy, the name of Francesco does not appear beneath that of Gregorio and his wife Cecilia Ghinci, since he did not produce male heirs to ensure the continuation of the family line. The genealogy instead records that of Diego, who had three sons.

Libro dei ricordi di Gregorio di Francesco Redi

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

350x240 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Fondo Redi, 10

Filza di ricordi di Gregorio di Francesco Redi contenente scritte di doti, permute, acquisti e vendite di beni, istituzione di canonicati, dal 1636 al 1692. Alle cc. 68v.-69r. si legge il testo relativo alla Compra del podere degli Orti. Francesco, fino agli ultimi anni, continuò a coltivare la segreta aspirazione (destinata a rimanere tale visto che invece morì a Pisa) di ritirarsi nella sua splendida villa degli Orti, per passarvi “in quiete ed in pace” gli ultimi giorni della sua vita. La villa e il terreno circostante fu acquistata dal padre di Francesco, Gregorio, il 26 settembre 1659, al prezzo di 6.500 scudi, da Antonio e Pietro Paolo Nardi, figli di Lazzaro. La cifra pattuita venne in parte saldata al momento del contratto mentre Gregorio si impegnò a pagare la restante parte entro 4 anni alla sorella di Lazzaro, Anna. La donna, in realtà, andò in sposa ad uno dei figli di Gregorio, Giovan Battista, estinguendo così il debito pregresso e portando in dote anche l’altro palazzo di Borgo Maestro, situato in Corso Italia 124.

File of records compiled by Gregorio, son of Francesco Redi, containing documents relating to dowries, exchanges, purchases and sales of property, and the establishment of canonries, dating from 1636 to 1692. On fols. 68v–69r the text concerning the purchase of the estate known as podere degli Orti can be read. Until his final years, Francesco continued to cultivate the private aspiration—ultimately unrealized, since he died in Pisa—of retiring to his splendid Villa degli Orti in order to spend there, “in quiet and in peace,” the last days of his life. The villa and its surrounding land were purchased by Francesco’s father, Gregorio, on 26 September 1659 for the sum of 6,500 scudi from Antonio and Pietro Paolo Nardi, sons of Lazzaro. Part of the agreed amount was paid at the time of the contract, while Gregorio undertook to settle the remaining balance within four years to Lazzaro’s sister, Anna. In fact, Anna later married one of Gregorio’s sons, Giovan Battista, thereby extinguishing the outstanding debt and bringing as her dowry the other palace in Borgo Maestro, located at Corso Italia 124.

Stanza 1- Sezione 2 - A7 - A9

Copia del testamento solenne del sig. Balì Francesco Saverio Redi del 5 febbraio 1817 n. 0735

Sec. XIX, manoscritto cartaceo

42 cc.; 212x302 mm.

Archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo, Eredità Redi, n. 0735

Il testamento del 1817 del Balì Francesco Saverio, come ultimo esponente della famiglia Redi, rappresenta uno dei atti più significativi dell’eredità familiare, poiché consente di conoscere dove furono trasferiti gli innumerevoli beni patrimoniali della dinastia, tra questi, l’ingente biblioteca familiare. Il documento è conservato per l’Archivio storico della Fraternita, che conserva all’interno innumerevoli atti testamentari di cittadini aretini.

The 1817 will of Balì Francesco Saverio, the last representative of the Redi family, constitutes one of the most significant documents concerning the family’s legacy, as it makes it possible to determine where the dynasty’s considerable patrimonial assets were transferred, among them the substantial family library. The document is preserved in the Historical Archive of the Fraternita dei Laici, which holds numerous testamentary records of citizens of Arezzo.

Inventario della Libreria Redi nel 1820 pervenuta parte all’Accademia e parte alla Fraternita per atto di notaro del 14 settembre 1820

Sec. XIX, manoscritto cartaceo

[44] cc.; 215x310 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Filza Biblioteca e Museo, n. 8

Conseguentemente alla volontà testamentaria di Francesco Saverio e alle vicende di gestione ereditaria da parte dell’Accademia Petrarca e la Fraternita dei Laici fu redatto un rigoroso inventario che stabilì quali erano le pubblicazioni che i due Enti si sarebbero spartiti. L’atto, datato 6 luglio, fu redatto da ser Ranieri del fu Girolamo Lanfranchi Chiccoli che, insieme ai testimoni, si riunirono nella “casa di ultima abitazione del predetto sig. Balì Francesco Zaverio Redi posta in questa città di Arezzo in Borgo Maestro n. 596”.

Following the testamentary wishes of Francesco Saverio and the subsequent arrangements for the management of the inheritance by the Accademia Petrarca and the Fraternita dei Laici, a meticulous inventory was drawn up to determine which publications were to be divided between the two institutions. The document, dated 6 July, was drafted by ser Ranieri, son of the late Girolamo Lanfranchi Chiccoli. Together with the witnesses, he convened in the “house of the late residence of the aforementioned Signor Balì Francesco Zaverio Redi, located in the city of Arezzo, in Borgo Maestro, no. 596.

Francesco Saverio Redi, Ultima testamentaria disposizione del sacerdote Francesco Zaverio Redi patrizio aretino ottavo Balì stefaniano ed ultimo rampollo della sua illustre famiglia da circa seicento anni proveniente da Madrid col casato Del Reda come si prova da notizie in antico venute da quella città e da un documento esistente nei libri del pubblico archivio aretino dove comparisce per il primo della famiglia poi detta Redi un tale Leffo Del Reda che godeva i primi onori del magistrato.

In Arezzo, per Caterina Loddi e figlio Bellotti, 1820

25 p., 29 cm

Biblioteca Città di Arezzo, MAG III 19

Il titolo del piccolo libretto scelto da Saverio fa riferimento ad un’antica origine nobile straniera, che riporta a circa seicento anni l’antichità della famiglia, con evidente esagerazione. Risulta assai poco probabile poiché non esistono documenti che attestino la famiglia prima del 1384, così come sembra non verosimile l’origine madrilena. La pubblicazione del testo fu fortemente voluta da Francesco Saverio che scelse la tipografia aretina di Caterina e dei suoi figli, successori del capostipite, Michele Bellotti. Nelle mani del gesuita Francesco Saverio si concentrò il grosso delle sostanze rediane ossia, come lui stesso afferma, un “non indifferente patrimonio”, elencato in questa pubblicazione.

The title of the small booklet chosen by Saverio refers to an alleged ancient foreign noble origin, attributing to the family an antiquity of about six hundred years—an evident exaggeration. This claim appears highly unlikely, as no documents attest to the existence of the family prior to 1384; likewise, the supposed Madrilenian origin seems implausible. The publication of the text was strongly promoted by Francesco Saverio, who chose the Aretine printing house of Caterina and her sons, successors of the founder Michele Bellotti. In the hands of the Jesuit Francesco Saverio was concentrated the greater part of the Redi family’s assets—what he himself describes as a “not inconsiderable patrimony”—listed in this publication.

Stanza 1- Sezione 2

Sezione 2 - La Libreria rediana

Nel 1817 l’ultimo rappresentante della famiglia Redi, Francesco Saverio, Zaverio o Xaverio, (1751-1820), lasciò in eredità l’intera raccolta alla nascente Accademia Petrarca, mentre i manoscritti furono destinati alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Non essendo, però, l’Accademia in grado di adempiere agli atti richiesti per la mancanza di una sede adatta, l’eredità Redi trovò sede, provvisoriamente, presso la Fraternita dei Laici, in attesa che venisse individuato un luogo adatto per gli accademici aretini. Una volta che, nel 1828, gli fu affidata la sede dell’ex convento benedettino della Badia, l’Accademia richiese l’intera eredità Redi che la Fraternita, però, non concesse.
A seguito del contenzioso tra questi due enti, nel 1830, fu deciso per una ripartizione equa e netta dei testi a stampa della donazione: 1.928 volumi di opere complete, 124 di spezzature e 295 di opuscoli per ciascuna istituzione. Molti di questi conservano le note di possesso e annotazioni autografe del Redi.
Nella Biblioteca di Arezzo sono conservati incunaboli e edizioni a stampa post 1501, particolarmente pregevoli e rari, che il Redi acquistò presso gli editori e librari italiani, con cui intratteneva un fitto carteggio finalizzato all’implementazione della sua libreria. Altri testi furono donati all’Archiatra da amici, scienziati e letterati che ritenevano il suo giudizio particolarmente vincolante. Successivamente la raccolta si arricchì grazie ai suoi discendenti familiari.

Section 2 - The Redi Library

In 1817 the last representative of the Redi family—Francesco Saverio, Zaverio or Xaverio (1751–1820)—bequeathed the entire collection to the newly established Accademia Petrarca, while the manuscripts were assigned to the Biblioteca Laurenziana in Florence. Since the Academy lacked a suitable premises and was therefore unable to fulfill the requirements of the bequest, the Redi inheritance was provisionally deposited with the Fraternita dei Laici, pending the identification of an appropriate seat for the Aretine academy. When, in 1828, the Academy was granted the premises of the former Benedictine convent of the Badia, it requested the transfer of the entire Redi bequest. The Fraternita, however, refused to relinquish it.
Following the dispute between the two institutions, a settlement was reached in 1830 providing for an equal and definitive division of the printed works included in the donation: 1,928 volumes of complete works, 124 fragmentary volumes, and 295 pamphlets for each institution. Many of these items still preserve Redi’s ownership inscriptions and autograph annotations.
The Library of Arezzo preserves incunabula as well as printed editions produced after 1501, many of them particularly rare and valuable. Redi acquired these works from Italian printers and booksellers with whom he maintained an extensive correspondence aimed at expanding his library. Other volumes were presented to the Archiater by friends, scientists, and men of letters who regarded his judgment as especially authoritative. The collection was later further enriched by subsequent generations of the Redi family.

Stanza 1- Sezione 2 - C1 - C3

Severino, Marco Aurelio, Zootomia Democritaea: idest, Anatome generalis totius animantium opificii, libris quinque distincta, quorum seriem sequens facies delineabit ... Marci Aurelii Severini.

Noribergae, literis Endterianis, 1645

[24], 408, [34] p., [1] carta di tav., ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, III 60

Il libro riporta una fondamentale opera di anatomia comparata scritta dal medico e chirurgo calabrese Marco Aurelio Severino (1580-1656), considerata come la prima opera moderna dedicata all'anatomia comparata, poiché l’autore studia e confronta la conformazione di diverse specie animali, non limitandosi a quella umana. Nell’antiporta calcografica la nota manoscritta “Francisco Redi Arretino d. dedit Serenissimus Magnus Dux Etruriae Ferdinadus secudus anno 1660” che testimonia che il libro fu donato dal granduca Ferdinando II al medico.

This volume contains a fundamental work of comparative anatomy written by the Calabrian physician and surgeon Marco Aurelio Severino (1580–1656). It is regarded as the first modern treatise devoted to comparative anatomy, since the author studies and compares the anatomical structure of different animal species rather than limiting his observations to the human body alone. On the engraved frontispiece appears the handwritten note: “Francisco Redi Arretino d. dedit Serenissimus Magnus Dux Etruriae Ferdinadus secudus anno 1660,” attesting that the book was presented to the physician by Grand Duke Ferdinando II.

Ulisse Aldrovandi, De animalibus insectis libri septem cum singulorum iconibus ad viuum expressis. Auctore Ulysse Aldrovando ... Cum indice copiosissimo.

Denuò impress. Bonon. [Bologna], apud Clementem Ferronium, 1638.

[12], 767, [45] p., ill., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, I°30

Seconda edizione illustrata del testo di Aldrovandi, che consacrò l'entomologia come scienza. Testo arricchito da uno splendido frontespizio calcografico, con una cornice architettonica popolata da figure allegoriche e putti sormontata dalle armi del dedicatario Francesco Maria II, duca di Urbino. Il testo appartenne alla libreria Redi, così come risulta dall’Inventario del 1820.

Second illustrated edition of Aldrovandi’s text, which established entomology as a scientific discipline. The volume is enhanced by a splendid engraved frontispiece, featuring an architectural frame populated with allegorical figures and putti, surmounted by the coat of arms of the dedicatee, Francesco Maria II, Duke of Urbino. The book belonged to the Redi library, as recorded in the 1820 inventory.

Archimedes, Archimēdous Panta sōzomena. Archimedis opera quae extant. Novis demonstrationibus commentariisque illustrata. Per Davidem Rivaltum a Flurantia Coenomanum ... Operum catalogus sequenti pagina habetur.

Parisjis, apud Claudium Morellum, via Iacobaea, ad insigne Fontis, 1615

[44], 549 [i.e. 551], [1] p., ill., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, T 86

Si tratta della più importante edizione seicentesca delle opere di Archimede, tradotte dal latino al greco e commentate da David Rivault, fondamentale per l'epoca della rivoluzione scientifica e per le indagini che caratterizzano le nuove scienze del XVII secolo. Sul front. nota di possesso ms. “Ant[oniu]s Nardij” e all’interno numerose note interlineari di mano di Antonio Nardi. L’annotazione manoscritta testimonia come, dal matrimonio tra Anna Nardi e Giovan Battista Redi, fossero confluiti numerosi libri e manoscritti nella già ricca libreria Redi che erano appartenuti ad Antonio Nardi (1598-1649 circa), corrispondente di Galilei e autore delle Scene Accademiche, un commentario matematico proprio sulle opere di Archimede.

This is the most important seventeenth-century edition of the works of Archimedes, translated from Latin into Greek and annotated by David Rivault. It was a fundamental text during the era of the Scientific Revolution and for the inquiries that shaped the emerging sciences of the seventeenth century. On the frontispiece appears the handwritten ownership note “Ant[oniu]s Nardij”, and within the volume are numerous interlinear annotations in the hand of Antonio Nardi. The manuscript notes testify that, following the marriage of Anna Nardi and Giovan Battista Redi, many books and manuscripts formerly owned by Antonio Nardi (c. 1598–1649)—correspondent of Galileo and author of the Scene Accademiche, a mathematical commentary on the works of Archimedes—were incorporated into the already substantial Redi library.

Stanza 1- Sezione 3 - A10 - A15

Lettere e minute di Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

52 cc.; 216x287 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 253

Manoscritto composito di varie missive e minute inviate dal Redi. A c. 41r. si legge un dispaccio, datata 19 maggio 1687, indirizzata a Giovan Battista Naselli, gesuita e rettore del Collegio di Arezzo, in cui gli manda dei libri, per il tramite del fratello Giovan Battista, per la costituzione della Biblioteca del Collegio dei Gesuiti di Arezzo. Nel corso degli anni il Redi continuerà ad accrescere sia questa che la nascente Biblioteca pubblica della Fraternita dei Laici di Arezzo, nucleo documentario fondante dell’attuale Biblioteca di Arezzo, che ebbe origine dalla donazione del medico Girolamo Turini all’inizio del XVII secolo.

Composite manuscript comprising various letters and drafts sent by Redi. On fol. 41r appears a dispatch dated 19 May 1687, addressed to Giovan Battista Naselli, Jesuit and rector of the College of Arezzo, in which Redi sends books—through his brother Giovan Battista—for the establishment of the Library of the Jesuit College of Arezzo. Over the years, Redi continued to expand both this library and the emerging Public Library of the Fraternita dei Laici of Arezzo, the foundational collection of the present-day Library of Arezzo, which originated from the donation made by the physician Girolamo Turini at the beginning of the seventeenth century

Giovanni Pico della Mirandola, Le Sette sposizioni del S. Giovanni Pico de la Mirandola intitolate Heptaplo, sopra i sei giorni del Genesi. Tradotte in lingua Toscana da m. Antonio Buonagrazia canonico di Pescia e da m. Pompeo de la Barba raccolte in brevi somme con una Pistola del medesimo al decano di Lucca che e l'epilogo di tutta l'opera.

In Pescia, 1555 (appresso Lorenzo Torrentino stampator ducale, 1555)

158 p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, CONV 1045

Frontespizio entro cornice xilografica manieristica contenente lo stemma dei Medici e la veduta di Firenze e nota di possesso manoscritta “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi”. Si tratta di uno degli esemplari che il Redi donò al Collegio aretino. La nuova scuola gesuitica fu fondata ad Arezzo il 2 gennaio 1687 e, grazie all’intercessione del Redi e di Andrea Poltri, furono create 6 classi per le principali materie: teologia, filosofia e retorica insegnate da membri dell’ordine, mentre umanità, abaco e grammatica da docenti aretini laici. La biblioteca che si era costituita all’interno dell’edificio di Sant’Ignazio, rimase ai Gesuiti fino alla soppressione dell’ordine nel 1773, poi passò ai Vallombrosani, poi Scolopi e infine confluita al Convitto Nazionale, che, infine, l’ha ceduta in deposito perpetuo alla Biblioteca di Arezzo.

Frontispiece within a mannerist woodcut frame, featuring the Medici coat of arms and a view of Florence, with a handwritten ownership note: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi.” This is one of the copies that Redi donated to the Jesuit College in Arezzo. The new Jesuit school was founded in Arezzo on 2 January 1687. Thanks to the intercession of Redi and Andrea Poltri, six classes were established for the principal subjects: theology, philosophy, and rhetoric taught by members of the Order, and humanities, arithmetic, and grammar taught by Aretine lay instructors. The library established within the Sant’Ignazio building remained in the hands of the Jesuits until the suppression of the Order in 1773. It then passed to the Vallombrosans, later to the Scolopi, and ultimately was incorporated into the Convitto Nazionale, which eventually placed it on permanent deposit with the Library of Arezzo.

Stefano Lorenzini, Osservazioni intorno alle torpedini fatte da Stefano Lorenzini fiorentino e dedicate al serenissimo Ferdinando III principe di Toscana

Firenze, per l'Onofri, 1678

[4], 136p., 5 c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVI B 125

Stefano Lorenzini (n. 1652) fu uno degli allievi del Redi. Pubblicò quest’unico testo, che fu un esempio straordinario di approfondimento di anatomia e fisiologia animale. L’autore, presentando l’opera, la definì come lo sviluppo degli studi dei suoi due maestri: Niccolò Stenone e l’’amatissimo maestro’ Francesco Redi, tanto che alcuni eruditi del tempo sostenevano che dietro gli scritti di Lorenzini si celasse piuttosto la penna dell’aretino. Esemplare donato dal Redi alla Biblioteca gesuitica di Arezzo come si evince dal frontespizio con la nota di possesso: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi”.

Stefano Lorenzini (b. 1652) was one of Redi’s students. He published this sole work, an extraordinary example of in-depth study in animal anatomy and physiology. In presenting the work, Lorenzini described it as the continuation of the studies of his two masters: Niccolò Stenone and his “beloved teacher” Francesco Redi. Indeed, some scholars of the time suggested that behind Lorenzini’s writings lay the hand of the Aretine himself. This copy was donated by Redi to the Jesuit Library of Arezzo, as indicated on the frontispiece by the ownership note: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi.”

Pietro Lasena, Dell'antico ginnasio napoletano. Opera posthuma di Pietro Lasena dedicata all’eminentissimo signore cardinale Barberini

In Napoli, a spese di Carlo Porpora, [post 1688]

[22], 229, [3] p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, CONV 1841

L’opera è un importante trattato del 1641 scritto dall’erudito napoletano Pietro Lasena (1590-1637), membro dell'Accademia degli Oziosi e vicino alla cerchia dell'Accademia dei Lincei. Il testo costituisce una testimonianza del rinnovato interesse degli studi antiquari sullo sport. Il frontespizio è costituito da una cornice allegorica incisa in rame. L’esemplare esposto fu donato alla Biblioteca dei Gesuiti di Arezzo dal Redi, come testimonia la nota autografa di possesso “Alla Libreria de Padri Giesuiti di Arezzo. Francesco Redi”.

This work is an important 1641 treatise by the Neapolitan scholar Pietro Lasena (1590–1637), a member of the Accademia degli Oziosi and associated with the circle of the Accademia dei Lincei. The text provides evidence of the renewed antiquarian interest in the study of sport. The frontispiece features an allegorical copperplate frame. The exhibited copy was donated by Redi to the Jesuit Library of Arezzo, as indicated by the handwritten ownership note: “Alla Libreria de Padri Giesuiti di Arezzo. Francesco Redi.”

Del Papa Giuseppe, Della natura dell'umido, e del secco, lettera all'illustrissimo sig. Francesco Redi scritta da Giuseppe Del Papa da Empoli

Firenze, per Vincenzo Vangelisti, 1681

220 p., [1] c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo Q 15

L’autore (1648 -1735) è stato un medico e lettore di logica. Nel 1677 ha la cattedra di medicina e, morto il Redi, gli succede come archiatra di Cosimo III, poi di Gian Gastone de’ Medici. Sul frontespizio nota manoscritta autografa del Redi “Illustrissimi domini Francisci Redi Bibliothece Aretine ex munito”. Si tratta, quindi, di uno dei testi che il Redi donò alla prima Biblioteca pubblica della città, situata in piazza Grande nel palazzo della Fraternita dei Laici.

The author (1648–1735) was a physician and lecturer in logic. In 1677 he held the chair of medicine and, following Redi’s death, succeeded him as court physician (archiatra) first to Cosimo III and later to Gian Gastone de’ Medici. On the frontispiece appears Redi’s autograph ownership note: “Illustrissimi domini Francisci Redi Bibliothece Aretine ex munito.” This is therefore one of the volumes that Redi donated to the first public library of the city, located in Piazza Grande within the Palazzo della Fraternita dei Laici.

Federigo Nomi, Poesie e notizie aretine antiche

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

75 c.; 145x208 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 21

Federigo Nomi (1633-1705) dopo aver preso gli ordini sacerdotali, da Sansepolcro passò a insegnare la grammatica ad Arezzo, dove fu al servizio del vescovo Salviati. Entrato in contatto con Francesco Redi e con Antonio Magliabechi, che ne apprezzarono le qualità letterarie, fu introdotto alla corte medicea. Nel 1682, inviso dai colleghi dell’Ateneo, il Nomi fu nominato pievano di Monterchi e allontanato da Pisa. Il manoscritto poligrafo conserva gli scritti del Nomi fino alla c. 25r., con 4 sonetti, 2 canzoni, 1 ode e 1 lettera. Alla carta 1 sonetto" Redi, poichè a’ tuoi detti il bere è sano " nel quale si loda il vino come portatore di salute fisica e di stimolo per lo scrivere.

Federigo Nomi (1633–1705), after taking holy orders, moved from Sansepolcro to teach grammar in Arezzo, where he served under Bishop Salviati. Through his contact with Francesco Redi and Antonio Magliabechi, who admired his literary talents, he was introduced to the Medici court. In 1682, disliked by his colleagues at the University, Nomi was appointed parish priest of Monterchi and removed from Pisa. The polygraphic manuscript preserves Nomi’s writings up to fol. 25r., including four sonnets, two canzoni, one ode, and one letter. On fol. 1 appears the sonnet “Redi, poichè a’ tuoi detti il bere è sano,” in which wine is praised both as a promoter of physical health and as an inspiration for writing.

Stanza 1- Sezione 3

Sezione 3 - Il legame indissolubile con Arezzo

Redi non si sposò e non ebbe figli a Firenze. Forse per questo motivo rimase per tutta la vita profondamente legato alla sua patria. Molte erano le famiglie aretine che si rivolgevano a lui per affidargli degli affari da sbrigare a Firenze ed era quasi scontato che egli fosse il referente di Corte per qualsiasi necessità cittadina. Dichiarò spesso la sua aretinità e guardò sempre con molta benevolenza alle istituzioni accademiche, culturali e religiose della città, inviando in continuazione ad Arezzo denaro, libri e cimeli. In particolare, contribuì con ripetute donazioni di libri all’incremento della Biblioteca della Fraternita dei Laici e alla costituzione della biblioteca del nuovo Collegio impiantato dai Gesuiti ad Arezzo nel 1687. Il cortigiano Redi, essendosi guadagnato un forte ascendente nella vita culturale toscana della seconda metà del XVII secolo, divenne anche il punto di riferimento di tanti corrispondenti aretini, come l’anghiarese Federigo Nomi e il decano Giovan Battista Capalli. Redi, inoltre, partecipò alla fondazione dell’Accademia dei Forzati Arcadi di Arezzo nel 1692 con il nome di Anicio Traustio e fu proprio lui ad approvare l’emblema di quest’accademia.

Section 3 - The Unbreakable Bond with Arezzo

Redi never married and had no children in Florence. Perhaps for this reason he remained deeply attached to his native city throughout his life. Many families from Arezzo turned to him to entrust him with matters to be handled in Florence, and it was almost taken for granted that he served as the court’s point of contact for any civic need. He frequently affirmed his identity as an Aretine and consistently showed great goodwill toward the city’s academic, cultural, and religious institutions, continually sending money, books, and mementos to Arezzo. In particular, through repeated donations of books he contributed to the expansion of the Library of the Fraternita dei Laici and to the establishment of the library of the new college founded by the Jesuits in Arezzo in 1687. As a courtier, Redi gained considerable influence in the cultural life of Tuscany in the second half of the seventeenth century and became a point of reference for many correspondents from Arezzo, including Federigo Nomi of Anghiari and the dean Giovan Battista Capalli. He also took part in the founding of the Accademia dei Forzati Arcadi of Arezzo in 1692 under the name Anicio Traustio, and it was he who approved the emblem of the academy.

Stanza 1- Sezione 3 - E1 - E3

Impresa e motto dell’Accademia dei Forzati di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

77 c.; 200x140 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Manoscritti Albergotti, CV 74 – ex 126

Giovan Battista Capalli (1623-1695) fu una figura di spicco nell’accademia aretina e principale promotore dell’aggregazione dei Forzati Arcadi, a partire dalle sue corrispondenze con Francesco Redi. Nel 1683, all’atto della fondazione dell’Accademia aretina, lo stemma e il motto dell’istituzione erano stati approvati da Redi in persona, dalla proposta del giovane accademico Valerio Subiani. Egli, infatti, propose l’immagine di un girasole rivolto verso il sole sormontato da un cartiglio e la frase ‘Par douce violence’, il che significa: come il sole attrae verso di sé i girasoli, così ‘con dolce violenza’, gli accademici sono forzati a comporre versi con l’obbligo della rima. L’Accademia Forzata nasce in Arezzo nel 1693, di cui il primo ascritto sarà proprio il Redi a cui poi, inseguito, si aggiungerà anche il nipote prediletto, il Balì Gregorio.

Giovan Battista Capalli (1623–1695) was a prominent figure in the Aretine Academy and the main promoter of the aggregation of the Forzati Arcadi, based on his correspondence with Francesco Redi. In 1683, at the founding of the Aretine Academy, the institution’s emblem and motto were personally approved by Redi, following a proposal by the young academic Valerio Subiani. Subiani suggested the image of a sunflower turned toward the sun, surmounted by a scroll bearing the phrase “Par douce violence,” meaning: just as the sun attracts sunflowers, so “with gentle force” the academics are compelled to compose verses, bound by rhyme. The Accademia Forzata was established in Arezzo in 1693, with Redi as its first member. Later, his favored nephew, the Balì Gregorio, would also join the Academy.

Giovanni Battista Capalli, Il capitano della fede San Donato vescovo martire e protettore d'Arezzo panegirico di Gio. Battista Capalli nobile aretino decano della Cattedrale, consultore del S. Officio e protonotario apostolico, dedicato all’illustr. et eccellent. sig. d. Agostino Chigi principe di Farnese

In Arezzo, nella nuova Stamperia di Lazzaro Loreti, 1689

18, [2] p., [1] c. di tav., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, MA V 8

L’edizione fu pubblicata nell’unica tipografia attiva ad Arezzo a fine Seicento che inaugurava la propria attività proprio con l’uscita del testo di Capalli. L’autore, di origine savinese, scrisse la storia di s. Donato e di altri martiri aretini, in occasione dell’arrivo del Chigi ad Arezzo, su incarico del vescovo Attavanti. Capalli, oltre a pubblicare numerosi testi devozionali, fu anche uno dei principali promotori della nascita dell’Accademia dei Forzati, tanto che gli accademici si riunivano in forma privata proprio a casa sua.

The edition was published by the only active printing house in Arezzo at the end of the seventeenth century, which inaugurated its activity with the release of Capalli’s text. The author, originally from Sansepolcro, wrote the history of St. Donato and other Aretine martyrs on the occasion of the arrival of the Chigi family in Arezzo, commissioned by Bishop Attavanti. In addition to publishing numerous devotional works, Capalli was also one of the principal promoters of the Accademia dei Forzati, so much so that the academics would meet privately in his home.

Federigo Nomi, Poesie liriche di Federigo Nomi all'illustriss. sig. pad. col. il sig. Francesco Redi

In Perugia, per Sebastiano Zecchini, [1666]

242, [4] p., 12°

Biblioteca Città di Arezzo U 73

Prima opera del Nomi che con questo testo ebbe una notevole fama che lo portò ad essere eletto, nel 1670, come rettore del collegio ducale a Pisa e, più tardi, professore di diritto feudale in quell'università. Precedentemente era stato insegnante nella prima Scuola di Umanità di Arezzo. Il frontespizio riporta lo stemma del Redi, a cui Nomi dedicò l’opera, visto che il medico perfezionò alcune delle composizioni contenute all’interno di questa pubblicazione, scritte per la famiglia Medici, per i personaggi della vita civile e religiosa aretina, nonché per gli esponenti del mondo letterario toscano e fiorentino.

This was Nomi’s first work, which earned him considerable recognition and led to his election in 1670 as rector of the ducal college in Pisa, and later as professor of feudal law at the same university. Previously, he had taught at the first School of Humanities in Arezzo. The frontispiece bears the Redi coat of arms, to whom Nomi dedicated the work, as the physician refined several of the compositions contained in this publication. These texts were written for the Medici family, for prominent figures of civil and religious life in Arezzo, and for leading representatives of the Tuscan and Florentine literary circles.

Stanza 2 - Sezione 4

Sezione 4 - Dalle vipere in poi: le opere scientifiche

Nel panorama scientifico italiano ed europeo seicentesco l’aretino Redi fu un protagonista di primo piano. Le sue ricerche naturalistiche, anatomiche e fisiologiche accolsero la grande tradizione galileiana, estendendo il metodo delle ‘sensate esperienze’ dall’ambito delle scienze fisico-matematiche a quello della medicina e delle scienze della vita. Il medico fu particolarmente noto per aver sfatato la tradizione della generazione spontanea degli insetti dimostrando che dalle carni putrefatte non nasceva nulla se un insetto non vi deponeva le uova. Le sue descrizioni metodiche dei parassiti, inoltre, costituiscono il primo embrione della parassitologia. Gli interessi scientifici del Redi raggiungono l’apogeo nel decennio 1657-67, cioè negli anni dell’Accademia del Cimento, di cui è membro autorevole. La sua prima pubblicazione del 1664 rappresenta una notizia sensazionale per l’epoca, poiché, con evidenza di fatti, riesce a spodestare l’immensa letteratura medievale e una serie di usanze della vecchia medicina.

Section 4 - From Vipers Onward: The Scientific Works

Within the seventeenth-century Italian and European scientific landscape, the Aretine Redi was a leading figure. His naturalistic, anatomical, and physiological research embraced the great Galilean tradition, extending the method of sensate esperienze (“sensible experiments”) from the realm of physical-mathematical sciences to medicine and the life sciences. Redi became particularly renowned for disproving the long-held belief in the spontaneous generation of insects, demonstrating that nothing emerged from decaying flesh unless a insect had deposited its eggs. His methodical descriptions of parasites also constitute the earliest foundations of parasitology. Redi’s scientific interests reached their peak during the decade 1657–1667, coinciding with his active membership in the Accademia del Cimento. His first publication of 1664 caused a sensation for the time, as it challenged the vast body of medieval literature and overturned numerous customs of traditional medicine through the clear presentation of empirical evidence.

Stanza 2 - Sezione 4 - F1 - F3

Francesco Redi, Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle, che ci son portate dall'Indie fatte da Francesco Redi e scritte in una lettera al reverendissimo padre Atanasio Chircher della Compagnia di Giesù

In Firenze, all'insegna della Nave, 1671

[8], 152 p., 6 carte di tav.: ill. calcog.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 70

Prima rara edizione. In questo importante testo, dedicato al Kircher, Redi intensifica il proprio attacco ad alcuni presunti rimedi farmacologici del tempo, confutando le assurde credenze divulgate dai missionari sulle virtù di nuove specie botaniche e zoologiche rinvenute nelle Americhe e in Asia. Di particolare interesse la disamina sulle pietre prelevate dalle teste di alcune specie di serpenti, cui il Kircher aveva dato fede sostenendo che sarebbero state capaci di assorbire miracolosamente ogni tipo di veleno. Redi ne dimostrò la totale inefficacia e mise al bando le improbabili virtù attribuite a numerose bizzarrie esotiche. Le belle tavole riproducono il Finocchio dalla China, il Pepe di Ciapa, L'Albero delle Vaniglie ma anche le pietre dei serpenti Cobra e Iguana. Frontespizio in rosso e nero e stemma calcografico dei Medici.

First rare edition. In this important work, dedicated to Kircher, Redi intensifies his critique of certain purported remedies of the time, refuting the absurd beliefs spread by missionaries regarding the virtues of newly discovered botanical and zoological species from the Americas and Asia. Of particular interest is his analysis of the stones extracted from the heads of certain snake species, which Kircher had claimed could miraculously absorb all kinds of poison. Redi demonstrated their complete ineffectiveness and rejected the improbable virtues attributed to numerous exotic curiosities. The fine plates depict the Fennel from China, the Pepper of Ciapa, the Vanilla Tree, as well as the stones of Cobra and Iguana snakes. The frontispiece is printed in red and black, and features the engraved Medici coat of arms.

Francesco Redi, Lettera intorno all'invenzione degli occhiali scritta da Francesco Redi all'Illustriss. signor Paolo Falconieri

In Firenze, per Francesco Onofri Stampatore Granducale, 1678

14 p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, MA IV 15

Il testo, che si ritiene essere la prima monografia a stampa sugli occhiali, costituisce una dotta dissertazione intorno alla scoperta e all'utilizzo di questo oggetto, con richiami ai grandi scienziati e sapienti del suo tempo, da Galileo Galilei a Carlo Dati, con numerosi riferimenti letterari. Anche in questo caso il Redi scelse di inserire l’impresa dell’Accademia della Crusca e non quella del Cimento, di cui altresì faceva parte, che fu la prima accademia scientifica sperimentale europea.

The text, considered the first printed monograph on eyeglasses, constitutes a learned dissertation on the discovery and use of this instrument, with references to the great scientists and scholars of the period, from Galileo Galilei to Carlo Dati, and numerous literary citations. Once again, Redi chose to feature the emblem of the Accademia della Crusca rather than that of the Accademia del Cimento, of which he was also a member; the latter was the first European academy devoted to experimental science.

Francesco Redi, Osservazioni di Francesco Redi accademico della Crusca intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi

In Firenze, per Piero Matini, all'insegna del Lion d'oro, 1684

[8], 253 p., 26 tav.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 231

In questo testo lo scienziato aretino descrive 108 vermi, parassiti, lumache e sanguisughe. Opera sostanziale del Redi che getta le basi della parassitologia moderna. L’edizione è arricchita da 26 tavole illustrate in rame. Frontespizio stampato in rosso e nero col frullone della Crusca calcografico. Nello stesso anno e presso lo stesso tipografo, Redi fece pubblicare anche una seconda edizione, rivista e corretta da alcune inesattezze.

In this work, the Aretine scientist describes 108 worms, parasites, snails, and leeches. This substantial publication by Redi lays the foundations of modern parasitology. The edition is enhanced with 26 engraved plates. The frontispiece is printed in red and black and bears the engraved frullone emblem of the Accademia della Crusca. In the same year, and with the same printer, Redi also issued a second edition, revised and corrected to address certain inaccuracies.

Stanza 2 - Sezione 4 - A16 - A20

Francesco Redi, Osservazioni intorno alle vipere fatte da Francesco Redi gentiluomo aretino, accademico della Crusca e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo signor Lorenzo Magalotti gentiluomo della Camera del Serenissimo Granduca di Toscana

In Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

91, [5] p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM B 16

Le Osservazioni furono il primo testo pubblicato dallo scienziato aretino utilizzando per la prima volta il metodo investigativo, individuando così il preciso rapporto di causa-effetto tra morso, ghiandole venefiche e avvelenamento per via sanguinia, mettendo, così, in dubbio le precedenti credenze sull’argomento. Sul frontespizio impresa calcografica dell’Accademia della Crusca e il motto ‘Il più bel fior ne coglie’ e dedicata all’amico Lorenzo Magalotti, cruscante, ma anche segretario dell'Accademia del Cimento.

The Osservazioni was the first text published by the Aretine scientist in which he applied the investigative method for the first time, precisely identifying the causal relationship between a bite, venom glands, and bloodborne poisoning, thereby challenging previous beliefs on the subject. The frontispiece features the engraved emblem of the Accademia della Crusca and the motto “Il più bel fior ne coglie.” The work is dedicated to his friend Lorenzo Magalotti, a member and secretary of the Accademia del Cimento, as well as a critical correspondent.

Francesco Redi, Esperienze intorno alla generazione degl'insetti fatte da Francesco Redi accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo signor Carlo Dati

In Firenze, all'insegna della Stella, 1668

[8], 228, 28 c. di tav.: ill. calcogr.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 232

Le Esperienze furono scritte dal Redi in forma epistolare ed indirizzate a Carlo Dati. Nel frontespizio l’aretino si definisce accademico della Crusca, senza menzionare quella del Cimento. Quest’opera conobbe un alto numero di ristampe, solamente cinque a Firenze entro il 1688. Con questo testo il Redi dimostrò l’erroneità delle credenze sulla generazione spontanea, polemizzando con l’opinione ufficiale della Chiesa, sostenuta dai gesuiti Atanasio Kircher e Filippo Buonanni, utilizzando un metodo rigorosamente scientifico, che anticipa la moderna biologia sperimentale.

The Esperienze was written by Redi in epistolary form and addressed to Carlo Dati. On the frontispiece, the Aretine identifies himself as a member of the Accademia della Crusca, without mentioning his affiliation with the Accademia del Cimento. This work enjoyed a high number of reprints, with five editions published in Florence alone by 1688. With this text, Redi demonstrated the fallacy of beliefs regarding spontaneous generation, challenging the official Church position supported by the Jesuits Athanasius Kircher and Filippo Buonanni. He employed a rigorously scientific method, anticipating the principles of modern experimental biology.

Francesco Redi, Esperienze intorno alla generazione degl'insetti fatte dal signor Francesco Redi e da lui scritte in una Lettera al signor Carlo Dati. Terza impressione

In Firenze, per Francesco Onofri impressor granducale, 1674

[4], 136 p., [36] c. di tav.: ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM P 40

Rara seconda edizione del testo scientifico più noto del Redi, pubblicata dal tipografo fiorentino Francesco Onofri che era stato nominato impressore granducale e teneva la sua tipografia ‘alle scale della Badia’ già dagli anni Venti del XVII secolo fino al 1678. Anche in questo caso il frontespizio riporta l’insegna calcografica dell’Accademia della Crusca di Firenze. Le tavole illustrate raffigurano insetti e piante prese in esame.

Rare second edition of Redi’s best-known scientific work, published by the Florentine printer Francesco Onofri, who had been appointed Grand Ducal printer and operated his press “alle scale della Badia” from the 1620s until 1678. As in the first edition, the frontispiece bears the engraved emblem of the Accademia della Crusca of Florence. The illustrated plates depict the insects and plants examined in the text.

Francesco Redi, Lettera di Francesco Redi sopra alcune opposizioni fatte alle sue osservazioni intorno alle vipere scritta alli signori Alessandro Moro e abate Bourdelot sig. di Conde e di S. Leger

In Firenze, nella Stamperia della Stella, 1670

47 p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM M 56

Questo testo rappresenta la pronta risposta del Redi ad alcune critiche ingiustificate che gli furono mosse alle sue Osservazioni intorno alle vipere. Un altro aspetto innovativo dei suoi testi fu la sua scelta linguistica. In un’epoca in cui il latino restava la lingua ufficiale della scienza, Redi preferì il volgare toscano. Non fu solo un atto pratico, ma anche una dichiarazione culturale: diffondere questa tipologia di testi a un pubblico più vasto, contribuendo al tempo stesso a dare dignità letteraria all’italiano come strumento di indagine scientifica.

This text represents Redi’s prompt response to certain unjustified criticisms directed at his Osservazioni intorno alle vipere. Another innovative aspect of his writings was his linguistic choice. At a time when Latin remained the official language of science, Redi opted for Tuscan vernacular. This decision was not merely practical but also a cultural statement: it allowed such texts to reach a broader audience while simultaneously elevating Italian as a legitimate literary medium for scientific inquiry.

Francesco Redi, Francisci Redi patricii aretini Opusculorum pars prior, sive Experimenta circa generationem insectorum ad illustrem virum Carolum Dati accedit J. Frid. Lachmund De Ave Diomedea dissertatio

Amstelaedami, apud Henricum Wetstenium, 1685-86

2 vol., XXVIII c. di tav. calcogr., ill.; 12°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 139, 1-2

Questa ristampa successiva dell’opera del Redi fu pubblicata ad Amsterdam e tradotta in latino in due piccoli volumi, con un frontespizio calcografico, che incorpora due alveari e nella parte sottostante la rappresentazione della Scienza, realizzato dall’artista barocco olandese Romeyn de Hooghe nel 1670. Nel secondo volume si conservano alcune tavole illustrate raffiguranti un armadillo e un animale marino.

This later reprint of Redi’s work was published in Amsterdam and translated into Latin in two small volumes. The engraved frontispiece, created in 1670 by the Dutch Baroque artist Romeyn de Hooghe, features two beehives and, below them, a representation of Science. The second volume preserves several illustrated plates depicting an armadillo and a marine animal.

Stanza 4 - Sezione 5 - D1 - D4

Accademia della Crusca, Vocabolario degli Accademici della Crusca in questa seconda impressione da' medesimi riveduto, e ampliato, con aggiunta di molte voci degli autori del buon secolo, e buona quantità di quelle dell'uso ...

In Venezia, appresso Iacopo Sarzina, 1623

[28], 950 [i.e. 940], [112] p., in folio

Biblioteca Città di Arezzo XVIII 7

Seconda edizione veneziana, che seguì quella del 1612. Rispetto alla prima non ci furono modifiche o aggiunte di grande rilievo. Esemplare con nota di possesso manoscritta sul frontespizio “Di Francesco Redi Aretino Accademico della Crusca 1656” e sopra ripetuto “Di Francesco Redi Accademico”. Lungo tutto il testo e nelle carte preliminari e finali annotazioni del Redi e proposte di aggiunte di nuovi lemmi come ‘Cacao’, ‘Caffè’ e ‘’Cioccolatte’. Si tratta dell’esemplare su cui Redi lavorò in preparazione della terza edizione del 1691.

Second Venetian edition, following the first of 1612. Compared to the initial edition, there were no substantial modifications or additions. This copy bears Redi’s handwritten ownership note on the frontispiece: “Di Francesco Redi Aretino Accademico della Crusca 1656”, repeated above as “Di Francesco Redi Accademico.” Throughout the text, as well as on the preliminary and final pages, Redi added annotations and proposed new entries such as “Cacao,” “Caffè,” and “Cioccolatte.” This is the copy on which Redi worked in preparation for the third edition of 1691.

Accademia della Crusca, Vocabolario degli Accademici della Crusca, in questa terza impressione nuovamente corretta e copiosamente accresciuto, al serenissimo Cosimo III, granduca di Toscana lor Signore

In Firenze, nella stamperia dell'Accademia della Crusca, 1691

3 vol., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 1,1

Terza edizione del Vocabolario pubblicato per la prima volta a Firenze con emblema calcografico inciso da Francesco Nacci. Questa nuova edizione, molto più ricca delle precedenti edita in tre volumi, fu notevolmente migliorata: la sua compilazione richiese molto tempo (i lavori iniziarono nel 1648) e alla sua compilazione furono coinvolti per la prima volta anche uomini di scienza come Redi. Esemplare particolarmente pregiato poiché conserva nei margini le annotazioni di mano del Redi e del dottor Stefano Bonucci, suo collaboratore. Sul frontespizio nota autografa “Di Francesco Redi accademico della Crusca e lettore della Lingua Toscana nell’Accademia Fiorentina con le postille manoscritte marginali” e poi ripetuto “Del medesimo Francesco Redi accademico”.

Third edition of the Vocabolario, published for the first time in Florence with an engraved emblem by Francesco Nacci. This new edition, significantly richer than the previous ones and issued in three volumes, was greatly improved: its compilation required many years of work (beginning in 1648) and, for the first time, included the participation of men of science such as Redi. This copy is particularly valuable as it preserves Redi’s marginal annotations, as well as those of Dr. Stefano Bonucci, his collaborator. On the frontispiece appears Redi’s autograph note: “Di Francesco Redi accademico della Crusca e lettore della Lingua Toscana nell’Accademia Fiorentina con le postille manoscritte marginali,” repeated above as “Del medesimo Francesco Redi accademico.”

Luca Pulci, Ciriffo Calvaneo. Libro intitolato Ciriffo Calvaneo, et il povero aveduto; nel qual si tratta il loro nascimento & tutte l'aspre battaglie da loro fatte: e gli loro innamoramenti, fortune, e disgratie: e tutte le guerre fatte al tempo di re Luigi figliuolo di re Carlo Magno re di Franza contro a l'infedeli. Composto il primo libro per Luca Pulci: il resto per Bernardo Giambulari fiorentini. Di nuovo tutto riformato e con gran diligenza ristampato

1535 (In Vinegia, nelle case de Pietro de Nicolini da Sabbio, 1535 del mese di Ottobre)

[140] c.: ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XV 93

Bellissimo frontespizio entro ampia cornice floreale e con vignetta, testo su due colonne con oltre settanta vignette xilografiche. Luca Pulci (1431-1470) iniziò a scrivere questo poema cavalleresco verso la fine della sua vita ma poi fu completato da Bernardo Giambullari e dal fratello minore di Luca, Luigi Pulci. Nell’esemplare si conserva nel colophon la nota manoscritta “Confrontato con l’antico testo a penna della Libreria di Francesco Redi per servizio della Accademia della Crusca per la stampa del Vocabolario della terza edizione”.

Beautiful frontispiece within a wide floral frame and featuring a vignette; the text is set in two columns and accompanied by over seventy woodcut illustrations. Luca Pulci (1431–1470) began composing this chivalric poem toward the end of his life, but it was later completed by Bernardo Giambullari and Luca’s younger brother, Luigi Pulci. In this copy, the colophon preserves the handwritten note: “Confrontato con l’antico testo a penna della Libreria di Francesco Redi per servizio della Accademia della Crusca per la stampa del Vocabolario della terza edizione.”

Francesco Redi, Vocabolario di alcune voci aretine fatte per ischerzo da Francesco Redi Aretino. Mss. autografo di prime note, come si riscontra da una lettera scritta dallo stesso Redi al fratello che riporta in fine del presente libro

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

140 cc.; 212x290 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 266

Manoscritto autografo di Redi, databile 1669-1679, rappresenta una delle prime stesure del testo, che poi vedrà altre varianti e aggiunte in alcuni manoscritti conservati nelle biblioteche fiorentine. A partire dal 1669, in parallelo alle indagini lessicografiche della lingua italiana fatte per l'Accademia della Crusca, Redi lavorò assiduamente anche alla redazione di un Vocabolario aretino. Il testo testimonia un forte attaccamento di Redi alle proprie radici linguistiche. Il testo anticipa in modo originale i moderni studi di dialettologia e di storia della lingua. Frontespizio arricchito da due incisioni raffiguranti un gruppo di eruditi.

Autograph manuscript by Redi, dated 1669–1679, represents one of the earliest drafts of the text, which later underwent further variants and additions in other manuscripts preserved in Florentine libraries. Beginning in 1669, alongside his lexicographical investigations of the Italian language for the Accademia della Crusca, Redi also devoted himself assiduously to the compilation of an Aretine Vocabulary. The text reflects Redi’s deep attachment to his linguistic roots and anticipates, in an original way, modern studies in dialectology and the history of language. The frontispiece is adorned with two engravings depicting a group of scholars.

Stanza 4 - Sezione 5

Sezione 5 - Sull’uso della parola: i vocabolari e gli accademici

Appena trentenne, Redi era già ben noto nella società letteraria fiorentina e la sua conoscenza delle lingue classiche e del toscano antico gli valsero, il 15 luglio 1655, l’ascrizione all’Accademia della Crusca, dove cominciò a lavorare agli spogli e alle correzioni per la terza edizione del Vocabolario e al progetto di un dizionario etimologico. Nel dirigere i lavori di spoglio e correzione del Vocabolario in vista della terza edizione, l’aretino ebbe un ruolo determinante nell’ampliare i lemmi, nonché nell’incrementare il lessico scientifico, per il quale non esitò a far riferimento a testi antichi che affermava di possedere nella sua libreria ma che, in realtà, non erano mai esistiti. Quest’immenso lavoro di revisione e sviluppo dei termini, in collaborazione con altri insigni accademici, portò alla pubblicazione nel 1691 della terza edizione presso la stamperia dell'Accademia della Crusca. Nella Biblioteca di Arezzo sono conservate le due edizioni del 1623 e del 1691 con le glosse autografe. Redi, in quegli anni, dette inizio anche agli studi per il Vocabolario aretino, ricca e pionieristica raccolta del lessico e della fraseologia di Arezzo e delle sue vallate. Curiosamente, tra le fonti del Vocabolario aretino Redi cita l’Innamoramento di Cecco dagli Orti e la Vendemmia di Cecco degli Orti di un certo Cesare Cordinfi Aterino, evidente anagramma del suo stesso nome.

Section 5 - On the Use of Words: Dictionaries and Academics

By the age of thirty, Redi was already well known within Florentine literary circles. His knowledge of classical languages and ancient Tuscan earned him, on 15 July 1655, admission to the Accademia della Crusca, where he began work on the compilation and corrections for the third edition of the Vocabolario and on the project of an etymological dictionary. In directing the compilation and correction of the Vocabolario for the third edition, Redi played a decisive role in expanding the entries and enriching the scientific lexicon. For this purpose, he did not hesitate to cite ancient texts he claimed to own in his library, even when they did not in fact exist. This immense work of revision and term development, carried out in collaboration with other eminent academics, culminated in the publication of the third edition in 1691 at the press of the Accademia della Crusca. The Library of Arezzo preserves both the 1623 and 1691 editions, complete with Redi’s autograph glosses. During these years, Redi also began studies for the Vocabolario Aretino, a rich and pioneering collection of the lexicon and phraseology of Arezzo and its valleys. Curiously, among the sources of the Vocabolario Aretino, Redi cites L’Innamoramento di Cecco dagli Orti and La Vendemmia di Cecco degli Orti by a certain Cesare Cordinfi Aterino—an evident anagram of his own name.

Stanza 4 - Sezione 5 - A21 -A23

Vocabolario di alcune voci aretine fatte per ischerzo da Francesco Redi Aretino. Accademico della Crusca e al presente arciconsolo della medesima Accademia

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

[110] cc.; 217x318 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Fondo Fineschi, Ms. B.B.2.5

Manoscritto non autografo, copia dell’esemplare Palatino della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, databile come indica Gian Francesco Gamurrini nel Catalogo della Biblioteca Fineschi “poco posteriore al tempo del Redi”. Alle pagine esposte si posso leggere alcun lemmi della lettera G e della I. Il testo contenuto nel manoscritto fu pubblicato dallo storico aretino Ubaldo Viviani nel 1928.

Non-autograph manuscript, a copy of the Palatine copy held at the Biblioteca Nazionale Centrale in Florence, dated, as Gian Francesco Gamurrini notes in the Catalogo della Biblioteca Fineschi, “shortly after Redi’s time.” The displayed pages contain selected entries beginning with the letters G and I. The text of this manuscript was published by the Aretine historian Ubaldo Viviani in 1928.

Lettere autografe a Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

64 cc.; 215x292 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 254

Nel carteggio composto da missive per il Redi, è conservata una lettera della poetessa Maria Selvaggia Borghini (1654-1731) del 1688. La pisana fu una delle poche donne ad essere accolta nelle diverse Accademie, sebbene non partecipasse alle riunioni e fra queste fu membro dell'Arcadia col nome di Filotima Innia. Vista la grande influenza dell’uomo di corte fiorentino, molti poeti, e così anche la Borghini, gli sottoponevano i loro componimenti per averne un giudizio e una diffusione maggiore. Redi fu senza dubbio il più affettuoso e devoto fra gli amici della poetessa pisana, che lui ammirava “come se mi fosse sorella". Non solo cercò in tutti i modi di farle ottenere a corte i favori a cui la poetessa aspirava, ma spedì un po' ovunque, in Italia e all'estero, i suoi versi, accompagnandoli con il suo autorevole assenso. Si espone una lettera della Borghini datata 26 luglio 1689 inviata da Pisa.

Within the correspondence addressed to Redi is preserved a letter from the poet Maria Selvaggia Borghini (1654–1731), dated 1688. The Pisan poet was one of the few women admitted to various academies, although she did not attend their meetings; among these, she was a member of the Arcadia under the name Filotima Innia. Given Redi’s great influence at the Florentine court, many poets—including Borghini—submitted their compositions to him for judgment and wider dissemination. Redi was undoubtedly the most affectionate and devoted of Borghini’s friends, admiring her “as if she were my sister.” He not only endeavored to secure for her the favors she sought at court but also sent her verses far and wide, throughout Italy and abroad, accompanied by his authoritative approval. On display is a letter from Borghini dated 26 July 1689, sent from Pisa.

Raccolta di lettere autografe dirette a vari aretini

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

81 cc.; 225x312 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 250

Nel manoscritto composto da diverse lettere a vari aretini si conserva, in particolare, alla c. 24r.-v. una missiva scritta da Alessandro Segni (1633-1697) indirizzata al Redi, datata 2 gennaio senza indicazione di anno, in cui i due si accordano per una pubblicazione. Il Segni fu uno dei letterati più in vista nella Firenze di metà Seicento, segretario dell'Accademia del Cimento durante il primo triennio e segretario della Crusca. Tra i due maggiori esponenti della cultura fiorentina seicentesca ci fu sempre una perfetta intesa e dai loro carteggi è stato possibile ricostruire la nascita di alcune delle opere più importanti del Redi, come il Bacco e le Esperienze intorno alla generazione degli Insetti e le questioni inerenti alla redazione della terza edizione del Vocabolario dell'Accademia.

Within the manuscript, which comprises various letters to Aretine correspondents, fols. 24r–v preserve a letter from Alessandro Segni (1633–1697) addressed to Redi, dated 2 January (year unspecified), in which the two arrange the publication of a work. Segni was one of the most prominent literary figures in mid-seventeenth-century Florence, serving as secretary of the Accademia del Cimento during its first three years and later as secretary of the Accademia della Crusca. The correspondence between these two leading figures of Florentine culture demonstrates a close intellectual rapport. Their letters have made it possible to reconstruct the genesis of some of Redi’s most important works, including Bacco and Esperienze intorno alla generazione degli insetti, as well as issues related to the preparation of the third edition of the Vocabolario of the Accademia della Crusca.

Stanza 5 - Sezione 6

Sezione 6 - Bacco e gli altri scritti letterari

Redi, oltre ad essere medico e scienziato, fu anche letterato, scrittore e poeta dai gusti raffinati. Seppe coniugare, in una sintesi raramente ripetibile, le cosiddette ‘due culture’, la passione per la ricerca scientifica con l‘estro fantastico delle belle lettere e il gusto umanistico della lingua con il rigore del procedimento sperimentale. Una delle rappresentazioni più celebri fu il Bacco in Toscana, componimento del Redi in cui elogiava il vino toscano. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1685 come scherzo anacreontico, si accrebbe con gli anni, cambiando forme e titolo, fino a divenire un lunghissimo polimetro. Le mille abilità di Redi sono rappresentate anche dai suoi componimenti poetici, come i sonetti e le prose letterarie che furono pubblicate successivamente alla morte dell’archiatra. Francesco confidò a Lorenzo Magalotti di riuscire a dedicarsi ai sonetti a tempo perso, quando era costretto ad aspettare che il Granduca si svegliasse.

Section 6 - Bacco and Other Literary Writings

In addition to being a physician and scientist, Redi was also a cultivated writer and poet. He skillfully combined, in a synthesis rarely matched, the so-called “two cultures”: a passion for scientific research with the imaginative flair of belles-lettres, and a humanistic appreciation of language with the rigor of experimental method. One of his most celebrated works is Bacco in Toscana, a composition in which Redi praises Tuscan wine. First published in 1685 as an Anacreontic jest, the work expanded over the years, undergoing changes in form and title, eventually becoming a long polymetric poem. Redi’s manifold talents are also evident in his poetic compositions, including sonnets and literary prose, which were published posthumously. He confided to Lorenzo Magalotti that he was able to devote himself to writing sonnets in his spare moments, while waiting for the Grand Duke to awaken.

Stanza 5 - Sezione 6 - A24 - A28

Francesco Redi, I vini della Toscana scherzo anacreontico

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

123 cc.; 223x316 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 252

Testo miscellaneo che conserva da c. 42r. a c. 46v. una delle rare prime versioni testuali del Bacco, ditirambo presentato in occasione di un convivio, lo ‘stravizzo’, con gli altri accademici della Crusca nel 1666, tessendo le lodi di alcuni vini toscani, recitando una ‘cicalata’ per burla con lo scopo di far ridere i presenti. Il manoscritto è in gran parte autografo del Redi e contiene oltre al ditirambo parziale anche alcune poesie giovanili, madrigali e altri testi rediani.

Miscellaneous manuscript preserving, on fols. 42r–46v, one of the rare early textual versions of Bacco, a dithyramb presented during a convivial gathering, the stravizzo, with fellow members of the Accademia della Crusca in 1666. In it, Redi praises various Tuscan wines and recites a playful cicalata intended to amuse the audience. The manuscript is largely autograph, and in addition to the partial dithyramb, it contains several of Redi’s youthful poems, madrigals, and other literary compositions.

Francesco Redi, Bacco in Toscana ditirambo di Francesco Redi Accademico della Crusca con le annotazioni

In Firenze, per Piero Matini all'insegna del Lion d'oro, 1685

[8], 46, 264 p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM M 119

Prima tiratura del celebre testo giocoso del Redi, che poi fu stampato di nuovo con delle aggiunte dallo stesso editore fiorentino Matini nel 1691 (terza edizione) e a Napoli da Raillard nel 1687 (seconda edizione). Il Bacco rappresenta un testo unico poiché ha il pregio di descrivere i più diffusi vini toscani al tempo dell’autore, con l’aggiunta di note erudite al testo sulla storia dell’enologia. Questa pubblicazione portò al Redi una fama molto vasta in campo letterario, pari a quella in campo scientifico. Dai 44 versi originari recitati nel 1666, Redi ne pubblicò in quest’edizione 980, dopo dodici anni di aggiunte, rifacimenti e revisioni.

First edition of Redi’s celebrated playful work, later reprinted with additions by the same Florentine publisher Matini in 1691 (third edition) and in Naples by Raillard in 1687 (second edition). Bacco is a unique text, notable for its descriptions of the most popular Tuscan wines of the author’s time, accompanied by learned notes on the history of oenology. This publication brought Redi wide literary fame, equal to his renown in the scientific field. Expanding from the original 44 verses recited in 1666, Redi’s text in this edition comprises 980 verses, reflecting twelve years of additions, revisions, and reworkings.

Francesco Redi, Bacco in Toscana di Francesco Redi accademico della Crusca con le sue annotazioni, con l'aggiunta di CL Brindisi di Minto Accademico Filopono e delle viti e del vino. Traduzione in ottava rima di Tirsi Albeno Accademico Appatista

In Venezia, presso Guglielmo Zerletti, 1772

192 p., 12°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM E 10

Redi immaginava che Bacco, il dio del vino, ed Arianna sua moglie, si fossero fermati con il proprio seguito nella celebre villa medicea di Poggio Imperiale. Il ditirambo offriva, così, uno spaccato della società seicentesca e sopratutto della vita di corte, con i suoi giochi, i suoi balli e i suoi rituali. Bacco era un po’ come il Granduca e la sua corte costituita da satiri e dalle ninfe. In tutto il Redi passa in rassegna 57 qualità di vini la cui lista terminava con il migliore di tutti i vini, il celebre Montepulciano che, "per altissimo decreto", veniva proclamato "d'ogni vino il re". Il Bacco conobbe una fortuna editoriale molto vasta, tanto che, dopo le tre edizioni pubblicate con la revisione del Redi, l’opera fu pubblicata postuma dal 1716 presso numerosi editori italiani, fino al XX secolo.

Redi imagined Bacco, the god of wine, and his wife Arianna as having stopped with their retinue at the famed Medici villa of Poggio Imperiale. The dithyramb thus offers a vivid portrait of seventeenth-century society, particularly court life, with its games, dances, and rituals. Bacco resembles the Grand Duke, with his court composed of satyrs and nymphs. Throughout the work, Redi reviews fifty-seven varieties of wine, concluding with the finest of all: the celebrated Montepulciano, proclaimed “king of all wines” by the highest decree. Bacco enjoyed wide editorial success; after the three editions revised by Redi, the work was published posthumously from 1716 onward by numerous Italian publishers, continuing well into the twentieth century.

Francesco Redi, Sonetti del signor Francesco Redi aretino, accademico della Crusca

In Firenze, nella Stamperia di Sua Altezza Reale, appresso Piero Antonio Brigonci, 1702

[4], LX, [3] c., [1] c. di tav., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, XVII 102

Edizione con ritratto e stemma familiare calcografici di Francesco Redi. Raccolta di sessanta sonetti pubblicata dalla tipografia granducale, per iniziativa del principe Ferdinando, in un’edizione in folio splendidamente illustrata con antiporta allegorica incisa in rame da Antonio Lorenzini su disegno di Antonio Domenico Gabbiani e ritratto in ovale di Francesco Redi di Domenico Tempesta. Il frontespizio riporta una grande vignetta calcografica con l'insegna della Crusca.

Edition with engraved portrait and family coat of arms of Francesco Redi. This collection of sixty sonnets was published by the Grand Ducal press at the initiative of Prince Ferdinando, in a splendid folio edition featuring an allegorical copperplate frontispiece engraved by Antonio Lorenzini after a design by Antonio Domenico Gabbiani, and an oval portrait of Francesco Redi by Domenico Tempesta. The frontispiece also includes a large engraved vignette bearing the emblem of the Accademia della Crusca.

Francesco Redi, Sei odi inedite di Francesco Redi

Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1864

47 p., 18 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF OPUS 393

Esemplare n. 59 di 202 copie numerate, inserite nella collana Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XVII, dispensa n. 44, pubblicate dal Romagnoli, con i tipi di Fava e Garagnani e tratte dagli autografi manoscritti della Biblioteca Laurenziana 189 e 207.

Copy no. 59 of 202 numbered copies, part of the series Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XVII, issue no. 44, published by Romagnoli with typefaces by Fava and Garagnani, and based on autograph manuscripts from the Biblioteca Laurenziana, nos. 189 and 207.

Stanza 8 - Sezione 7 - B1 - B3

Kircher, Athanasius, Athanasii Kircheri e Soc. Jesu China monumentis qua sacris qua profanis, nec non variis naturae & artis spectaculis, aliarumque rerum memorabilium argumentis illustrata

Amstelodami, apud Joannem Janssonium a Waesberge & Elizeum Weyerstraet, 1667

[16], 237, [11] p., [26] c. di tav., ill. calcogr., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, P 50

Il gesuita, filosofo e storico tedesco (1602-1680) venne spesso considerato, all'epoca, come la personificazione di tutto il sapere. Trascorse a Roma gran parte della sua vita, pubblicando più di trenta libri che spaziavano dall'ottica alla musica, dall'egittologia al magnetismo, dalle lingue universali alla storia della Terra, dalla liturgia sacra alla geografia e civiltà cinese, diventando uno dei primi grandi microscopisti della storia. Redi entrò ripetutamente in polemica con Kircher. Nelle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti confutò la correttezza degli esperimenti con i quali il gesuita tedesco aveva preteso di dimostrare la generazione spontanea di mosche, api, scorpioni e rane. Kircher non replicò mai pubblicamente, temendo l'influenza del potente Archiatra del Granduca di Toscana, lamentandosi solamente del trattamento ricevuto.

The German Jesuit, philosopher, and historian Athanasius Kircher (1602–1680) was often regarded in his time as the embodiment of all knowledge. He spent much of his life in Rome, publishing more than thirty works on subjects ranging from optics and music to Egyptology and magnetism, from universal languages to the history of the Earth, and from sacred liturgy to Chinese geography and civilization, becoming one of the first great microscopists in history. Redi repeatedly entered into dispute with Kircher. In Esperienze intorno alla generazione degl’insetti, he refuted the validity of the experiments by which the German Jesuit had claimed to demonstrate the spontaneous generation of flies, bees, scorpions, and frogs. Kircher never responded publicly, fearing the influence of the powerful Grand Ducal Archiatrist, and only complained privately about the treatment he received.

Lorenzo Bellini, Exercitatio anatomica Laurentii Bellini florentini. De structura et usum renum. Ad serenissimum Cosmum tertium Etruriae principem

Florentiae, ex typographia sub signo Stellae, 1662

28 p., [3] c. di tav. ripieg.: ill. calcogr., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, II° 88

Fiorentino di nascita, Bellini (1643-1703), pubblicò la sua prima opera scientifica a 19 anni: la Exercitatio anatomica, nella quale proponeva una spiegazione sulla diuresi, collocandola all'interno di una interpretazione in chiave fibrosa della struttura del rene. I rapporti con Redi non furono sempre idilliaci visto che Bellini si lasciò andare ad un clamoroso sfogo contro la tirannia che, a suo avviso, Redi esercitava sulla vita culturale toscana. Il medico aretino, invece, fece sempre quanto era in suo potere per favorire il giovane, definendolo "dotto e di grandissima espettazione".

A native of Florence, Bellini (1643–1703) published his first scientific work at the age of nineteen: Exercitatio anatomica, in which he proposed an explanation of diuresis framed within a fibrous interpretation of kidney structure. Bellini’s relationship with Redi was not always harmonious, as he once vented a striking critique against what he perceived as Redi’s cultural dominance over Tuscan intellectual life. Nevertheless, the Aretine physician consistently supported the young scholar, describing him as “learned and of great promise.”

Giuseppe Zambeccari, Esperienze del dottor Giuseppe Zambeccari intorno a diverse viscere tagliate a diversi animali viventi e da lui descritte e dedicate all'illustrissimo signore Francesco Redi

In Firenze, per Francesco Onofri, 1680

30, [2] p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XV 272

Il pisano Zambeccari (1655 -1728) fu un anatomista italiano, proveniente dall’Università di Pisa. Dopo la laurea iniziò a praticare la professione medica all'Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, dove conobbe e divenne amico di Francesco Redi. Dieci anni più tardi lo scienziato aretino si adoperò per fare ottenere a Zambeccari una "lettura ordinaria", "con l'augumento de' quaranta scudi annui" che il granduca Cosimo III concesse.

The Pisan anatomist Zambeccari (1655–1728), educated at the University of Pisa, began his medical career at the Ospedale di Santa Maria Nuova in Florence, where he met and became friends with Francesco Redi. Ten years later, the Aretine scientist intervened to secure for Zambeccari an “ordinary lectureship,” with an annual increase of forty scudi granted by Grand Duke Cosimo III.

Stanza 8 - Sezione 7

Sezione 7 - Eruditi, colleghi e allievi

Redi non era solo nella ricerca di un nuovo metodo scientifico. Grazie ai suoi carteggi si evince come fosse costantemente in contatto con colleghi e scienziati, eredi della cultura galileiana e dello sperimentalismo. L’estensione del metodo galileiano alle scienze della vita promosse una rinnovata strategia investigativa che prevedeva l’incontro e il confronto degli ingegni sperimentali. Lo scienziato aretino svolse un ruolo fortemente attivo in questo passaggio epocale sia come membro dell’Accademia del Cimento sia come protagonista in primo piano della comunità scientifica europea e toscana. Redi si impegnò attivamente per coinvolgere, nello studio della natura, scienziati già affermati, giovani studiosi e personaggi legati agli ambienti ufficiali, confutando le consuete credenze fino ad allora largamente diffuse.

Section 7 - Scholars, Colleagues, and Students

Redi was not alone in his pursuit of a new scientific method. His correspondence reveals that he maintained constant contact with colleagues and scientists, heirs to the Galilean tradition and experimentalism. The extension of the Galilean method to the life sciences fostered a renewed investigative strategy, emphasizing collaboration and the exchange of ideas among experimental minds. The Aretine scientist played a highly active role in this transformative period, both as a member of the Accademia del Cimento and as a leading figure within the European and Tuscan scientific community. Redi actively sought to involve established scientists, young scholars, and figures connected to official circles in the study of nature, rigorously challenging the widely held beliefs of his time.

Stanza 8 - Sezione 7 - A29 - A32

Giovan Cosimo Bonomo, Osservazioni intorno a pellicelli del corpo umano, fatte dal dott. Gio. Cosimo Bonomo. Lettere a Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

22 cc.; 257x370 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 301

Il medico aretino nutriva una forte stima nei confronti del giovane Bonomo (1666-1696), tanto che nel 1684, lo fece assumere come "medico di galera", convinto che conoscesse profondamente "i fondamenti della medicina". L’anno successivo il medico livornese tornò in patria ed iniziò con Diacinto Cestoni le ricerche sull'acaro della scabbia che si conclusero con la famosa lettera, indirizzata da Livorno a Redi in data 20 giugno 1687 (c. 3r.). Il manoscritto originale venne rivisto, adattato e migliorato dall'Archiatra granducale e dette poi luogo alla pubblicazione del 1687, con il solo nome di Bonomo.

The Aretine physician held the young Bonomo (1666–1696) in high regard, so much so that in 1684 he appointed him as medico di galera, convinced of his deep understanding of “the fundamentals of medicine.” The following year, the Livornese doctor returned home and, together with Diacinto Cestoni, began research on the scabies mite, which culminated in the famous letter sent from Livorno to Redi on 20 June 1687 (fol. 3r). The original manuscript was reviewed, adapted, and refined by the Grand Ducal Archiatrist, ultimately leading to the 1687 publication, which appeared under Bonomo’s name alone.

Giovan Cosimo Bonomo, Osservazioni intorno a' pellicelli del corpo umano fatte dal dottor Gio. Cosimo Bonomo e da lui con altre osservazioni scritte in una lettera all'illustriss. sig. Francesco Redi

In Firenze, per Piero Matini, all'Insegna del Lion d'Oro, 1687

16 p., [1] c. di tav., ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, I°75

Questa pubblicazione ha costituito una tappa fondamentale nella storia della medicina moderna. Sull'argomento dell'eziologia della scabbia e delle terapie più appropriate per la sua cura Bonomo intraprese, con la cauta copertura di Redi, una violenta polemica con l'archiatra pontificio Giovanni Maria Lancisi, nel corso della quale erano emerse con chiarezza le fortissime resistenze che la medicina tradizionale opponeva all'idea del contagio animato. Il medico livornese rimase costantemente a stretto contatto epistolare con Redi, visto che Bonomo fu nominato medico personale di Anna Maria Luisa de' Medici, figlia del granduca Cosimo III.

This publication marked a pivotal moment in the history of modern medicine. On the subject of the etiology of scabies and the most appropriate therapies, Bonomo—under Redi’s discreet guidance—engaged in a vigorous dispute with the Papal Archiatrist Giovanni Maria Lancisi. The controversy clearly revealed the strong resistance of traditional medicine to the concept of living contagion. The Livornese physician maintained constant correspondence with Redi, particularly after his appointment as personal physician to Anna Maria Luisa de’ Medici, daughter of Grand Duke Cosimo III.

Giovanni Caldesi, Osservazioni anatomiche di Giovanni Caldesi aretino intorno alle tartarughe marittime, d'acqua dolce e terrestri. Scritte in una lettera all'illustriss. sig. Francesco Redi

In Firenze, per Piero Matini, all'Insegna del Leon d'Oro, 1687

[4], 91, [1] p., 9 c. di tav. calcogr.; ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 212

L’aretino Caldesi (1650-1732 ca.) fu medico, chirurgo e naturalista che, grazie alla raccomandazione del Redi, entrò alla Corte medicea nel 1682, in qualità di "aiutante di camera" del Principe Gian Gastone. Caldesi sviluppò gli studi che Redi aveva già iniziato con le tartarughe, che riuscivano a sopravvivere anche dopo l'asportazione del cervello. Frutto di questa proficua collaborazione furono le Osservazioni anatomiche intorno alle tartarughe, che Caldesi pubblicò nel 1687 dedicandole all'amico e maestro, che gli mise sempre a disposizione consigli preziosi e materiale per le ricerche.

The Aretine Caldesi (c. 1650–1732) was a physician, surgeon, and naturalist who, thanks to Redi’s recommendation, entered the Medici court in 1682 as “aide-de-camp” to Prince Gian Gastone. Caldesi continued the studies Redi had begun on turtles, which were found to survive even after the removal of the brain. The fruit of this productive collaboration was Osservazioni anatomiche intorno alle tartarughe, published by Caldesi in 1687 and dedicated to his friend and mentor, who consistently provided valuable advice and research materials.

Pietro Paolo Sangallo, Esperienze intorno alla generazione delle zanzare fatte da Pietro Paolo da Sangallo fiorentino e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo Francesco Redi

In Firenze, per Vincenzo Vangelisti stampatore arcivescovale, 1679

22 p., 1 c. di tav.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, ANT MISC IV 3

Pietro Paolo da Sangallo, allievo del Redi, si dedicò allo studio delle zanzare che lo porteranno a questa pubblicazione in forma di lettera, dedicata all’Archiatra granducale. L’opera si concludeva con una rassegna dei metodi adottati per tenere lontane queste moleste creature “contro le quali un bel riparo mi sembra – conclude Sangallo con un pizzico di ironia – quello solo, ed unico, che fu ritrovato unicamente da’ pescatori dell’Egitto, cioè a dire un buono zanzariere”.

Pietro Paolo da Sangallo, a pupil of Redi, devoted himself to the study of mosquitoes, culminating in this publication in the form of a letter dedicated to the Grand Ducal Archiatrist. The work concludes with a review of the methods used to keep these troublesome insects at bay. “Against which,” Sangallo writes with a touch of irony, “the only effective protection seems to be that discovered solely by the fishermen of Egypt—that is, a good mosquito net.”

Stanza 14 - Sezione 8 - A33 - A37

Gregorio Redi, Iscrizioni antiche di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

30 cc.; 210x280 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 15

Gregorio ebbe contatti con numerosi intellettuali del tempo che chiedevano testi o informazioni che potevano essere contenute nella libreria rediana. Uno degli eruditi di spicco con cui sicuramente ebbe contatti più frequenti fu Anton Francesco Gori, studioso di iscrizioni antiche con cui strinse un’intensa amicizia. Gli studi dell’antichista ispirò il Redi ad inviargli una missiva contenente le iscrizioni «che ho potuto raccapezzare o esistenti in Arezzo, o ad Arezzo appartenenti» e alla redazione di questo manoscritto. Le indicazioni che il Redi fornì permisero al fiorentino di poter pubblicare il secondo tomo delle Inscriptionum antiquarum graecorum et romanorum in Etruriae urbes extantes, edito a Firenze per il Manni nel 1734.

Gregorio maintained correspondence with numerous contemporary intellectuals who sought texts or information potentially held in the Redi library. One of the most prominent scholars with whom he had frequent contact was Anton Francesco Gori, a specialist in ancient inscriptions, with whom he developed a close friendship. Gori’s studies inspired Redi to send him a letter containing inscriptions “that I have been able to gather, either existing in Arezzo or belonging to Arezzo,” which contributed to the preparation of this manuscript. The guidance provided by Redi enabled the Florentine scholar to publish the second volume of Inscriptionum antiquarum graecorum et romanorum in Etruriae urbes extantes, issued in Florence by Manni in 1734.

Gregorio Redi, I sette salmi penitenziali esposti in versi toscani da Autone Manturese pastore arcade

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

24 cc.; 155x210 mm

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 137

Gregorio Redi entrò a far parte dell’Accademia Forzata Arcade con lo pseudonimo Autone Manturese, nella quale svolse le funzioni di segretario dal 1702 al 1719 e custode dal 1702 al 1748, anno della sua morte. Fece parte anche di rilevanti accademie italiane come quella della Crusca, degli Innominati, e degli Apatisti. Nel 1686 fu nominato Balì dell’ordine di Santo Stefano.

Gregorio Redi joined the Accademia Forzata Arcade under the pseudonym Autone Manturese, serving as secretary from 1702 to 1719 and as custodian from 1702 until his death in 1748. He was also a member of several prominent Italian academies, including the Accademia della Crusca, the Accademia degli Innominati, and the Accademia degli Apatisti. In 1686, he was appointed Balì of the Order of Santo Stefano.

Gregorio Redi, Lettere

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

60 cc.; 220x300 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 286

Nel corso degli anni il nipote di Redi poté godere di numerose facilitazioni grazie all’intercessione dell’archiatra. Gregorio, naturalmente, nutriva una grande stima e fiducia nei confronti dello zio, che si era occupato della sua educazione fin da piccolo. Nella lettera esposta Gregorio scrive allo zio Francesco il 22 agosto 1693, a proposito del suo ingresso nell’Accademia della Crusca di Firenze, avvenuto grazie all’intercessione del Redi presso il principe Gastone “io di ciò ne do parte a Vostra Signoria, acciò ella mi dica quello ch’io devo fare” (c. 7v.), che rivela non solo il grande attaccamento di lui nei confronti dello zio, ma anche il timore di un giovane uomo posto di fronte ad un ambiente culturale di élite.

Over the years, Redi’s nephew benefited from numerous advantages through the Archiatrist’s intercession. Gregorio naturally held great respect and trust for his uncle, who had overseen his education from a young age. In the letter on display, dated 22 August 1693, Gregorio writes to Francesco regarding his entry into the Accademia della Crusca in Florence, made possible through Redi’s influence with Prince Gastone: “I inform Your Lordship of this, so that you may tell me what I ought to do” (fol. 7v.). The letter reveals not only his deep attachment to his uncle but also the apprehension of a young man confronted with an elite cultural environment.

Gregorio Redi, I salmi di David esposti in versi toscani nel senso letterale dal Balì Gregorio Redi

Firenze, nella stamperia di Bernardo Paperini, 1734

2 vol., 8°

Biblioteca Città di Arezzo, U 448

Il nipote prediletto di Francesco fu autore di numerosi testi pubblicati da vari tipografi fiorentini e l’ultima fu proprio la traduzione dei Salmi di David, presso l’editore Paperini di Firenze. Per quest’edizione autore e tipografo si accordarono con uno specifico contratto, siglato il 15 aprile 1733, nel quale si concorda – tra i vari punti - che l’opera dovrà essere “stampata in Carattere Antico Comune, simile alla mostra fatta in ottavo, ed in Carta Mezzana buona e che se ne debbano stampare a mezzo copie 500 e di più altre copie 25 in carta più grande a libera disposizione di detto Signor Balì”.

Francesco’s favored nephew authored numerous works published by various Florentine printers, the last being his translation of the Psalms of David, issued by the publisher Paperini in Florence. For this edition, author and printer formalized a specific contract on 15 April 1733, stipulating, among other points, that the work was to be “printed in Common Old Typeface, similar to the sample shown in octavo, on good medium-quality paper, with 500 copies to be printed, and an additional 25 copies on larger paper at the free disposal of the said Signor Balì.”

Girolamo Aliotti, Hieronymi Aliotti arretini ordinis Sanctii Benedicti abbatis monasterii SS. Florae & Lucillae Epistolae et opuscola Gabrielis Mariae Scarmalii ejusdem ordinis notis, & observationibus illustrata: omnia nunc primum prodeunt ex duobus codicibus manu-scriptis ejusdem monasterii. Tomus primus

Arretii, Typis Michaelis Bellotti, 1769

2 vol., 1 ritr.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 66,1

Francesco Saverio Redi (1751-1820), ultimo esponente diretto di Francesco Redi, fu autore di alcuni testi pubblicati ad Arezzo come I ratti estatici canto in sesta rima dedicato all'illustrissimo Niccolò Marcacci vescovo di Arezzo, pubblicato con i tipi di Michele Bellotti nel 1779 e contribuì anche all’arricchimento della biblioteca familiare acquisendo per i suoi studi vari testi come quest’edizione del 1769, in cui nel frontespizio, in rosso e nero con stemma calcografico del dedicatario, si trova la sua nota manoscritta “Ad uso dell'Es-Gesuita Francesco Saverjo Redi Aretino, poi per anni 19 stato Primicero della chiesa sua Cattedrale, che comperò quest'opera elegantissima per paoli 7 il tomo, compresine 2 l'uno di legatura”.

Francesco Saverio Redi (1751–1820), the last direct descendant of Francesco Redi, authored several works published in Arezzo, including I ratti estatici, a canto in sesta rima dedicated to the Most Illustrious Niccolò Marcacci, Bishop of Arezzo, printed by Michele Bellotti in 1779. He also contributed to the enrichment of the family library, acquiring works for his studies, such as this 1769 edition. On the frontispiece—printed in red and black with the engraved coat of arms of the dedicatee—appears his handwritten note: “For the use of the ex-Jesuit Francesco Saverjo Redi of Arezzo, later for 19 years Primicero of his Cathedral Church, who purchased this most elegant work for 7 paoli per volume, including 2 volumes bound together.”

Stanza 14 - Sezione 8

Sezione 8 - La discendenza Redi

“Il segaligno e freddoloso Redi” come lui stesso si definiva nel Bacco, fu un uomo di carattere difficile ed introverso che visse praticamente solo tutta la vita, senza affetti significativi. Anche i legami familiari, soprattutto con il padre ed il fratello Diego, furono difficili e scarsamente significativi e solo nei confronti della madre, delle sorelle e dei nipoti, in particolare del ‘prediletto’ Gregorio (1675-1748), lo scienziato aretino si lasciò andare a qualche slancio d’amore sporadico. Fu proprio il nipote Gregorio, intellettuale e autore di numerosi testi, ad ereditare l’ingente biblioteca dello zio e a far apporre l’epigrafe sotto il busto sepolcrale dello scienziato nel 1697, che oggi si trova nel Duomo di Arezzo.

Section 8 - The Redi Descendants

“The lean and chilly Redi,” as he described himself in Bacco, was a man of difficult and introspective character who lived almost entirely alone, without significant personal attachments. Even his family relationships—particularly with his father and his brother Diego—were strained and limited, and only with his mother, sisters, and especially his favored nephew Gregorio (1675–1748) did the Aretine scientist allow himself occasional displays of affection. It was precisely his nephew Gregorio, an intellectual and author of numerous works, who inherited Redi’s extensive library and commissioned the epitaph beneath the scientist’s funerary bust in 1697, now located in the Duomo of Arezzo.

Stanza 14 - Sezione 8 - A38 - A39

Diego Redi, Il Sacro cuore di Gesù onorato e benefico nella città di Arezzo, poema con la dedica in isciolti al march. Giov. Brozzi

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

48 cc.; 245x190 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 262

Diego Maria Redi (m. 1780), figlio del Balì Gregorio, fu gesuita e predicatore. Oltre ad essere autore di questo testo manoscritto pubblicò con i tipi del tipografo Michele Bellotti ad Arezzo l’Orazione sacra … detta nella Cattedrale d'Arezzo in occasione del solenne Triduo ad onore del beato Gregorio X e celebrata da monsignore Carlo Filippo Incontri vescovo aretino nel 1750 e anche il Ristretto della vita e virtù della serva di Dio Suor Maria Francesca Pasqui del terz'ordine di Sant'Agostino nel 1776.

Diego Maria Redi (d. 1780), son of Balì Gregorio, was a Jesuit and preacher. In addition to authoring this manuscript, he published in Arezzo with the printer Michele Bellotti Orazione sacra … detta nella Cattedrale d'Arezzo in occasione del solenne Triduo ad onore del beato Gregorio X, celebrated by Monsignor Carlo Filippo Incontri, Bishop of Arezzo, in 1750, as well as Ristretto della vita e virtù della serva di Dio Suor Maria Francesca Pasqui del terz’ordine di Sant’Agostino in 1776.

Stampa con l'effige di Santa Teresa Margherita Redi

1770, stampa calcogr. a bulino; 168 x 110 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, XVII 103, CCXLIII

Teresa Margherita del Cuore di Gesù, al secolo Anna Maria di Ignazio Redi (1747-1770) fu proclamata santa da Pio XI nel 1934. Frequentò come educanda il monastero di Santa Apollonia di Firenze e vestì l'abito delle Carmelitane scalze l'11 marzo 1765, prendendo il nome di suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù. A soli 23 anni la donna muore per un attacco di peritonite, ben presto sfociata in cancrena, che non le darà scampo. Dopo poche ore dal decesso il corpo già in procinto di decomporsi subì una repentina trasformazione: riacquistò il proprio colore naturale, rimase flessibile ed era odoroso. Le monache affidarono ad Anna Piattoli Bacherini (1720-1788), apprezzata pittrice, il compito di dipingere il ritratto di Teresa. Il padre della santa, Ignazio Redi, lo trovò «prodigioso» e così lo fece riprodurre in migliaia di esemplari. L'album è una collazione di 386 stampe disegni, bandi composto tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, dove si conservano tre diverse versioni del ritratto della Santa.

Teresa Margherita of the Sacred Heart, born Anna Maria di Ignazio Redi (1747–1770), was canonized by Pope Pius XI in 1934. She studied as a novice at the Monastery of Santa Apollonia in Florence and took the habit of the Discalced Carmelites on 11 March 1765, assuming the name Sister Teresa Margherita of the Sacred Heart. At just twenty-three, she died of a sudden attack of peritonitis, which quickly developed into gangrene, leaving no hope of recovery. Shortly after her death, as her body began to decompose, it underwent a remarkable transformation: her natural color returned, her flesh remained flexible, and it exuded a pleasant fragrance. The nuns commissioned Anna Piattoli Bacherini (1720–1788), a respected painter, to create a portrait of Teresa. Her father, Ignazio Redi, deemed it “prodigious” and arranged for it to be reproduced in thousands of copies. The album on display is a compilation of 386 prints, drawings, and proclamations, assembled between the late eighteenth and early nineteenth centuries, preserving three distinct versions of the saint’s portrait.

Stanza 15 - Sezione 9

Sezione 9 - Dopo di lui: opere postume

L’operato del Redi non finì certamente con la sua dipartita. I suoi testi continuarono ad essere oggetto d’ispirazione e di studio metodologico per molti autori, ma anche per gli editori che, nei secoli successivi al XVII, si impegnarono nel pubblicare l’opera completa dell’aretino o alcuni testi particolarmente significativi, come i Consulti medici o le novelle giocose. La prima edizione collettiva delle opere del Redi fu quella del veneziano Hertz che pubblicò l’intera bibliografia rediana in sette volumi, corredate da molte illustrazioni calcografiche, dal 1712 al 1730. L’impresa editoriale più esaustiva delle opere e dell’ingente epistolario rimane, però, quella della Società tipografica de’ classici italiani, composta da 9 volumi e pubblicata a Milano tra il 1809 e il 1811.

Section 9 - After Him: Posthumous Works

Redi’s influence did not end with his death. His writings continued to inspire both scholars and practitioners, while publishers in the centuries following the seventeenth devoted themselves to producing complete editions of his works or selected texts of particular significance, such as Consulti medici or his playful novellas. The first collected edition of Redi’s works was produced by the Venetian printer Hertz, who published his entire bibliography in seven volumes, richly illustrated with engraved plates, between 1712 and 1730. The most comprehensive edition of his works and extensive correspondence, however, remains that of the Società tipografica de’ classici italiani, consisting of nine volumes and published in Milan between 1809 and 1811.

Stanza 15 - Sezione 9 - A40 - A46

Francesco Redi, Opere di Francesco Redi … dedicate all’illustrissimo e reverendissimo monsignore Girolamo Mattei …

Venezia: per Gio. Gabbriello Ertz, 1712-1730

7 vol.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 328, 1-2

Prima raccolta delle opere del Redi, completata anche dalle Lettere familiari e dai Consulti medici. Grazie al curatore Vallisneri, viene data alle stampe per la prima volta al margine della lettera a Diacinto Cestoni del 1680, la ricetta segreta della cioccolata al gelsomino, che il medico preparava per il granduca di Toscana, considerato come un segreto di Stato. Cosimo III chiese al Redi di preparare per lui una nuova preparazione della bevanda, introducendo nuovi ingredienti come il gelsomino e con una speciale lavorazione che doveva rimanere chiusa dentro le stanze della Corte medicea. La ricetta rimase segreta fino a quando Diacinto Cestoni, a cui il Redi aveva rivelato la ricetta a voce, decise di rivelare la preparazione a Antonio Vallisneri, curatore di quest’edizione veneziana, che l’aggiunse in una nota di commento alla lettera del 2 novembre 1680.

The first collected edition of Redi’s works, also including his Family Letters and Consulti medici, features a remarkable addition thanks to the editor Vallisneri: for the first time, the secret recipe for jasmine chocolate appears in the margin of a letter to Diacinto Cestoni from 1680. Redi had prepared this special beverage for the Grand Duke of Tuscany, Cosimo III, who regarded it as a state secret. At the Grand Duke’s request, Redi developed a new version of the drink, incorporating jasmine and employing a unique preparation method, which was to remain confined within the Medici court. The recipe remained secret until Cestoni, who had been entrusted with it orally by Redi, chose to reveal it to Antonio Vallisneri, editor of this Venetian edition, who included it as a commentary note to the letter dated 2 November 1680.

Andrea Pasta, Voci, maniere di dire e osservazioni di toscani scrittori e per la maggior parte del Redi raccolte e corredate di note da Andrea Pasta … Tomo primo

In Brescia: dalle stampe di Giammaria Rizzardi, 1769

2 vol.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 472, 1

Il medico e erudito Pasta, sia nei suoi scritti che nella pratica, si espresse sempre molto favorevolmente nei confronti dei rimedi semplici, di matrice rediana e cocchiana. Fu un attivo protagonista della vita culturale di Bergamo e la raccolta qui esposta rappresenta il rinnovamento della cultura veneta del secondo Settecento. Il testo confluì poi in appendice al Vocabolario degli Accademici della Crusca (Verona 1804-06).

The physician and scholar Pasta consistently expressed strong approval of simple remedies, following the approaches of Redi and Cocchi, both in his writings and in practice. He was an active figure in the cultural life of Bergamo, and the collection on display here reflects the intellectual renewal of eighteenth-century Venetian culture. This text was later included as an appendix to the Vocabolario degli Accademici della Crusca (Verona, 1804–1806).

Francesco Redi, Opere di Francesco Redi gentiluomo aretino e accademico della Crusca. Volume primo [-nono]

Milano, Società tipografica de' classici italiani, 1809-11

9 vol., ill., 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XXVII 44,1

Opera composta da nove volumi per oltre 4.000 pagine complessive. Con ritratto dell'autore all'antiporta del primo volume e 6 belle tavole incise in rame e più volte ripiegate, incisi da Giuseppe Benaglia. L’opera, assai ricercata, è la più ricca ed illustrata anche se presenta alcune imprecisioni. Precede il frontespizio un ritratto calcografico del Redi.

This work is composed of nine volumes, totaling over 4,000 pages. The first volume features a frontispiece portrait of the author, accompanied by six finely engraved, fold-out plates by Giuseppe Benaglia. Highly sought after, the publication is the most comprehensive and richly illustrated edition, though it contains some inaccuracies. Preceding the frontispiece is an engraved portrait of Francesco Redi.

Francesco Redi, Consulti medici di Francesco Redi scelti e commentati da Lorenzo Martini

Capolago presso Mendrisio, Tipografia Elvetica, 1831

259 p.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 481

Edizione particolarmente pregevole perché il curatore tolse i brani frammentati delle precedenti edizioni e ritenuti superflui per l’economia dell’opera. Martini la dedicò al dottore Roberto Walsh. La Tipografia Elvetica, nome completo Tipografia e Libreria Elvetica, di Capolago, attualmente quartiere della città di Mendrisio, è stata una casa editrice svizzera del XIX secolo. Attiva nel Canton Ticino dal 1830 al 1853, era famosa per essere la tipografia clandestina dei patrioti del Risorgimento. I Consulti rappresentano il frutto più significativo dell’attività professionale del Redi, che non solo applicava ai Granduchi e alla corta ma che inviava anche a amici, parenti o colleghi.

This edition is particularly notable because the editor removed the fragmented passages of previous editions, considered superfluous for the overall structure of the work. Martini dedicated it to Dr. Roberto Walsh. The Tipografia Elvetica—formally Tipografia e Libreria Elvetica—of Capolago, now a district of Mendrisio, was a Swiss publisher active in the Canton of Ticino from 1830 to 1853, renowned as the clandestine press of Risorgimento patriots. The Consulti represent the most significant product of Redi’s professional activity, not only applied at the service of the Grand Dukes and court, but also sent to friends, relatives, and colleagues.

Francesco Redi, Il gobbo da Peretola novella di Francesco Redi tratta dalle sue lettere

Bologna, Tipografia delle Scienze, piazza S. Martino, 1859

4 p.; 25 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF OPUS 917

Il racconto, appartenente da secoli alla tradizione orale fiorentina, narra la storia di un gobbo di questa località che, invidioso della buona sorte toccata ad un altro gobbo guarito dalle streghe di Benevento, s'era recato senza indugio laggiù, ma, avendo trattato male le streghe, era stato punito con l'aggiunta d'una seconda gobba. Il celebre apologo viene riportato per evidenziare una pregevole morale, ossia che l’invidia viene sempre ripagata con cattiva moneta. La novella verrà recuperata da Italo Calvino che la inserirà nella raccolta di favole regionali italiane nel 1956.

This tale, part of the Florentine oral tradition for centuries, recounts the story of a local hunchback who, envious of another hunchback’s good fortune after being healed by the witches of Benevento, hastened there himself. Having treated the witches poorly, he was punished with the growth of a second hump. The celebrated fable is presented here to illustrate a valuable moral: envy is always repaid with misfortune. The story was later recovered by Italo Calvino, who included it in his 1956 collection of Italian regional folktales.

Guglielmo Volpi, Le falsificazioni di Francesco Redi nel Vocabolario della Crusca

Firenze, Tipografia Galileiana, via San Zenobi 64, 1917

106 p.; 24 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 572

Al Volpi si deve la scoperta dei falsi dell’accademico Redi che, per confermare l'uso di certi vocaboli nei propri lavori di compilazione del Vocabolario, arrivò ad inventare autori e testi del Trecento e del Quattrocento, di cui affermava di possedere i relativi manoscritti nella sua biblioteca personale, come nel caso di Sandro da Pippozzo, autore inventato completamente da Redi nel Trattato sugli occhiali, a cui attribuisce l’invenzione degli occhiali da naso. Le ragioni sono da ricercare nella volontà dell’aretino di “dotare” un lemma dell’uso, che il Redi riteneva degno di entrare nel Vocabolario della Crusca, tratto da una fonte antica a sufficienza perché ciò fosse ammesso dagli Accademici.

Volpi is credited with uncovering the forgeries of the academic Redi, who, to confirm the usage of certain words in his work on the Vocabolario della Crusca, went so far as to invent authors and texts from the 14th and 15th centuries, claiming to possess the manuscripts in his personal library. A notable example is Sandro da Pippozzo, entirely invented by Redi in the Trattato sugli occhiali, to whom he attributed the invention of nose spectacles. This practice stemmed from Redi’s desire to “provide” a lemma with evidence of usage that he deemed worthy of inclusion in the Vocabolario della Crusca, citing a source considered sufficiently ancient to satisfy the Academicians.

Ugo Viviani, Vita, opere, iconografia, bibliografia, vocabolario inedito delle voci aretine e libro inedito de’ Ricordi di Francesco Redi aretino

Arezzo, U. Viviani Ed., 1924-1931 (Stab. Tip. Beucci),

3 vol., ill., 24 cm

Biblioteca Città di Arezzo, LAND 283

Viviani (1871-1944), medico e storico aretino, fu fondatore del periodico mensile di cultura medica “Il Cesalpino” e collaboratore delle più diffuse riviste mediche nazionali. Profondo conoscitore della storia aretina pubblicò ininterrottamente, per quasi trent’anni e dedicò gran parte della sua produzione alla valorizzazione di figure illustri, tra cui spicca Francesco Redi. L'opera del 1924 è una biografia esaustiva che copre la vita, le opere scientifiche e letterarie corredata da bibliografia, iconografia e scritti inediti del medico e poeta aretino.

Ubaldo Viviani (1871–1944), physician and historian from Arezzo, was the founder of the monthly medical-cultural journal Il Cesalpino and a contributor to Italy’s leading medical periodicals. A profound connoisseur of Arezzo’s history, he published continuously for nearly thirty years, dedicating much of his work to highlighting illustrious figures, among whom Francesco Redi stands out. His 1924 publication is a comprehensive biography, covering Redi’s life, scientific and literary works, and includes a bibliography, iconography, and previously unpublished writings of the Arezzo physician and poet.

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Pannello introduttivo mostra

Pannello introduttivo mostra

La mostra intende illustrare ai visitatori la figura di Francesco Redi attraverso il patrimonio storico-documentario a lui legato. Scienziato e cortigiano, letterato e medico personale dei Granduchi di Toscana Ferdinando II e Cosimo III, accademico della Crusca, del Cimento e dell’Arcadia e grande sostenitore della sua città natìa, Arezzo.
Il Redi non solo fu un protagonista della nascita della modernità, ma anche uno degli ultimi ingegni veramente enciclopedici della cultura occidentale, in grado di passare con disinvoltura dall’anatomia di un mammifero alla decifrazione di un codice antico, dall’ideazione di un sonetto all’impostazione di un esperimento di laboratorio, dalla stesura di una ricetta ad un consulto medico.
La città di Arezzo, in occasione della ricorrenza del quadricentenario della nascita, intende celebrare una delle figure più acute, poliedriche e significative del XVII secolo italiano, a cui ha l’onore di aver dato i natali nel 1626.
Francesco Redi è, dunque, raccontato attraverso la sua iconografia, le sue origini e i suoi ricordi, ma anche attraverso le sue opere scientifiche, poetiche e accademiche. Di notevole interesse anche i suoi numerosi contatti con l'élite culturale toscana, i suoi consigli e consulti ad amici, allievi e collaboratori e, infine, la sua ricchissima e cospicua biblioteca di libri manoscritti e a stampa, rappresentazione della molteplicità di interessi del genio aretino.

Show introductory panel

The exhibition aims to present to visitors the figure of Francesco Redi through the historical and documentary heritage associated with him. A scientist and courtier, man of letters and personal physician to the Grand Dukes of Tuscany Ferdinand II and Cosimo III, member of the “Accademia della Crusca”, the “Accademia del Cimento” and the “Arcadia”, and a devoted supporter of his native city, Arezzo.
Redi was not only a leading figure in the emergence of modernity, but also one of the last truly encyclopedic minds of Western culture, capable of moving with ease from the anatomy of a mammal to the deciphering of an ancient manuscript, from the composition of a sonnet to the design of a laboratory experiment, from drafting a recipe to providing a medical consultation.
On the occasion of the four-hundredth anniversary of his birth, the city of Arezzo seeks to celebrate one of the most acute, multifaceted, and significant figures of seventeenth-century Italy, whom it has the honor of having given birth to in 1626.
Francesco Redi is thus presented through his iconography, his origins, and his personal records, as well as through his scientific, poetic, and academic works. Of particular interest are his numerous contacts with the Tuscan cultural elite, his advice and consultations offered to friends, pupils, and collaborators, and finally his extensive and remarkable library of manuscripts and printed books, reflecting the wide range of intellectual interests of the Aretine genius.

Note biografiche

Note biografiche

18 (ma forse 25) febbraio 1626 nasce ad Arezzo, primogenito di otto figli, di cui 5 femmine, che prenderanno tutte i voti, da Gregorio e Cecilia dei Ghinci

1 maggio 1647 si laurea a Pisa in Filosofia e Medicina

13 marzo 1650 il cardinal Colonna lo ospita a Roma dove stringe amicizia con molti letterati e scienziati

1654 è accolto al servizio dei Medici, come figlio di Gregorio, Primo medico del Granduca Ferdinando II 15 luglio 1655 è nominato Accademico della Crusca

1657 partecipa attivamente alla fondazione dell’Accademia del Cimento, la prima società a carattere scientifico costituitasi in Europa

27 settembre 1658 è incaricato, insieme ad altri collaboratori, alla correzione e all’ampliamento delle voci del Vocabolario della Crusca

1660 cura il vaiolo del principe ereditario Cosimo III

1664 pubblica la sua prima opera, le Osservazioni intorno alle vipere, con la quale si afferma come medico e ricercatore scientifico

1665 è nominato Lettore di Lingua Toscana dello Studio Fiorentino

1666 Ferdinando II lo elegge sovrintendente della Fonderia e della Spezieria e soprattutto di Archiatra, cioè Primo medico, succedendo al padre

1668 pubblica le Esperienze intorno alla generazione degli insetti

1670 è confermato dal nuovo granduca Cosimo III nelle cariche di Archiatra e direttore della Spezieria.

1671 fa editare le Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle che ci son portate dalle Indie

27 giugno 1678 fino al 1690 è nominato Arciconsolo dell’Accademia della Crusca

1684 manda alle stampe le Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi

1685 pubblica il ditirambo Bacco in Toscana, componimento poetico in lode del vino

1690 la sua salute comincia a peggiorare, dovuta a malattie renali e all’aggravarsi delle crisi di epilessia

1 marzo 1697 muore nel suo letto a Pisa, dove si trova insieme alla Corte granducale

11 marzo 1697 viene sepolto nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo

1812 traslazione della salma e del monumento sepolcrale nel Duomo di Arezzo

Biographical notes

18 (or perhaps 25) February 1626 – Born in Arezzo to Gregorio Redi and Cecilia dei Ghinci, the eldest of eight children, five of whom were daughters who all took religious vows.

1 May 1647 – Graduated in Philosophy and Medicine at Pisa.

13 March 1650 – Hosted in Rome by Cardinal Colonna, where he formed friendships with numerous men of letters and scientists.

1654 – Entered the service of the Medici, following his father Gregorio, First Physician to Grand Duke Ferdinand II.

15 July 1655 – Appointed member of the Accademia della Crusca.

1657 – Actively participated in the foundation of the Accademia del Cimento, the first scientific society established in Europe.

27 September 1658 – Entrusted, together with other collaborators, with the revision and expansion of entries for the Vocabolario of the Accademia della Crusca.

1660 – Treated the hereditary prince Cosimo III for smallpox.

1664 – Published his first work, Osservazioni intorno alle vipere (Observations on Vipers), establishing his reputation as a physician and scientific investigator.

1665 – Appointed Lecturer in Tuscan Language at the Florentine Studio (University of Florence).

1666 – Ferdinand II appointed him Superintendent of the Foundry and the Grand-Ducal Apothecary, and above all Archiater (Chief Physician), succeeding his father.

1668 – Published Esperienze intorno alla generazione degli insetti (Experiments on the Generation of Insects).

1670 – Confirmed by the new Grand Duke Cosimo III in the offices of Archiater and Director of the Grand-Ducal Apothecary.

1671 – Published Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle che ci son portate dalle Indie (Experiments on Various Natural Matters, and Particularly on Those Brought from the Indies).

27 June 1678 – Appointed Arciconsolo (Chief Consul) of the Accademia della Crusca, a position he held until 1690.

1684 – Published Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi (Observations on Living Animals Found within Living Animals).

1685 – Published the dithyramb Bacco in Toscana, a poetic composition in praise of Tuscan wine.

1690 – His health began to decline due to kidney disease and the worsening of epileptic seizures.

1 March 1697 – Died in his bed in Pisa, where he was residing with the Grand-Ducal Court.

11 March 1697 – Buried in the Church of San Francesco in Arezzo.

1812 – Translation of his remains and funerary monument to the Cathedral of Arezzo.

Ritratto

Justus Sustermans, Ritratto di Francesco Redi

Sec. XVII, olio tu tela, 97x107 cm. in cornice di legno dorato

Comune di Arezzo, Sala del Consiglio

Dipinto attribuito al Sustermans (1597-1681) che fu regalato dal fratello di Francesco, Giovan Battista, al Comune di Arezzo, il 26 giugno 1697, per essere affisso nella sala del Consiglio Comunale, insieme agli altri ritratti degli aretini illustri. Il medico è raffigurato con la parrucca, seduto su un seggiolone rosso, rivestito in seta nera, con i calzoni legati sotto il ginocchio, secondo la moda del tempo. Sorregge sulla mano sinistra, un libro aperto che riporta il titolo di una delle sue opere più celebri: le Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi. Sullo sfondo, l’allegoria della Medicina.

Painting attributed to Sustermans (1597–1681), presented by Francesco’s brother, Giovan Battista, to the Municipality of Arezzo on 26 June 1697, to be displayed in the Council Chamber alongside the other portraits of distinguished citizens of Arezzo. The physician is depicted wearing a wig, seated in a red armchair, dressed in black silk, with knee-breeches fastened below the knee in accordance with contemporary fashion. In his left hand he holds an open book bearing the title of one of his most celebrated works, Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi. In the background appears the allegory of Medicine.

Stanza 2 - Sezione 1 - A1 - A4

Vacchetta dei battezzati nella Pieve di S. Maria dal 1622 al 1628

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

[174] cc.; 140x345 mm.

Archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo , n. 833

Il battesimo di Francesco Redi avvenne nella chiesa di S. Maria della Pieve di Arezzo, in data 26 febbraio 1625 ab Incarnatione (quindi 1626). L’atto venne così registrato “n. 563 Adì 26 di detto [1625]. Francesco figliolo di messer Gregorio di Francesco Redi e di […] Cecilia di d. Gian Battista Ghinci moglie di detto messer Gregorio [...] nato il dì a hore 6 della notte antecendente in mercoledì […]”. Tale attestazione sembra posticipare il giorno di nascita di Francesco al 25 febbraio e non al 18, come , invece, è indicato nel Libro dei Battezzati di Pieve, n. 769, alla c. 271r., conservato anch’esso in Fraternita. Dall’epoca medievale la Fraternita dei Laici rivestì un ruolo fondamentale per la città in svariate mansioni, come l’assistenza ai più poveri, la gestione dell’ospedale e anche al mantenimento e all’accrescimento dei registri dei battezzati e dei morti, come una sorta di stato civile.

Francesco Redi was baptized in the Church of Santa Maria della Pieve in Arezzo on 26 February 1625 ab Incarnatione (thus 1626). The entry was recorded as follows: “No. 563. On the 26th of the said [1625]. Francesco, son of Messer Gregorio di Francesco Redi and of […] Cecilia, daughter of the late Gian Battista Ghinci, wife of the said Messer Gregorio […] born on the previous day at the sixth hour of the night, on Wednesday […]”. This record appears to place Francesco’s birth on 25 February rather than the 18th, as indicated instead in the Libro dei Battezzati of the Pieve, no. 769, fol. 271r., likewise preserved in the Fraternita archives. Since the medieval period, the Fraternita dei Laici played a fundamental role in the city, undertaking various responsibilities such as assistance to the poor, management of the hospital, and the maintenance and expansion of baptismal and death registers, functioning in effect as a form of civil registry.

Giuseppe Burali Forti, Blasone con collezione di stemmi gentilizi di magnati, nobili e cittadini aretini,

XIX secolo (dicembre 1861), manoscritto cartaceo

181 cc.; 390x260 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 532

Alla carta 130r. in alto a sinistra lo stemma familiare nel quale si legge: “I Redi ebbero il Gonfalonierato il 30 maggio 1640, Libro NN Deliberazioni a [carta] 43 Registro XXXI di Lett. a [carta] 266 Registro XXXII a [carta] 168 ove pure si attribuisce ad essi il grado 2° da tempo immemorabile. L’arme è nel Deposito di marmo in miezzo alla Chiesa dei Cappuccini e nell’architrave di una finestra a pian terreno di una abitazione in Borgo Maestro sotto la Piazzola”. Come indicato in questo manoscritto, infatti, la famiglia Redi aveva acquisito una casa in Borgo Maestro (oggi Corso Italia). Lo stemma raffigura su fondo azzurro, 6 guglie in oro poste in orlo racchiudenti una palla dello stesso al centro.

On fol. 130r., upper left, the family coat of arms appears, accompanied by the following note: “The Redi obtained the Gonfalonierate on 30 May 1640, Libro NN Deliberazioni at [folio] 43, Registro XXXI di Lett. at [folio] 266, Registro XXXII at [folio] 168, where they are also attributed the second rank from time immemorial. The arms appear on the marble tomb in the center of the Church of the Capuchins and on the lintel of a ground-floor window of a residence in Borgo Maestro beneath the Piazzola.” As indicated in this manuscript, the Redi family had in fact acquired a house in Borgo Maestro (today Corso Italia). The coat of arms depicts, on a blue field, six golden spires arranged along the border enclosing a central ball of the same metal.

Del Papa Giuseppe, Della natura dell'umido, e del secco, lettera all'illustrissimo sig. Francesco Redi scritta da Giuseppe Del Papa da Empoli

Firenze,per Vincenzo Vangelisti, 1681

220 p., [3] c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo I° 60

Esemplare completo del ritratto del medico aretino. Si leggono le iscrizioni in basso al centro "Franciscus Redi Arretinus" e di seguito "Justus Supterman pinx:" e "Adrianus Halluech Sculp 1673". Il ritratto calcografico di Francesco Redi fu disegnato da Supterman (1597-1681) e inciso da Hallvech. Redi in un’annotazione proprio del 20 ottobre 1673 nel suo Libro dei ricordi, ci svela che Adriano Vlaach “mi donò il mio ritratto intagliato in rame, cavato da quello che aveva dipinto monsù Giusto Supterman”.

Complete impression of the portrait of the physician from Arezzo. At the lower center the following inscriptions can be read: “Franciscus Redi Arretinus”, followed by “Justus Supterman pinx:” and “Adrianus Halluech Sculp 1673.” The engraved portrait of Francesco Redi was designed by Supterman (1597–1681) and engraved by Hallvech. In a note dated 20 October 1673 in his Libro dei ricordi (“Book of Memories”), Redi himself records that Adriano Vlaach “presented me with my portrait engraved on copper, taken from the one painted by Monsù Giusto Supterman.

Francesco Redi, Ricordi di Francesco di Gregorio Redi, 1647-1696

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

227 cc.; 130x351 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 299

Vacchetta manoscritta che, ad oggi, è una delle fonti più complete per la ricostruzione della vita e dell'attività del medico aretino, unitamente ai suoi carteggi. Come indicato all’inizio del testo stesso “fu acquistato dalla Magistratura della Fraternita dei Laici di Arezzo al prezzo di lire 80 toscane”. I ricordi vanno dal 1 luglio 1647 fino al 27 gennaio 1696, cioè fino ad un anno prima della morte. Francesco annota con estrema precisione, oltre alle sue entrate ed uscite, anche i doni fatti e ricevuti, i suoi rapporti, per lo più economici ma non solo, con i suoi corrispondenti di Arezzo e nel resto d’Italia. Da queste annotazioni si evincono molte sfaccettature del Redi, come, ad esempio, che fosse un ricercatore instancabile di antichi e rari testi per la sua biblioteca, nel quale si spaziava dalla letteratura alla scienza ed ogni altra branca del sapere. Dai Ricordi si evince, inoltre, che Redi riceveva dal padre Inquisitore di Firenze alcuni libri ‘proibiti’ che lo scienziato poteva tenere per tre anni, grazie ad apposita licenza. Alla data del 14 settembre 1659 si legge che Francesco partecipò alla cena dell’Accademia della Crusca e, nello stesso giorno, inviò al padre “scudi 900 per poter pagare la villa degli Orti, comprata in Arezzo al signor cavaliere Lazzaro Nardi”.

This small manuscript notebook is, nowadays, one of the most comprehensive sources for reconstructing the life and activity of the physician from Arezzo, together with his correspondence. As stated at the beginning of the text itself, it “was purchased by the Magistracy of the Fraternita dei Laici of Arezzo for the price of 80 Tuscan Lire.” The Ricordi (“Memories” or “Records”) span from 1 July 1647 to 27 January 1696, that is, until one year before Redi’s death. With remarkable precision, Francesco recorded not only his income and expenses but also gifts given and received, as well as his relationships—primarily financial, though not exclusively so—with his correspondents in Arezzo and throughout the rest of Italy. These notes reveal many facets of Redi’s personality. They show, for example, that he was an indefatigable seeker of ancient and rare books for his library, whose holdings ranged from literature to science and every other branch of knowledge. The Ricordi also indicate that Redi received from the Inquisitor of Florence certain “prohibited” books, which the scientist was permitted to keep for three years by means of a special license. Under the entry dated 14 September 1659, it is recorded that Francesco attended a dinner of the Accademia della Crusca and, on the same day, sent his father “900 scudi in order to pay for the Villa degli Orti, purchased in Arezzo from Signor Cavaliere Lazzaro Nardi.

Stanza 2 - Sezione 1

Sezione 1 - Francesco, le ricordanze e la genealogia

Primogenito di nove figli - quattro maschi e cinque femmine, tutte monache - di Gregorio e di Cecilia de’ Ghinci, Francesco nacque ad Arezzo il 18 (o forse 25) febbraio 1626 e fu battezzato nella Chiesa di S. Maria della Pieve. Il padre era un medico affermato, che nel 1642 si trasferì con la famiglia a Firenze, ottenendo la cittadinanza fiorentina e svolgendo anche le funzioni di archiatra granducale.
La famiglia, di origine quattrocentesca, faceva parte del patriziato cittadino già dal 1640 con un proprio stemma, raffigurante sei guglie in oro, nonché proprietaria di vari possedimenti a cui poi si aggiunse la villa degli Orti e il palazzo in Borgo Maestro.
Nel 1672 Gregorio, con i figli Diego e Giovanbattista, si ritirarono ad Arezzo, lasciando Francesco solo a Firenze. Lui, d’altro canto, aveva già iniziato la professione medica, seguendo le orme del padre, ed era già stato accettato nei circoli letterari fiorentini e negli ambienti di Corte.
Per buona parte della sua vita il Redi redige una sorta di diario, ordinato cronologicamente, in cui annota, meticolosamente, le spese sostenute, le vendite, le concessioni che gli vengono riconosciute. Il Libro dei Ricordi è, inoltre, un testo particolarmente significativo poiché rivela anche le relazioni con familiari, collaboratori, membri della Corte, colleghi ed eruditi.

Section 1 - Francesco: Records and Genealogy

The eldest of nine children—four sons and five daughters, all of whom became nuns—born to Gregorio and Cecilia de’ Ghinci, Francesco was born in Arezzo on 18 (or perhaps 25) February 1626 and was baptized in the Church of Santa Maria della Pieve. His father was an established physician who, in 1642, moved with his family to Florence, obtained Florentine citizenship, and served as Grand-Ducal Archiater.
The family, whose origins dated back to the fifteenth century, had belonged to the city’s patriciate since 1640 and possessed its own coat of arms depicting six golden spires. It owned several properties, later augmented by the Villa degli Orti and a palace in Borgo Maestro.
In 1672 Gregorio, together with his sons Diego and Giovan Battista, retired to Arezzo, leaving Francesco alone in Florence. By then, he had already embarked upon his medical career, following in his father’s footsteps, and had been admitted into Florentine literary circles and the Court milieu.
For much of his life, Redi kept a kind of chronologically ordered diary in which he meticulously recorded expenses, sales, and privileges granted to him. The Libro dei Ricordi (Book of Records) is particularly significant, as it also reveals his relationships with family members, collaborators, members of the Court, colleagues, and scholars.

Stanza 2 - Sezione 1 - A5 - A6

Libro d’oro del patriziato della città di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

490x400 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Arezzo Patrizzi tomo II, cc. 56-64

Albero genealogico Redi, messo a punto alla metà del Settecento, in conseguenza dell’emanazione della Legge per regolamento della nobiltà e cittadinanza del 1750, nel quale sono ascritti con decreto del 14 giugno 1756, che assegna l’origine della famiglia al notaio Antonio, vissuto tra il 1470 circa e il 1517, trisavolo di Francesco. Nella genealogia familiare il nome di Francesco (sotto il nome di Gregorio e della moglie Cecilia Ghinci) non figura poiché non assicurò discendenti maschi per la continuità della famiglia. Si legge invece quella di Diego, che ebbe tre figli maschi.

Genealogical tree of the Redi family, compiled in the mid-eighteenth century following the promulgation of the Law Regulating Nobility and Citizenship of 1750. By decree of 14 June 1756, the document traces the family’s origin to the notary Antonio Redi, who lived approximately between 1470 and 1517 and was the great-great-grandfather of Francesco. Within this family genealogy, the name of Francesco does not appear beneath that of Gregorio and his wife Cecilia Ghinci, since he did not produce male heirs to ensure the continuation of the family line. The genealogy instead records that of Diego, who had three sons.

Libro dei ricordi di Gregorio di Francesco Redi

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

350x240 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Fondo Redi, 10

Filza di ricordi di Gregorio di Francesco Redi contenente scritte di doti, permute, acquisti e vendite di beni, istituzione di canonicati, dal 1636 al 1692. Alle cc. 68v.-69r. si legge il testo relativo alla Compra del podere degli Orti. Francesco, fino agli ultimi anni, continuò a coltivare la segreta aspirazione (destinata a rimanere tale visto che invece morì a Pisa) di ritirarsi nella sua splendida villa degli Orti, per passarvi “in quiete ed in pace” gli ultimi giorni della sua vita. La villa e il terreno circostante fu acquistata dal padre di Francesco, Gregorio, il 26 settembre 1659, al prezzo di 6.500 scudi, da Antonio e Pietro Paolo Nardi, figli di Lazzaro. La cifra pattuita venne in parte saldata al momento del contratto mentre Gregorio si impegnò a pagare la restante parte entro 4 anni alla sorella di Lazzaro, Anna. La donna, in realtà, andò in sposa ad uno dei figli di Gregorio, Giovan Battista, estinguendo così il debito pregresso e portando in dote anche l’altro palazzo di Borgo Maestro, situato in Corso Italia 124.

File of records compiled by Gregorio, son of Francesco Redi, containing documents relating to dowries, exchanges, purchases and sales of property, and the establishment of canonries, dating from 1636 to 1692. On fols. 68v–69r the text concerning the purchase of the estate known as podere degli Orti can be read. Until his final years, Francesco continued to cultivate the private aspiration—ultimately unrealized, since he died in Pisa—of retiring to his splendid Villa degli Orti in order to spend there, “in quiet and in peace,” the last days of his life. The villa and its surrounding land were purchased by Francesco’s father, Gregorio, on 26 September 1659 for the sum of 6,500 scudi from Antonio and Pietro Paolo Nardi, sons of Lazzaro. Part of the agreed amount was paid at the time of the contract, while Gregorio undertook to settle the remaining balance within four years to Lazzaro’s sister, Anna. In fact, Anna later married one of Gregorio’s sons, Giovan Battista, thereby extinguishing the outstanding debt and bringing as her dowry the other palace in Borgo Maestro, located at Corso Italia 124.

Stanza 1- Sezione 2 - A7 - A9

Copia del testamento solenne del sig. Balì Francesco Saverio Redi del 5 febbraio 1817 n. 0735

Sec. XIX, manoscritto cartaceo

42 cc.; 212x302 mm.

Archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo, Eredità Redi, n. 0735

Il testamento del 1817 del Balì Francesco Saverio, come ultimo esponente della famiglia Redi, rappresenta uno dei atti più significativi dell’eredità familiare, poiché consente di conoscere dove furono trasferiti gli innumerevoli beni patrimoniali della dinastia, tra questi, l’ingente biblioteca familiare. Il documento è conservato per l’Archivio storico della Fraternita, che conserva all’interno innumerevoli atti testamentari di cittadini aretini.

The 1817 will of Balì Francesco Saverio, the last representative of the Redi family, constitutes one of the most significant documents concerning the family’s legacy, as it makes it possible to determine where the dynasty’s considerable patrimonial assets were transferred, among them the substantial family library. The document is preserved in the Historical Archive of the Fraternita dei Laici, which holds numerous testamentary records of citizens of Arezzo.

Inventario della Libreria Redi nel 1820 pervenuta parte all’Accademia e parte alla Fraternita per atto di notaro del 14 settembre 1820

Sec. XIX, manoscritto cartaceo

[44] cc.; 215x310 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Filza Biblioteca e Museo, n. 8

Conseguentemente alla volontà testamentaria di Francesco Saverio e alle vicende di gestione ereditaria da parte dell’Accademia Petrarca e la Fraternita dei Laici fu redatto un rigoroso inventario che stabilì quali erano le pubblicazioni che i due Enti si sarebbero spartiti. L’atto, datato 6 luglio, fu redatto da ser Ranieri del fu Girolamo Lanfranchi Chiccoli che, insieme ai testimoni, si riunirono nella “casa di ultima abitazione del predetto sig. Balì Francesco Zaverio Redi posta in questa città di Arezzo in Borgo Maestro n. 596”.

Following the testamentary wishes of Francesco Saverio and the subsequent arrangements for the management of the inheritance by the Accademia Petrarca and the Fraternita dei Laici, a meticulous inventory was drawn up to determine which publications were to be divided between the two institutions. The document, dated 6 July, was drafted by ser Ranieri, son of the late Girolamo Lanfranchi Chiccoli. Together with the witnesses, he convened in the “house of the late residence of the aforementioned Signor Balì Francesco Zaverio Redi, located in the city of Arezzo, in Borgo Maestro, no. 596.

Francesco Saverio Redi, Ultima testamentaria disposizione del sacerdote Francesco Zaverio Redi patrizio aretino ottavo Balì stefaniano ed ultimo rampollo della sua illustre famiglia da circa seicento anni proveniente da Madrid col casato Del Reda come si prova da notizie in antico venute da quella città e da un documento esistente nei libri del pubblico archivio aretino dove comparisce per il primo della famiglia poi detta Redi un tale Leffo Del Reda che godeva i primi onori del magistrato.

In Arezzo, per Caterina Loddi e figlio Bellotti, 1820

25 p., 29 cm

Biblioteca Città di Arezzo, MAG III 19

Il titolo del piccolo libretto scelto da Saverio fa riferimento ad un’antica origine nobile straniera, che riporta a circa seicento anni l’antichità della famiglia, con evidente esagerazione. Risulta assai poco probabile poiché non esistono documenti che attestino la famiglia prima del 1384, così come sembra non verosimile l’origine madrilena. La pubblicazione del testo fu fortemente voluta da Francesco Saverio che scelse la tipografia aretina di Caterina e dei suoi figli, successori del capostipite, Michele Bellotti.
Nelle mani del gesuita Francesco Saverio si concentrò il grosso delle sostanze rediane ossia, come lui stesso afferma, un “non indifferente patrimonio”, elencato in questa pubblicazione.

The title of the small booklet chosen by Saverio refers to an alleged ancient foreign noble origin, attributing to the family an antiquity of about six hundred years—an evident exaggeration. This claim appears highly unlikely, as no documents attest to the existence of the family prior to 1384; likewise, the supposed Madrilenian origin seems implausible. The publication of the text was strongly promoted by Francesco Saverio, who chose the Aretine printing house of Caterina and her sons, successors of the founder Michele Bellotti. In the hands of the Jesuit Francesco Saverio was concentrated the greater part of the Redi family’s assets—what he himself describes as a “not inconsiderable patrimony”—listed in this publication.

Stanza 1- Sezione 2

Sezione 2 - La Libreria rediana

Nel 1817 l’ultimo rappresentante della famiglia Redi, Francesco Saverio, Zaverio o Xaverio, (1751-1820), lasciò in eredità l’intera raccolta alla nascente Accademia Petrarca, mentre i manoscritti furono destinati alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Non essendo, però, l’Accademia in grado di adempiere agli atti richiesti per la mancanza di una sede adatta, l’eredità Redi trovò sede, provvisoriamente, presso la Fraternita dei Laici, in attesa che venisse individuato un luogo adatto per gli accademici aretini. Una volta che, nel 1828, gli fu affidata la sede dell’ex convento benedettino della Badia, l’Accademia richiese l’intera eredità Redi che la Fraternita, però, non concesse.
A seguito del contenzioso tra questi due enti, nel 1830, fu deciso per una ripartizione equa e netta dei testi a stampa della donazione: 1.928 volumi di opere complete, 124 di spezzature e 295 di opuscoli per ciascuna istituzione. Molti di questi conservano le note di possesso e annotazioni autografe del Redi.
Nella Biblioteca di Arezzo sono conservati incunaboli e edizioni a stampa post 1501, particolarmente pregevoli e rari, che il Redi acquistò presso gli editori e librari italiani, con cui intratteneva un fitto carteggio finalizzato all’implementazione della sua libreria. Altri testi furono donati all’Archiatra da amici, scienziati e letterati che ritenevano il suo giudizio particolarmente vincolante. Successivamente la raccolta si arricchì grazie ai suoi discendenti familiari.

Section 2 - The Redi Library

In 1817 the last representative of the Redi family—Francesco Saverio, Zaverio or Xaverio (1751–1820)—bequeathed the entire collection to the newly established Accademia Petrarca, while the manuscripts were assigned to the Biblioteca Laurenziana in Florence. Since the Academy lacked a suitable premises and was therefore unable to fulfill the requirements of the bequest, the Redi inheritance was provisionally deposited with the Fraternita dei Laici, pending the identification of an appropriate seat for the Aretine academy. When, in 1828, the Academy was granted the premises of the former Benedictine convent of the Badia, it requested the transfer of the entire Redi bequest. The Fraternita, however, refused to relinquish it.
Following the dispute between the two institutions, a settlement was reached in 1830 providing for an equal and definitive division of the printed works included in the donation: 1,928 volumes of complete works, 124 fragmentary volumes, and 295 pamphlets for each institution. Many of these items still preserve Redi’s ownership inscriptions and autograph annotations.
The Library of Arezzo preserves incunabula as well as printed editions produced after 1501, many of them particularly rare and valuable. Redi acquired these works from Italian printers and booksellers with whom he maintained an extensive correspondence aimed at expanding his library. Other volumes were presented to the Archiater by friends, scientists, and men of letters who regarded his judgment as especially authoritative. The collection was later further enriched by subsequent generations of the Redi family.

Stanza 1- Sezione 2 - C1 - C3

Severino, Marco Aurelio, Zootomia Democritaea: idest, Anatome generalis totius animantium opificii, libris quinque distincta, quorum seriem sequens facies delineabit ... Marci Aurelii Severini.

Noribergae, literis Endterianis, 1645

[24], 408, [34] p., [1] carta di tav., ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, III 60

Il libro riporta una fondamentale opera di anatomia comparata scritta dal medico e chirurgo calabrese Marco Aurelio Severino (1580-1656), considerata come la prima opera moderna dedicata all'anatomia comparata, poiché l’autore studia e confronta la conformazione di diverse specie animali, non limitandosi a quella umana. Nell’antiporta calcografica la nota manoscritta “Francisco Redi Arretino d. dedit Serenissimus Magnus Dux Etruriae Ferdinadus secudus anno 1660” che testimonia che il libro fu donato dal granduca Ferdinando II al medico.

This volume contains a fundamental work of comparative anatomy written by the Calabrian physician and surgeon Marco Aurelio Severino (1580–1656). It is regarded as the first modern treatise devoted to comparative anatomy, since the author studies and compares the anatomical structure of different animal species rather than limiting his observations to the human body alone. On the engraved frontispiece appears the handwritten note: “Francisco Redi Arretino d. dedit Serenissimus Magnus Dux Etruriae Ferdinadus secudus anno 1660,” attesting that the book was presented to the physician by Grand Duke Ferdinando II.

Ulisse Aldrovandi, De animalibus insectis libri septem cum singulorum iconibus ad viuum expressis. Auctore Ulysse Aldrovando ... Cum indice copiosissimo.

Denuò impress. Bonon. [Bologna], apud Clementem Ferronium, 1638.

[12], 767, [45] p., ill., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, I°30

Seconda edizione illustrata del testo di Aldrovandi, che consacrò l'entomologia come scienza. Testo arricchito da uno splendido frontespizio calcografico, con una cornice architettonica popolata da figure allegoriche e putti sormontata dalle armi del dedicatario Francesco Maria II, duca di Urbino. Il testo appartenne alla libreria Redi, così come risulta dall’Inventario del 1820.

Second illustrated edition of Aldrovandi’s text, which established entomology as a scientific discipline. The volume is enhanced by a splendid engraved frontispiece, featuring an architectural frame populated with allegorical figures and putti, surmounted by the coat of arms of the dedicatee, Francesco Maria II, Duke of Urbino. The book belonged to the Redi library, as recorded in the 1820 inventory.

Archimedes, Archimēdous Panta sōzomena. Archimedis opera quae extant. Novis demonstrationibus commentariisque illustrata. Per Davidem Rivaltum a Flurantia Coenomanum ... Operum catalogus sequenti pagina habetur.

Parisjis, apud Claudium Morellum, via Iacobaea, ad insigne Fontis, 1615

[44], 549 [i.e. 551], [1] p., ill., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, T 86

Si tratta della più importante edizione seicentesca delle opere di Archimede, tradotte dal latino al greco e commentate da David Rivault, fondamentale per l'epoca della rivoluzione scientifica e per le indagini che caratterizzano le nuove scienze del XVII secolo. Sul front. nota di possesso ms. “Ant[oniu]s Nardij” e all’interno numerose note interlineari di mano di Antonio Nardi. L’annotazione manoscritta testimonia come, dal matrimonio tra Anna Nardi e Giovan Battista Redi, fossero confluiti numerosi libri e manoscritti nella già ricca libreria Redi che erano appartenuti ad Antonio Nardi (1598-1649 circa), corrispondente di Galilei e autore delle Scene Accademiche, un commentario matematico proprio sulle opere di Archimede.

This is the most important seventeenth-century edition of the works of Archimedes, translated from Latin into Greek and annotated by David Rivault. It was a fundamental text during the era of the Scientific Revolution and for the inquiries that shaped the emerging sciences of the seventeenth century. On the frontispiece appears the handwritten ownership note “Ant[oniu]s Nardij”, and within the volume are numerous interlinear annotations in the hand of Antonio Nardi. The manuscript notes testify that, following the marriage of Anna Nardi and Giovan Battista Redi, many books and manuscripts formerly owned by Antonio Nardi (c. 1598–1649)—correspondent of Galileo and author of the Scene Accademiche, a mathematical commentary on the works of Archimedes—were incorporated into the already substantial Redi library.

Stanza 1- Sezione 3 - A10 - A15

Lettere e minute di Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

52 cc.; 216x287 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 253

Manoscritto composito di varie missive e minute inviate dal Redi. A c. 41r. si legge un dispaccio, datata 19 maggio 1687, indirizzata a Giovan Battista Naselli, gesuita e rettore del Collegio di Arezzo, in cui gli manda dei libri, per il tramite del fratello Giovan Battista, per la costituzione della Biblioteca del Collegio dei Gesuiti di Arezzo. Nel corso degli anni il Redi continuerà ad accrescere sia questa che la nascente Biblioteca pubblica della Fraternita dei Laici di Arezzo, nucleo documentario fondante dell’attuale Biblioteca di Arezzo, che ebbe origine dalla donazione del medico Girolamo Turini all’inizio del XVII secolo.

Composite manuscript comprising various letters and drafts sent by Redi. On fol. 41r appears a dispatch dated 19 May 1687, addressed to Giovan Battista Naselli, Jesuit and rector of the College of Arezzo, in which Redi sends books—through his brother Giovan Battista—for the establishment of the Library of the Jesuit College of Arezzo. Over the years, Redi continued to expand both this library and the emerging Public Library of the Fraternita dei Laici of Arezzo, the foundational collection of the present-day Library of Arezzo, which originated from the donation made by the physician Girolamo Turini at the beginning of the seventeenth century

Giovanni Pico della Mirandola, Le Sette sposizioni del S. Giovanni Pico de la Mirandola intitolate Heptaplo, sopra i sei giorni del Genesi. Tradotte in lingua Toscana da m. Antonio Buonagrazia canonico di Pescia e da m. Pompeo de la Barba raccolte in brevi somme con una Pistola del medesimo al decano di Lucca che e l'epilogo di tutta l'opera.

In Pescia, 1555 (appresso Lorenzo Torrentino stampator ducale, 1555)

158 p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, CONV 1045

Frontespizio entro cornice xilografica manieristica contenente lo stemma dei Medici e la veduta di Firenze e nota di possesso manoscritta “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi”. Si tratta di uno degli esemplari che il Redi donò al Collegio aretino. La nuova scuola gesuitica fu fondata ad Arezzo il 2 gennaio 1687 e, grazie all’intercessione del Redi e di Andrea Poltri, furono create 6 classi per le principali materie: teologia, filosofia e retorica insegnate da membri dell’ordine, mentre umanità, abaco e grammatica da docenti aretini laici. La biblioteca che si era costituita all’interno dell’edificio di Sant’Ignazio, rimase ai Gesuiti fino alla soppressione dell’ordine nel 1773, poi passò ai Vallombrosani, poi Scolopi e infine confluita al Convitto Nazionale, che, infine, l’ha ceduta in deposito perpetuo alla Biblioteca di Arezzo.

Frontispiece within a mannerist woodcut frame, featuring the Medici coat of arms and a view of Florence, with a handwritten ownership note: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi.” This is one of the copies that Redi donated to the Jesuit College in Arezzo. The new Jesuit school was founded in Arezzo on 2 January 1687. Thanks to the intercession of Redi and Andrea Poltri, six classes were established for the principal subjects: theology, philosophy, and rhetoric taught by members of the Order, and humanities, arithmetic, and grammar taught by Aretine lay instructors. The library established within the Sant’Ignazio building remained in the hands of the Jesuits until the suppression of the Order in 1773. It then passed to the Vallombrosans, later to the Scolopi, and ultimately was incorporated into the Convitto Nazionale, which eventually placed it on permanent deposit with the Library of Arezzo.

Stefano Lorenzini, Osservazioni intorno alle torpedini fatte da Stefano Lorenzini fiorentino e dedicate al serenissimo Ferdinando III principe di Toscana

Firenze, per l'Onofri, 1678

[4], 136p., 5 c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVI B 125

Stefano Lorenzini (n. 1652) fu uno degli allievi del Redi. Pubblicò quest’unico testo, che fu un esempio straordinario di approfondimento di anatomia e fisiologia animale. L’autore, presentando l’opera, la definì come lo sviluppo degli studi dei suoi due maestri: Niccolò Stenone e l’’amatissimo maestro’ Francesco Redi, tanto che alcuni eruditi del tempo sostenevano che dietro gli scritti di Lorenzini si celasse piuttosto la penna dell’aretino. Esemplare donato dal Redi alla Biblioteca gesuitica di Arezzo come si evince dal frontespizio con la nota di possesso: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi”.

Stefano Lorenzini (b. 1652) was one of Redi’s students. He published this sole work, an extraordinary example of in-depth study in animal anatomy and physiology. In presenting the work, Lorenzini described it as the continuation of the studies of his two masters: Niccolò Stenone and his “beloved teacher” Francesco Redi. Indeed, some scholars of the time suggested that behind Lorenzini’s writings lay the hand of the Aretine himself. This copy was donated by Redi to the Jesuit Library of Arezzo, as indicated on the frontispiece by the ownership note: “Bibl. Collegij Aretini Societatis Jesu ex dono Francisci Redi.”

Pietro Lasena, Dell'antico ginnasio napoletano. Opera posthuma di Pietro Lasena dedicata all’eminentissimo signore cardinale Barberini

In Napoli, a spese di Carlo Porpora, [post 1688]

[22], 229, [3] p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, CONV 1841

L’opera è un importante trattato del 1641 scritto dall’erudito napoletano Pietro Lasena (1590-1637), membro dell'Accademia degli Oziosi e vicino alla cerchia dell'Accademia dei Lincei. Il testo costituisce una testimonianza del rinnovato interesse degli studi antiquari sullo sport. Il frontespizio è costituito da una cornice allegorica incisa in rame. L’esemplare esposto fu donato alla Biblioteca dei Gesuiti di Arezzo dal Redi, come testimonia la nota autografa di possesso “Alla Libreria de Padri Giesuiti di Arezzo. Francesco Redi”.

This work is an important 1641 treatise by the Neapolitan scholar Pietro Lasena (1590–1637), a member of the Accademia degli Oziosi and associated with the circle of the Accademia dei Lincei. The text provides evidence of the renewed antiquarian interest in the study of sport. The frontispiece features an allegorical copperplate frame. The exhibited copy was donated by Redi to the Jesuit Library of Arezzo, as indicated by the handwritten ownership note: “Alla Libreria de Padri Giesuiti di Arezzo. Francesco Redi.”

Del Papa Giuseppe, Della natura dell'umido, e del secco, lettera all'illustrissimo sig. Francesco Redi scritta da Giuseppe Del Papa da Empoli

Firenze, per Vincenzo Vangelisti, 1681

220 p., [1] c. di tav., ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo Q 15

L’autore (1648 -1735) è stato un medico e lettore di logica. Nel 1677 ha la cattedra di medicina e, morto il Redi, gli succede come archiatra di Cosimo III, poi di Gian Gastone de’ Medici. Sul frontespizio nota manoscritta autografa del Redi “Illustrissimi domini Francisci Redi Bibliothece Aretine ex munito”. Si tratta, quindi, di uno dei testi che il Redi donò alla prima Biblioteca pubblica della città, situata in piazza Grande nel palazzo della Fraternita dei Laici.

The author (1648–1735) was a physician and lecturer in logic. In 1677 he held the chair of medicine and, following Redi’s death, succeeded him as court physician (archiatra) first to Cosimo III and later to Gian Gastone de’ Medici. On the frontispiece appears Redi’s autograph ownership note: “Illustrissimi domini Francisci Redi Bibliothece Aretine ex munito.” This is therefore one of the volumes that Redi donated to the first public library of the city, located in Piazza Grande within the Palazzo della Fraternita dei Laici.

Federigo Nomi, Poesie e notizie aretine antiche

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

75 c.; 145x208 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 21

Federigo Nomi (1633-1705) dopo aver preso gli ordini sacerdotali, da Sansepolcro passò a insegnare la grammatica ad Arezzo, dove fu al servizio del vescovo Salviati. Entrato in contatto con Francesco Redi e con Antonio Magliabechi, che ne apprezzarono le qualità letterarie, fu introdotto alla corte medicea. Nel 1682, inviso dai colleghi dell’Ateneo, il Nomi fu nominato pievano di Monterchi e allontanato da Pisa. Il manoscritto poligrafo conserva gli scritti del Nomi fino alla c. 25r., con 4 sonetti, 2 canzoni, 1 ode e 1 lettera. Alla carta 1 sonetto" Redi, poichè a’ tuoi detti il bere è sano " nel quale si loda il vino come portatore di salute fisica e di stimolo per lo scrivere.

Federigo Nomi (1633–1705), after taking holy orders, moved from Sansepolcro to teach grammar in Arezzo, where he served under Bishop Salviati. Through his contact with Francesco Redi and Antonio Magliabechi, who admired his literary talents, he was introduced to the Medici court. In 1682, disliked by his colleagues at the University, Nomi was appointed parish priest of Monterchi and removed from Pisa. The polygraphic manuscript preserves Nomi’s writings up to fol. 25r., including four sonnets, two canzoni, one ode, and one letter. On fol. 1 appears the sonnet “Redi, poichè a’ tuoi detti il bere è sano,” in which wine is praised both as a promoter of physical health and as an inspiration for writing.

Stanza 1- Sezione 3

Sezione 3 - Il legame indissolubile con Arezzo

Redi non si sposò e non ebbe figli a Firenze. Forse per questo motivo rimase per tutta la vita profondamente legato alla sua patria. Molte erano le famiglie aretine che si rivolgevano a lui per affidargli degli affari da sbrigare a Firenze ed era quasi scontato che egli fosse il referente di Corte per qualsiasi necessità cittadina. Dichiarò spesso la sua aretinità e guardò sempre con molta benevolenza alle istituzioni accademiche, culturali e religiose della città, inviando in continuazione ad Arezzo denaro, libri e cimeli. In particolare, contribuì con ripetute donazioni di libri all’incremento della Biblioteca della Fraternita dei Laici e alla costituzione della biblioteca del nuovo Collegio impiantato dai Gesuiti ad Arezzo nel 1687.
Il cortigiano Redi, essendosi guadagnato un forte ascendente nella vita culturale toscana della seconda metà del XVII secolo, divenne anche il punto di riferimento di tanti corrispondenti aretini, come l’anghiarese Federigo Nomi e il decano Giovan Battista Capalli. Redi, inoltre, partecipò alla fondazione dell’Accademia dei Forzati Arcadi di Arezzo nel 1692 con il nome di Anicio Traustio e fu proprio lui ad approvare l’emblema di quest’accademia.

Section 3 - The Unbreakable Bond with Arezzo

Redi never married and had no children in Florence. Perhaps for this reason he remained deeply attached to his native city throughout his life. Many families from Arezzo turned to him to entrust him with matters to be handled in Florence, and it was almost taken for granted that he served as the court’s point of contact for any civic need. He frequently affirmed his identity as an Aretine and consistently showed great goodwill toward the city’s academic, cultural, and religious institutions, continually sending money, books, and mementos to Arezzo.

In particular, through repeated donations of books he contributed to the expansion of the Library of the Fraternita dei Laici and to the establishment of the library of the new college founded by the Jesuits in Arezzo in 1687.
As a courtier, Redi gained considerable influence in the cultural life of Tuscany in the second half of the seventeenth century and became a point of reference for many correspondents from Arezzo, including Federigo Nomi of Anghiari and the dean Giovan Battista Capalli. He also took part in the founding of the Accademia dei Forzati Arcadi of Arezzo in 1692 under the name Anicio Traustio, and it was he who approved the emblem of the academy.

Stanza 1- Sezione 3 - E1 - E3

Impresa e motto dell’Accademia dei Forzati di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

77 c.; 200x140 mm.

Archivio di Stato di Arezzo, Manoscritti Albergotti, CV 74 – ex 126

Giovan Battista Capalli (1623-1695) fu una figura di spicco nell’accademia aretina e principale promotore dell’aggregazione dei Forzati Arcadi, a partire dalle sue corrispondenze con Francesco Redi. Nel 1683, all’atto della fondazione dell’Accademia aretina, lo stemma e il motto dell’istituzione erano stati approvati da Redi in persona, dalla proposta del giovane accademico Valerio Subiani. Egli, infatti, propose l’immagine di un girasole rivolto verso il sole sormontato da un cartiglio e la frase ‘Par douce violence’, il che significa: come il sole attrae verso di sé i girasoli, così ‘con dolce violenza’, gli accademici sono forzati a comporre versi con l’obbligo della rima. L’Accademia Forzata nasce in Arezzo nel 1693, di cui il primo ascritto sarà proprio il Redi a cui poi, inseguito, si aggiungerà anche il nipote prediletto, il Balì Gregorio.

Giovan Battista Capalli (1623–1695) was a prominent figure in the Aretine Academy and the main promoter of the aggregation of the Forzati Arcadi, based on his correspondence with Francesco Redi. In 1683, at the founding of the Aretine Academy, the institution’s emblem and motto were personally approved by Redi, following a proposal by the young academic Valerio Subiani. Subiani suggested the image of a sunflower turned toward the sun, surmounted by a scroll bearing the phrase “Par douce violence,” meaning: just as the sun attracts sunflowers, so “with gentle force” the academics are compelled to compose verses, bound by rhyme. The Accademia Forzata was established in Arezzo in 1693, with Redi as its first member. Later, his favored nephew, the Balì Gregorio, would also join the Academy.

Giovanni Battista Capalli, Il capitano della fede San Donato vescovo martire e protettore d'Arezzo panegirico di Gio. Battista Capalli nobile aretino decano della Cattedrale, consultore del S. Officio e protonotario apostolico, dedicato all’illustr. et eccellent. sig. d. Agostino Chigi principe di Farnese

In Arezzo, nella nuova Stamperia di Lazzaro Loreti, 1689

18, [2] p., [1] c. di tav., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, MA V 8

L’edizione fu pubblicata nell’unica tipografia attiva ad Arezzo a fine Seicento che inaugurava la propria attività proprio con l’uscita del testo di Capalli. L’autore, di origine savinese, scrisse la storia di s. Donato e di altri martiri aretini, in occasione dell’arrivo del Chigi ad Arezzo, su incarico del vescovo Attavanti. Capalli, oltre a pubblicare numerosi testi devozionali, fu anche uno dei principali promotori della nascita dell’Accademia dei Forzati, tanto che gli accademici si riunivano in forma privata proprio a casa sua.

The edition was published by the only active printing house in Arezzo at the end of the seventeenth century, which inaugurated its activity with the release of Capalli’s text. The author, originally from Sansepolcro, wrote the history of St. Donato and other Aretine martyrs on the occasion of the arrival of the Chigi family in Arezzo, commissioned by Bishop Attavanti. In addition to publishing numerous devotional works, Capalli was also one of the principal promoters of the Accademia dei Forzati, so much so that the academics would meet privately in his home.

Federigo Nomi, Poesie liriche di Federigo Nomi all'illustriss. sig. pad. col. il sig. Francesco Redi

In Perugia, per Sebastiano Zecchini, [1666]

242, [4] p., 12°

Biblioteca Città di Arezzo U 73

Prima opera del Nomi che con questo testo ebbe una notevole fama che lo portò ad essere eletto, nel 1670, come rettore del collegio ducale a Pisa e, più tardi, professore di diritto feudale in quell'università. Precedentemente era stato insegnante nella prima Scuola di Umanità di Arezzo. Il frontespizio riporta lo stemma del Redi, a cui Nomi dedicò l’opera, visto che il medico perfezionò alcune delle composizioni contenute all’interno di questa pubblicazione, scritte per la famiglia Medici, per i personaggi della vita civile e religiosa aretina, nonché per gli esponenti del mondo letterario toscano e fiorentino.

This was Nomi’s first work, which earned him considerable recognition and led to his election in 1670 as rector of the ducal college in Pisa, and later as professor of feudal law at the same university. Previously, he had taught at the first School of Humanities in Arezzo. The frontispiece bears the Redi coat of arms, to whom Nomi dedicated the work, as the physician refined several of the compositions contained in this publication. These texts were written for the Medici family, for prominent figures of civil and religious life in Arezzo, and for leading representatives of the Tuscan and Florentine literary circles.

Stanza 2 - Sezione 4

Sezione 4 - Dalle vipere in poi: le opere scientifiche

Nel panorama scientifico italiano ed europeo seicentesco l’aretino Redi fu un protagonista di primo piano. Le sue ricerche naturalistiche, anatomiche e fisiologiche accolsero la grande tradizione galileiana, estendendo il metodo delle ‘sensate esperienze’ dall’ambito delle scienze fisico-matematiche a quello della medicina e delle scienze della vita.
Il medico fu particolarmente noto per aver sfatato la tradizione della generazione spontanea degli insetti dimostrando che dalle carni putrefatte non nasceva nulla se un insetto non vi deponeva le uova. Le sue descrizioni metodiche dei parassiti, inoltre, costituiscono il primo embrione della parassitologia. Gli interessi scientifici del Redi raggiungono l’apogeo nel decennio 1657-67, cioè negli anni dell’Accademia del Cimento, di cui è membro autorevole. La sua prima pubblicazione del 1664 rappresenta una notizia sensazionale per l’epoca, poiché, con evidenza di fatti, riesce a spodestare l’immensa letteratura medievale e una serie di usanze della vecchia medicina.

Section 4 - From Vipers Onward: The Scientific Works

Within the seventeenth-century Italian and European scientific landscape, the Aretine Redi was a leading figure. His naturalistic, anatomical, and physiological research embraced the great Galilean tradition, extending the method of sensate esperienze (“sensible experiments”) from the realm of physical-mathematical sciences to medicine and the life sciences. Redi became particularly renowned for disproving the long-held belief in the spontaneous generation of insects, demonstrating that nothing emerged from decaying flesh unless a insect had deposited its eggs. His methodical descriptions of parasites also constitute the earliest foundations of parasitology. Redi’s scientific interests reached their peak during the decade 1657–1667, coinciding with his active membership in the Accademia del Cimento. His first publication of 1664 caused a sensation for the time, as it challenged the vast body of medieval literature and overturned numerous customs of traditional medicine through the clear presentation of empirical evidence.

Stanza 2 - Sezione 4 - F1 - F3

Francesco Redi, Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle, che ci son portate dall'Indie fatte da Francesco Redi e scritte in una lettera al reverendissimo padre Atanasio Chircher della Compagnia di Giesù

In Firenze, all'insegna della Nave, 1671

[8], 152 p., 6 carte di tav.: ill. calcog.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 70

Prima rara edizione. In questo importante testo, dedicato al Kircher, Redi intensifica il proprio attacco ad alcuni presunti rimedi farmacologici del tempo, confutando le assurde credenze divulgate dai missionari sulle virtù di nuove specie botaniche e zoologiche rinvenute nelle Americhe e in Asia. Di particolare interesse la disamina sulle pietre prelevate dalle teste di alcune specie di serpenti, cui il Kircher aveva dato fede sostenendo che sarebbero state capaci di assorbire miracolosamente ogni tipo di veleno. Redi ne dimostrò la totale inefficacia e mise al bando le improbabili virtù attribuite a numerose bizzarrie esotiche. Le belle tavole riproducono il Finocchio dalla China, il Pepe di Ciapa, L'Albero delle Vaniglie ma anche le pietre dei serpenti Cobra e Iguana. Frontespizio in rosso e nero e stemma calcografico dei Medici.

First rare edition. In this important work, dedicated to Kircher, Redi intensifies his critique of certain purported remedies of the time, refuting the absurd beliefs spread by missionaries regarding the virtues of newly discovered botanical and zoological species from the Americas and Asia. Of particular interest is his analysis of the stones extracted from the heads of certain snake species, which Kircher had claimed could miraculously absorb all kinds of poison. Redi demonstrated their complete ineffectiveness and rejected the improbable virtues attributed to numerous exotic curiosities. The fine plates depict the Fennel from China, the Pepper of Ciapa, the Vanilla Tree, as well as the stones of Cobra and Iguana snakes. The frontispiece is printed in red and black, and features the engraved Medici coat of arms.

Francesco Redi, Lettera intorno all'invenzione degli occhiali scritta da Francesco Redi all'Illustriss. signor Paolo Falconieri

In Firenze, per Francesco Onofri Stampatore Granducale, 1678

14 p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, MA IV 15

Il testo, che si ritiene essere la prima monografia a stampa sugli occhiali, costituisce una dotta dissertazione intorno alla scoperta e all'utilizzo di questo oggetto, con richiami ai grandi scienziati e sapienti del suo tempo, da Galileo Galilei a Carlo Dati, con numerosi riferimenti letterari. Anche in questo caso il Redi scelse di inserire l’impresa dell’Accademia della Crusca e non quella del Cimento, di cui altresì faceva parte, che fu la prima accademia scientifica sperimentale europea.

The text, considered the first printed monograph on eyeglasses, constitutes a learned dissertation on the discovery and use of this instrument, with references to the great scientists and scholars of the period, from Galileo Galilei to Carlo Dati, and numerous literary citations. Once again, Redi chose to feature the emblem of the Accademia della Crusca rather than that of the Accademia del Cimento, of which he was also a member; the latter was the first European academy devoted to experimental science.

Francesco Redi, Osservazioni di Francesco Redi accademico della Crusca intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi

In Firenze, per Piero Matini, all'insegna del Lion d'oro, 1684

[8], 253 p., 26 tav.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 231

In questo testo lo scienziato aretino descrive 108 vermi, parassiti, lumache e sanguisughe. Opera sostanziale del Redi che getta le basi della parassitologia moderna. L’edizione è arricchita da 26 tavole illustrate in rame. Frontespizio stampato in rosso e nero col frullone della Crusca calcografico. Nello stesso anno e presso lo stesso tipografo, Redi fece pubblicare anche una seconda edizione, rivista e corretta da alcune inesattezze.

In this work, the Aretine scientist describes 108 worms, parasites, snails, and leeches. This substantial publication by Redi lays the foundations of modern parasitology. The edition is enhanced with 26 engraved plates. The frontispiece is printed in red and black and bears the engraved frullone emblem of the Accademia della Crusca. In the same year, and with the same printer, Redi also issued a second edition, revised and corrected to address certain inaccuracies.

Stanza 2 - Sezione 4 - A16 - A20

Francesco Redi, Osservazioni intorno alle vipere fatte da Francesco Redi gentiluomo aretino, accademico della Crusca e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo signor Lorenzo Magalotti gentiluomo della Camera del Serenissimo Granduca di Toscana

In Firenze, All'Insegna della Stella, 1664

91, [5] p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM B 16

Le Osservazioni furono il primo testo pubblicato dallo scienziato aretino utilizzando per la prima volta il metodo investigativo, individuando così il preciso rapporto di causa-effetto tra morso, ghiandole venefiche e avvelenamento per via sanguinia, mettendo, così, in dubbio le precedenti credenze sull’argomento. Sul frontespizio impresa calcografica dell’Accademia della Crusca e il motto ‘Il più bel fior ne coglie’ e dedicata all’amico Lorenzo Magalotti, cruscante, ma anche segretario dell'Accademia del Cimento.

The Osservazioni was the first text published by the Aretine scientist in which he applied the investigative method for the first time, precisely identifying the causal relationship between a bite, venom glands, and bloodborne poisoning, thereby challenging previous beliefs on the subject. The frontispiece features the engraved emblem of the Accademia della Crusca and the motto “Il più bel fior ne coglie.” The work is dedicated to his friend Lorenzo Magalotti, a member and secretary of the Accademia del Cimento, as well as a critical correspondent.

Francesco Redi, Esperienze intorno alla generazione degl'insetti fatte da Francesco Redi accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo signor Carlo Dati

In Firenze, all'insegna della Stella, 1668

[8], 228, 28 c. di tav.: ill. calcogr.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 232

Le Esperienze furono scritte dal Redi in forma epistolare ed indirizzate a Carlo Dati. Nel frontespizio l’aretino si definisce accademico della Crusca, senza menzionare quella del Cimento. Quest’opera conobbe un alto numero di ristampe, solamente cinque a Firenze entro il 1688. Con questo testo il Redi dimostrò l’erroneità delle credenze sulla generazione spontanea, polemizzando con l’opinione ufficiale della Chiesa, sostenuta dai gesuiti Atanasio Kircher e Filippo Buonanni, utilizzando un metodo rigorosamente scientifico, che anticipa la moderna biologia sperimentale.

The Esperienze was written by Redi in epistolary form and addressed to Carlo Dati. On the frontispiece, the Aretine identifies himself as a member of the Accademia della Crusca, without mentioning his affiliation with the Accademia del Cimento. This work enjoyed a high number of reprints, with five editions published in Florence alone by 1688. With this text, Redi demonstrated the fallacy of beliefs regarding spontaneous generation, challenging the official Church position supported by the Jesuits Athanasius Kircher and Filippo Buonanni. He employed a rigorously scientific method, anticipating the principles of modern experimental biology.

Francesco Redi, Esperienze intorno alla generazione degl'insetti fatte dal signor Francesco Redi e da lui scritte in una Lettera al signor Carlo Dati. Terza impressione

In Firenze, per Francesco Onofri impressor granducale, 1674

[4], 136 p., [36] c. di tav.: ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM P 40

Rara seconda edizione del testo scientifico più noto del Redi, pubblicata dal tipografo fiorentino Francesco Onofri che era stato nominato impressore granducale e teneva la sua tipografia ‘alle scale della Badia’ già dagli anni Venti del XVII secolo fino al 1678. Anche in questo caso il frontespizio riporta l’insegna calcografica dell’Accademia della Crusca di Firenze. Le tavole illustrate raffigurano insetti e piante prese in esame.

Rare second edition of Redi’s best-known scientific work, published by the Florentine printer Francesco Onofri, who had been appointed Grand Ducal printer and operated his press “alle scale della Badia” from the 1620s until 1678. As in the first edition, the frontispiece bears the engraved emblem of the Accademia della Crusca of Florence. The illustrated plates depict the insects and plants examined in the text.

Francesco Redi, Lettera di Francesco Redi sopra alcune opposizioni fatte alle sue osservazioni intorno alle vipere scritta alli signori Alessandro Moro e abate Bourdelot sig. di Conde e di S. Leger

In Firenze, nella Stamperia della Stella, 1670

47 p.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM M 56

Questo testo rappresenta la pronta risposta del Redi ad alcune critiche ingiustificate che gli furono mosse alle sue Osservazioni intorno alle vipere. Un altro aspetto innovativo dei suoi testi fu la sua scelta linguistica. In un’epoca in cui il latino restava la lingua ufficiale della scienza, Redi preferì il volgare toscano. Non fu solo un atto pratico, ma anche una dichiarazione culturale: diffondere questa tipologia di testi a un pubblico più vasto, contribuendo al tempo stesso a dare dignità letteraria all’italiano come strumento di indagine scientifica.

This text represents Redi’s prompt response to certain unjustified criticisms directed at his Osservazioni intorno alle vipere. Another innovative aspect of his writings was his linguistic choice. At a time when Latin remained the official language of science, Redi opted for Tuscan vernacular. This decision was not merely practical but also a cultural statement: it allowed such texts to reach a broader audience while simultaneously elevating Italian as a legitimate literary medium for scientific inquiry.

Francesco Redi, Francisci Redi patricii aretini Opusculorum pars prior, sive Experimenta circa generationem insectorum ad illustrem virum Carolum Dati accedit J. Frid. Lachmund De Ave Diomedea dissertatio

Amstelaedami, apud Henricum Wetstenium, 1685-86

2 vol., XXVIII c. di tav. calcogr., ill.; 12°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 139, 1-2

Questa ristampa successiva dell’opera del Redi fu pubblicata ad Amsterdam e tradotta in latino in due piccoli volumi, con un frontespizio calcografico, che incorpora due alveari e nella parte sottostante la rappresentazione della Scienza, realizzato dall’artista barocco olandese Romeyn de Hooghe nel 1670. Nel secondo volume si conservano alcune tavole illustrate raffiguranti un armadillo e un animale marino.

This later reprint of Redi’s work was published in Amsterdam and translated into Latin in two small volumes. The engraved frontispiece, created in 1670 by the Dutch Baroque artist Romeyn de Hooghe, features two beehives and, below them, a representation of Science. The second volume preserves several illustrated plates depicting an armadillo and a marine animal.

Stanza 4 - Sezione 5 - D1 - D4

Accademia della Crusca, Vocabolario degli Accademici della Crusca in questa seconda impressione da' medesimi riveduto, e ampliato, con aggiunta di molte voci degli autori del buon secolo, e buona quantità di quelle dell'uso ...

In Venezia, appresso Iacopo Sarzina, 1623

[28], 950 [i.e. 940], [112] p., in folio

Biblioteca Città di Arezzo XVIII 7

Seconda edizione veneziana, che seguì quella del 1612. Rispetto alla prima non ci furono modifiche o aggiunte di grande rilievo. Esemplare con nota di possesso manoscritta sul frontespizio “Di Francesco Redi Aretino Accademico della Crusca 1656” e sopra ripetuto “Di Francesco Redi Accademico”. Lungo tutto il testo e nelle carte preliminari e finali annotazioni del Redi e proposte di aggiunte di nuovi lemmi come ‘Cacao’, ‘Caffè’ e ‘’Cioccolatte’. Si tratta dell’esemplare su cui Redi lavorò in preparazione della terza edizione del 1691.

Second Venetian edition, following the first of 1612. Compared to the initial edition, there were no substantial modifications or additions. This copy bears Redi’s handwritten ownership note on the frontispiece: “Di Francesco Redi Aretino Accademico della Crusca 1656”, repeated above as “Di Francesco Redi Accademico.” Throughout the text, as well as on the preliminary and final pages, Redi added annotations and proposed new entries such as “Cacao,” “Caffè,” and “Cioccolatte.” This is the copy on which Redi worked in preparation for the third edition of 1691.

Accademia della Crusca, Vocabolario degli Accademici della Crusca, in questa terza impressione nuovamente corretta e copiosamente accresciuto, al serenissimo Cosimo III, granduca di Toscana lor Signore

In Firenze, nella stamperia dell'Accademia della Crusca, 1691

3 vol., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 1,1

Terza edizione del Vocabolario pubblicato per la prima volta a Firenze con emblema calcografico inciso da Francesco Nacci. Questa nuova edizione, molto più ricca delle precedenti edita in tre volumi, fu notevolmente migliorata: la sua compilazione richiese molto tempo (i lavori iniziarono nel 1648) e alla sua compilazione furono coinvolti per la prima volta anche uomini di scienza come Redi. Esemplare particolarmente pregiato poiché conserva nei margini le annotazioni di mano del Redi e del dottor Stefano Bonucci, suo collaboratore. Sul frontespizio nota autografa “Di Francesco Redi accademico della Crusca e lettore della Lingua Toscana nell’Accademia Fiorentina con le postille manoscritte marginali” e poi ripetuto “Del medesimo Francesco Redi accademico”.

Third edition of the Vocabolario, published for the first time in Florence with an engraved emblem by Francesco Nacci. This new edition, significantly richer than the previous ones and issued in three volumes, was greatly improved: its compilation required many years of work (beginning in 1648) and, for the first time, included the participation of men of science such as Redi. This copy is particularly valuable as it preserves Redi’s marginal annotations, as well as those of Dr. Stefano Bonucci, his collaborator. On the frontispiece appears Redi’s autograph note: “Di Francesco Redi accademico della Crusca e lettore della Lingua Toscana nell’Accademia Fiorentina con le postille manoscritte marginali,” repeated above as “Del medesimo Francesco Redi accademico.”

Luca Pulci, Ciriffo Calvaneo. Libro intitolato Ciriffo Calvaneo, et il povero aveduto; nel qual si tratta il loro nascimento & tutte l'aspre battaglie da loro fatte: e gli loro innamoramenti, fortune, e disgratie: e tutte le guerre fatte al tempo di re Luigi figliuolo di re Carlo Magno re di Franza contro a l'infedeli. Composto il primo libro per Luca Pulci: il resto per Bernardo Giambulari fiorentini. Di nuovo tutto riformato e con gran diligenza ristampato

1535 (In Vinegia, nelle case de Pietro de Nicolini da Sabbio, 1535 del mese di Ottobre)

[140] c.: ill., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XV 93

Bellissimo frontespizio entro ampia cornice floreale e con vignetta, testo su due colonne con oltre settanta vignette xilografiche. Luca Pulci (1431-1470) iniziò a scrivere questo poema cavalleresco verso la fine della sua vita ma poi fu completato da Bernardo Giambullari e dal fratello minore di Luca, Luigi Pulci. Nell’esemplare si conserva nel colophon la nota manoscritta “Confrontato con l’antico testo a penna della Libreria di Francesco Redi per servizio della Accademia della Crusca per la stampa del Vocabolario della terza edizione”.

Beautiful frontispiece within a wide floral frame and featuring a vignette; the text is set in two columns and accompanied by over seventy woodcut illustrations. Luca Pulci (1431–1470) began composing this chivalric poem toward the end of his life, but it was later completed by Bernardo Giambullari and Luca’s younger brother, Luigi Pulci. In this copy, the colophon preserves the handwritten note: “Confrontato con l’antico testo a penna della Libreria di Francesco Redi per servizio della Accademia della Crusca per la stampa del Vocabolario della terza edizione.”

Francesco Redi, Vocabolario di alcune voci aretine fatte per ischerzo da Francesco Redi Aretino. Mss. autografo di prime note, come si riscontra da una lettera scritta dallo stesso Redi al fratello che riporta in fine del presente libro

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

140 cc.; 212x290 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 266

Manoscritto autografo di Redi, databile 1669-1679, rappresenta una delle prime stesure del testo, che poi vedrà altre varianti e aggiunte in alcuni manoscritti conservati nelle biblioteche fiorentine. A partire dal 1669, in parallelo alle indagini lessicografiche della lingua italiana fatte per l'Accademia della Crusca, Redi lavorò assiduamente anche alla redazione di un Vocabolario aretino. Il testo testimonia un forte attaccamento di Redi alle proprie radici linguistiche. Il testo anticipa in modo originale i moderni studi di dialettologia e di storia della lingua. Frontespizio arricchito da due incisioni raffiguranti un gruppo di eruditi.

Autograph manuscript by Redi, dated 1669–1679, represents one of the earliest drafts of the text, which later underwent further variants and additions in other manuscripts preserved in Florentine libraries. Beginning in 1669, alongside his lexicographical investigations of the Italian language for the Accademia della Crusca, Redi also devoted himself assiduously to the compilation of an Aretine Vocabulary. The text reflects Redi’s deep attachment to his linguistic roots and anticipates, in an original way, modern studies in dialectology and the history of language. The frontispiece is adorned with two engravings depicting a group of scholars.

Stanza 4 - Sezione 5

Sezione 5 - Sull’uso della parola: i vocabolari e gli accademici

Appena trentenne, Redi era già ben noto nella società letteraria fiorentina e la sua conoscenza delle lingue classiche e del toscano antico gli valsero, il 15 luglio 1655, l’ascrizione all’Accademia della Crusca, dove cominciò a lavorare agli spogli e alle correzioni per la terza edizione del Vocabolario e al progetto di un dizionario etimologico. Nel dirigere i lavori di spoglio e correzione del Vocabolario in vista della terza edizione, l’aretino ebbe un ruolo determinante nell’ampliare i lemmi, nonché nell’incrementare il lessico scientifico, per il quale non esitò a far riferimento a testi antichi che affermava di possedere nella sua libreria ma che, in realtà, non erano mai esistiti. Quest’immenso lavoro di revisione e sviluppo dei termini, in collaborazione con altri insigni accademici, portò alla pubblicazione nel 1691 della terza edizione presso la stamperia dell'Accademia della Crusca. Nella Biblioteca di Arezzo sono conservate le due edizioni del 1623 e del 1691 con le glosse autografe.
Redi, in quegli anni, dette inizio anche agli studi per il Vocabolario aretino, ricca e pionieristica raccolta del lessico e della fraseologia di Arezzo e delle sue vallate. Curiosamente, tra le fonti del Vocabolario aretino Redi cita l’Innamoramento di Cecco dagli Orti e la Vendemmia di Cecco degli Orti di un certo Cesare Cordinfi Aterino, evidente anagramma del suo stesso nome.

Section 5 - On the Use of Words: Dictionaries and Academics

By the age of thirty, Redi was already well known within Florentine literary circles. His knowledge of classical languages and ancient Tuscan earned him, on 15 July 1655, admission to the Accademia della Crusca, where he began work on the compilation and corrections for the third edition of the Vocabolario and on the project of an etymological dictionary. In directing the compilation and correction of the Vocabolario for the third edition, Redi played a decisive role in expanding the entries and enriching the scientific lexicon. For this purpose, he did not hesitate to cite ancient texts he claimed to own in his library, even when they did not in fact exist.
This immense work of revision and term development, carried out in collaboration with other eminent academics, culminated in the publication of the third edition in 1691 at the press of the Accademia della Crusca. The Library of Arezzo preserves both the 1623 and 1691 editions, complete with Redi’s autograph glosses.
During these years, Redi also began studies for the Vocabolario Aretino, a rich and pioneering collection of the lexicon and phraseology of Arezzo and its valleys. Curiously, among the sources of the Vocabolario Aretino, Redi cites L’Innamoramento di Cecco dagli Orti and La Vendemmia di Cecco degli Orti by a certain Cesare Cordinfi Aterino—an evident anagram of his own name.

Stanza 4 - Sezione 5 - A21 -A23

Vocabolario di alcune voci aretine fatte per ischerzo da Francesco Redi Aretino. Accademico della Crusca e al presente arciconsolo della medesima Accademia

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

[110] cc.; 217x318 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Fondo Fineschi, Ms. B.B.2.5

Manoscritto non autografo, copia dell’esemplare Palatino della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, databile come indica Gian Francesco Gamurrini nel Catalogo della Biblioteca Fineschi “poco posteriore al tempo del Redi”.
Alle pagine esposte si posso leggere alcun lemmi della lettera G e della I. Il testo contenuto nel manoscritto fu pubblicato dallo storico aretino Ubaldo Viviani nel 1928.

Non-autograph manuscript, a copy of the Palatine copy held at the Biblioteca Nazionale Centrale in Florence, dated, as Gian Francesco Gamurrini notes in the Catalogo della Biblioteca Fineschi, “shortly after Redi’s time.” The displayed pages contain selected entries beginning with the letters G and I. The text of this manuscript was published by the Aretine historian Ubaldo Viviani in 1928.

Lettere autografe a Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

64 cc.; 215x292 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 254

Nel carteggio composto da missive per il Redi, è conservata una lettera della poetessa Maria Selvaggia Borghini (1654-1731) del 1688. La pisana fu una delle poche donne ad essere accolta nelle diverse Accademie, sebbene non partecipasse alle riunioni e fra queste fu membro dell'Arcadia col nome di Filotima Innia. Vista la grande influenza dell’uomo di corte fiorentino, molti poeti, e così anche la Borghini, gli sottoponevano i loro componimenti per averne un giudizio e una diffusione maggiore. Redi fu senza dubbio il più affettuoso e devoto fra gli amici della poetessa pisana, che lui ammirava “come se mi fosse sorella". Non solo cercò in tutti i modi di farle ottenere a corte i favori a cui la poetessa aspirava, ma spedì un po' ovunque, in Italia e all'estero, i suoi versi, accompagnandoli con il suo autorevole assenso. Si espone una lettera della Borghini datata 26 luglio 1689 inviata da Pisa.

Within the correspondence addressed to Redi is preserved a letter from the poet Maria Selvaggia Borghini (1654–1731), dated 1688. The Pisan poet was one of the few women admitted to various academies, although she did not attend their meetings; among these, she was a member of the Arcadia under the name Filotima Innia. Given Redi’s great influence at the Florentine court, many poets—including Borghini—submitted their compositions to him for judgment and wider dissemination. Redi was undoubtedly the most affectionate and devoted of Borghini’s friends, admiring her “as if she were my sister.” He not only endeavored to secure for her the favors she sought at court but also sent her verses far and wide, throughout Italy and abroad, accompanied by his authoritative approval. On display is a letter from Borghini dated 26 July 1689, sent from Pisa.

Raccolta di lettere autografe dirette a vari aretini

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

81 cc.; 225x312 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 250

Nel manoscritto composto da diverse lettere a vari aretini si conserva, in particolare, alla c. 24r.-v. una missiva scritta da Alessandro Segni (1633-1697) indirizzata al Redi, datata 2 gennaio senza indicazione di anno, in cui i due si accordano per una pubblicazione. Il Segni fu uno dei letterati più in vista nella Firenze di metà Seicento, segretario dell'Accademia del Cimento durante il primo triennio e segretario della Crusca. Tra i due maggiori esponenti della cultura fiorentina seicentesca ci fu sempre una perfetta intesa e dai loro carteggi è stato possibile ricostruire la nascita di alcune delle opere più importanti del Redi, come il Bacco e le Esperienze intorno alla generazione degli Insetti e le questioni inerenti alla redazione della terza edizione del Vocabolario dell'Accademia.

Within the manuscript, which comprises various letters to Aretine correspondents, fols. 24r–v preserve a letter from Alessandro Segni (1633–1697) addressed to Redi, dated 2 January (year unspecified), in which the two arrange the publication of a work. Segni was one of the most prominent literary figures in mid-seventeenth-century Florence, serving as secretary of the Accademia del Cimento during its first three years and later as secretary of the Accademia della Crusca. The correspondence between these two leading figures of Florentine culture demonstrates a close intellectual rapport. Their letters have made it possible to reconstruct the genesis of some of Redi’s most important works, including Bacco and Esperienze intorno alla generazione degli insetti, as well as issues related to the preparation of the third edition of the Vocabolario of the Accademia della Crusca.

Stanza 5 - Sezione 6

Sezione 6 - Bacco e gli altri scritti letterari

Redi, oltre ad essere medico e scienziato, fu anche letterato, scrittore e poeta dai gusti raffinati. Seppe coniugare, in una sintesi raramente ripetibile, le cosiddette ‘due culture’, la passione per la ricerca scientifica con l‘estro fantastico delle belle lettere e il gusto umanistico della lingua con il rigore del procedimento sperimentale.
Una delle rappresentazioni più celebri fu il Bacco in Toscana, componimento del Redi in cui elogiava il vino toscano. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1685 come scherzo anacreontico, si accrebbe con gli anni, cambiando forme e titolo, fino a divenire un lunghissimo polimetro.
Le mille abilità di Redi sono rappresentate anche dai suoi componimenti poetici, come i sonetti e le prose letterarie che furono pubblicate successivamente alla morte dell’archiatra. Francesco confidò a Lorenzo Magalotti di riuscire a dedicarsi ai sonetti a tempo perso, quando era costretto ad aspettare che il Granduca si svegliasse.

Section 6 - Bacco and Other Literary Writings

In addition to being a physician and scientist, Redi was also a cultivated writer and poet. He skillfully combined, in a synthesis rarely matched, the so-called “two cultures”: a passion for scientific research with the imaginative flair of belles-lettres, and a humanistic appreciation of language with the rigor of experimental method.
One of his most celebrated works is Bacco in Toscana, a composition in which Redi praises Tuscan wine. First published in 1685 as an Anacreontic jest, the work expanded over the years, undergoing changes in form and title, eventually becoming a long polymetric poem.
Redi’s manifold talents are also evident in his poetic compositions, including sonnets and literary prose, which were published posthumously. He confided to Lorenzo Magalotti that he was able to devote himself to writing sonnets in his spare moments, while waiting for the Grand Duke to awaken.

Stanza 5 - Sezione 6 - A24 - A28

Francesco Redi, I vini della Toscana scherzo anacreontico

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

123 cc.; 223x316 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 252

Testo miscellaneo che conserva da c. 42r. a c. 46v. una delle rare prime versioni testuali del Bacco, ditirambo presentato in occasione di un convivio, lo ‘stravizzo’, con gli altri accademici della Crusca nel 1666, tessendo le lodi di alcuni vini toscani, recitando una ‘cicalata’ per burla con lo scopo di far ridere i presenti. Il manoscritto è in gran parte autografo del Redi e contiene oltre al ditirambo parziale anche alcune poesie giovanili, madrigali e altri testi rediani.

Miscellaneous manuscript preserving, on fols. 42r–46v, one of the rare early textual versions of Bacco, a dithyramb presented during a convivial gathering, the stravizzo, with fellow members of the Accademia della Crusca in 1666. In it, Redi praises various Tuscan wines and recites a playful cicalata intended to amuse the audience. The manuscript is largely autograph, and in addition to the partial dithyramb, it contains several of Redi’s youthful poems, madrigals, and other literary compositions.

Francesco Redi, Bacco in Toscana ditirambo di Francesco Redi Accademico della Crusca con le annotazioni

In Firenze, per Piero Matini all'insegna del Lion d'oro, 1685

[8], 46, 264 p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM M 119

Prima tiratura del celebre testo giocoso del Redi, che poi fu stampato di nuovo con delle aggiunte dallo stesso editore fiorentino Matini nel 1691 (terza edizione) e a Napoli da Raillard nel 1687 (seconda edizione). Il Bacco rappresenta un testo unico poiché ha il pregio di descrivere i più diffusi vini toscani al tempo dell’autore, con l’aggiunta di note erudite al testo sulla storia dell’enologia. Questa pubblicazione portò al Redi una fama molto vasta in campo letterario, pari a quella in campo scientifico. Dai 44 versi originari recitati nel 1666, Redi ne pubblicò in quest’edizione 980, dopo dodici anni di aggiunte, rifacimenti e revisioni.

First edition of Redi’s celebrated playful work, later reprinted with additions by the same Florentine publisher Matini in 1691 (third edition) and in Naples by Raillard in 1687 (second edition). Bacco is a unique text, notable for its descriptions of the most popular Tuscan wines of the author’s time, accompanied by learned notes on the history of oenology. This publication brought Redi wide literary fame, equal to his renown in the scientific field. Expanding from the original 44 verses recited in 1666, Redi’s text in this edition comprises 980 verses, reflecting twelve years of additions, revisions, and reworkings.

Francesco Redi, Bacco in Toscana di Francesco Redi accademico della Crusca con le sue annotazioni, con l'aggiunta di CL Brindisi di Minto Accademico Filopono e delle viti e del vino. Traduzione in ottava rima di Tirsi Albeno Accademico Appatista

In Venezia, presso Guglielmo Zerletti, 1772

192 p., 12°

Biblioteca Città di Arezzo, GAM E 10

Redi immaginava che Bacco, il dio del vino, ed Arianna sua moglie, si fossero fermati con il proprio seguito nella celebre villa medicea di Poggio Imperiale. Il ditirambo offriva, così, uno spaccato della società seicentesca e sopratutto della vita di corte, con i suoi giochi, i suoi balli e i suoi rituali. Bacco era un po’ come il Granduca e la sua corte costituita da satiri e dalle ninfe. In tutto il Redi passa in rassegna 57 qualità di vini la cui lista terminava con il migliore di tutti i vini, il celebre Montepulciano che, "per altissimo decreto", veniva proclamato "d'ogni vino il re". Il Bacco conobbe una fortuna editoriale molto vasta, tanto che, dopo le tre edizioni pubblicate con la revisione del Redi, l’opera fu pubblicata postuma dal 1716 presso numerosi editori italiani, fino al XX secolo.

Redi imagined Bacco, the god of wine, and his wife Arianna as having stopped with their retinue at the famed Medici villa of Poggio Imperiale. The dithyramb thus offers a vivid portrait of seventeenth-century society, particularly court life, with its games, dances, and rituals. Bacco resembles the Grand Duke, with his court composed of satyrs and nymphs. Throughout the work, Redi reviews fifty-seven varieties of wine, concluding with the finest of all: the celebrated Montepulciano, proclaimed “king of all wines” by the highest decree. Bacco enjoyed wide editorial success; after the three editions revised by Redi, the work was published posthumously from 1716 onward by numerous Italian publishers, continuing well into the twentieth century.

Francesco Redi, Sonetti del signor Francesco Redi aretino, accademico della Crusca

In Firenze, nella Stamperia di Sua Altezza Reale, appresso Piero Antonio Brigonci, 1702

[4], LX, [3] c., [1] c. di tav., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, XVII 102

Edizione con ritratto e stemma familiare calcografici di Francesco Redi. Raccolta di sessanta sonetti pubblicata dalla tipografia granducale, per iniziativa del principe Ferdinando, in un’edizione in folio splendidamente illustrata con antiporta allegorica incisa in rame da Antonio Lorenzini su disegno di Antonio Domenico Gabbiani e ritratto in ovale di Francesco Redi di Domenico Tempesta. Il frontespizio riporta una grande vignetta calcografica con l'insegna della Crusca.

Edition with engraved portrait and family coat of arms of Francesco Redi. This collection of sixty sonnets was published by the Grand Ducal press at the initiative of Prince Ferdinando, in a splendid folio edition featuring an allegorical copperplate frontispiece engraved by Antonio Lorenzini after a design by Antonio Domenico Gabbiani, and an oval portrait of Francesco Redi by Domenico Tempesta. The frontispiece also includes a large engraved vignette bearing the emblem of the Accademia della Crusca.

Francesco Redi, Sei odi inedite di Francesco Redi

Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1864

47 p., 18 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF OPUS 393

Esemplare n. 59 di 202 copie numerate, inserite nella collana Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XVII, dispensa n. 44, pubblicate dal Romagnoli, con i tipi di Fava e Garagnani e tratte dagli autografi manoscritti della Biblioteca Laurenziana 189 e 207.

Copy no. 59 of 202 numbered copies, part of the series Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XVII, issue no. 44, published by Romagnoli with typefaces by Fava and Garagnani, and based on autograph manuscripts from the Biblioteca Laurenziana, nos. 189 and 207.

Stanza 8 - Sezione 7 - B1 - B3

Kircher, Athanasius, Athanasii Kircheri e Soc. Jesu China monumentis qua sacris qua profanis, nec non variis naturae & artis spectaculis, aliarumque rerum memorabilium argumentis illustrata

Amstelodami, apud Joannem Janssonium a Waesberge & Elizeum Weyerstraet, 1667

[16], 237, [11] p., [26] c. di tav., ill. calcogr., in folio

Biblioteca Città di Arezzo, P 50

Il gesuita, filosofo e storico tedesco (1602-1680) venne spesso considerato, all'epoca, come la personificazione di tutto il sapere. Trascorse a Roma gran parte della sua vita, pubblicando più di trenta libri che spaziavano dall'ottica alla musica, dall'egittologia al magnetismo, dalle lingue universali alla storia della Terra, dalla liturgia sacra alla geografia e civiltà cinese, diventando uno dei primi grandi microscopisti della storia. Redi entrò ripetutamente in polemica con Kircher. Nelle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti confutò la correttezza degli esperimenti con i quali il gesuita tedesco aveva preteso di dimostrare la generazione spontanea di mosche, api, scorpioni e rane. Kircher non replicò mai pubblicamente, temendo l'influenza del potente Archiatra del Granduca di Toscana, lamentandosi solamente del trattamento ricevuto.

The German Jesuit, philosopher, and historian Athanasius Kircher (1602–1680) was often regarded in his time as the embodiment of all knowledge. He spent much of his life in Rome, publishing more than thirty works on subjects ranging from optics and music to Egyptology and magnetism, from universal languages to the history of the Earth, and from sacred liturgy to Chinese geography and civilization, becoming one of the first great microscopists in history. Redi repeatedly entered into dispute with Kircher. In Esperienze intorno alla generazione degl’insetti, he refuted the validity of the experiments by which the German Jesuit had claimed to demonstrate the spontaneous generation of flies, bees, scorpions, and frogs. Kircher never responded publicly, fearing the influence of the powerful Grand Ducal Archiatrist, and only complained privately about the treatment he received.

Lorenzo Bellini, Exercitatio anatomica Laurentii Bellini florentini. De structura et usum renum. Ad serenissimum Cosmum tertium Etruriae principem

Florentiae, ex typographia sub signo Stellae, 1662

28 p., [3] c. di tav. ripieg.: ill. calcogr., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, II° 88

Fiorentino di nascita, Bellini (1643-1703), pubblicò la sua prima opera scientifica a 19 anni: la Exercitatio anatomica, nella quale proponeva una spiegazione sulla diuresi, collocandola all'interno di una interpretazione in chiave fibrosa della struttura del rene. I rapporti con Redi non furono sempre idilliaci visto che Bellini si lasciò andare ad un clamoroso sfogo contro la tirannia che, a suo avviso, Redi esercitava sulla vita culturale toscana. Il medico aretino, invece, fece sempre quanto era in suo potere per favorire il giovane, definendolo "dotto e di grandissima espettazione".

A native of Florence, Bellini (1643–1703) published his first scientific work at the age of nineteen: Exercitatio anatomica, in which he proposed an explanation of diuresis framed within a fibrous interpretation of kidney structure. Bellini’s relationship with Redi was not always harmonious, as he once vented a striking critique against what he perceived as Redi’s cultural dominance over Tuscan intellectual life. Nevertheless, the Aretine physician consistently supported the young scholar, describing him as “learned and of great promise.”

Giuseppe Zambeccari, Esperienze del dottor Giuseppe Zambeccari intorno a diverse viscere tagliate a diversi animali viventi e da lui descritte e dedicate all'illustrissimo signore Francesco Redi

In Firenze, per Francesco Onofri, 1680

30, [2] p., 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XV 272

Il pisano Zambeccari (1655 -1728) fu un anatomista italiano, proveniente dall’Università di Pisa. Dopo la laurea iniziò a praticare la professione medica all'Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, dove conobbe e divenne amico di Francesco Redi. Dieci anni più tardi lo scienziato aretino si adoperò per fare ottenere a Zambeccari una "lettura ordinaria", "con l'augumento de' quaranta scudi annui" che il granduca Cosimo III concesse.

The Pisan anatomist Zambeccari (1655–1728), educated at the University of Pisa, began his medical career at the Ospedale di Santa Maria Nuova in Florence, where he met and became friends with Francesco Redi. Ten years later, the Aretine scientist intervened to secure for Zambeccari an “ordinary lectureship,” with an annual increase of forty scudi granted by Grand Duke Cosimo III.

Stanza 8 - Sezione 7

Sezione 7 - Eruditi, colleghi e allievi

Redi non era solo nella ricerca di un nuovo metodo scientifico. Grazie ai suoi carteggi si evince come fosse costantemente in contatto con colleghi e scienziati, eredi della cultura galileiana e dello sperimentalismo. L’estensione del metodo galileiano alle scienze della vita promosse una rinnovata strategia investigativa che prevedeva l’incontro e il confronto degli ingegni sperimentali. Lo scienziato aretino svolse un ruolo fortemente attivo in questo passaggio epocale sia come membro dell’Accademia del Cimento sia come protagonista in primo piano della comunità scientifica europea e toscana. Redi si impegnò attivamente per coinvolgere, nello studio della natura, scienziati già affermati, giovani studiosi e personaggi legati agli ambienti ufficiali, confutando le consuete credenze fino ad allora largamente diffuse.

Section 7 - Scholars, Colleagues, and Students

Redi was not alone in his pursuit of a new scientific method. His correspondence reveals that he maintained constant contact with colleagues and scientists, heirs to the Galilean tradition and experimentalism. The extension of the Galilean method to the life sciences fostered a renewed investigative strategy, emphasizing collaboration and the exchange of ideas among experimental minds. The Aretine scientist played a highly active role in this transformative period, both as a member of the Accademia del Cimento and as a leading figure within the European and Tuscan scientific community. Redi actively sought to involve established scientists, young scholars, and figures connected to official circles in the study of nature, rigorously challenging the widely held beliefs of his time.

Stanza 8 - Sezione 7 - A29 - A32

Giovan Cosimo Bonomo, Osservazioni intorno a pellicelli del corpo umano, fatte dal dott. Gio. Cosimo Bonomo. Lettere a Francesco Redi

Sec. XVII, manoscritto cartaceo

22 cc.; 257x370 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 301

Il medico aretino nutriva una forte stima nei confronti del giovane Bonomo (1666-1696), tanto che nel 1684, lo fece assumere come "medico di galera", convinto che conoscesse profondamente "i fondamenti della medicina". L’anno successivo il medico livornese tornò in patria ed iniziò con Diacinto Cestoni le ricerche sull'acaro della scabbia che si conclusero con la famosa lettera, indirizzata da Livorno a Redi in data 20 giugno 1687 (c. 3r.). Il manoscritto originale venne rivisto, adattato e migliorato dall'Archiatra granducale e dette poi luogo alla pubblicazione del 1687, con il solo nome di Bonomo.

The Aretine physician held the young Bonomo (1666–1696) in high regard, so much so that in 1684 he appointed him as medico di galera, convinced of his deep understanding of “the fundamentals of medicine.” The following year, the Livornese doctor returned home and, together with Diacinto Cestoni, began research on the scabies mite, which culminated in the famous letter sent from Livorno to Redi on 20 June 1687 (fol. 3r). The original manuscript was reviewed, adapted, and refined by the Grand Ducal Archiatrist, ultimately leading to the 1687 publication, which appeared under Bonomo’s name alone.

Giovan Cosimo Bonomo, Osservazioni intorno a' pellicelli del corpo umano fatte dal dottor Gio. Cosimo Bonomo e da lui con altre osservazioni scritte in una lettera all'illustriss. sig. Francesco Redi

In Firenze, per Piero Matini, all'Insegna del Lion d'Oro, 1687

16 p., [1] c. di tav., ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, I°75

Questa pubblicazione ha costituito una tappa fondamentale nella storia della medicina moderna. Sull'argomento dell'eziologia della scabbia e delle terapie più appropriate per la sua cura Bonomo intraprese, con la cauta copertura di Redi, una violenta polemica con l'archiatra pontificio Giovanni Maria Lancisi, nel corso della quale erano emerse con chiarezza le fortissime resistenze che la medicina tradizionale opponeva all'idea del contagio animato. Il medico livornese rimase costantemente a stretto contatto epistolare con Redi, visto che Bonomo fu nominato medico personale di Anna Maria Luisa de' Medici, figlia del granduca Cosimo III.

This publication marked a pivotal moment in the history of modern medicine. On the subject of the etiology of scabies and the most appropriate therapies, Bonomo—under Redi’s discreet guidance—engaged in a vigorous dispute with the Papal Archiatrist Giovanni Maria Lancisi. The controversy clearly revealed the strong resistance of traditional medicine to the concept of living contagion. The Livornese physician maintained constant correspondence with Redi, particularly after his appointment as personal physician to Anna Maria Luisa de’ Medici, daughter of Grand Duke Cosimo III.

Giovanni Caldesi, Osservazioni anatomiche di Giovanni Caldesi aretino intorno alle tartarughe marittime, d'acqua dolce e terrestri. Scritte in una lettera all'illustriss. sig. Francesco Redi

In Firenze, per Piero Matini, all'Insegna del Leon d'Oro, 1687

[4], 91, [1] p., 9 c. di tav. calcogr.; ill.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 212

L’aretino Caldesi (1650-1732 ca.) fu medico, chirurgo e naturalista che, grazie alla raccomandazione del Redi, entrò alla Corte medicea nel 1682, in qualità di "aiutante di camera" del Principe Gian Gastone. Caldesi sviluppò gli studi che Redi aveva già iniziato con le tartarughe, che riuscivano a sopravvivere anche dopo l'asportazione del cervello. Frutto di questa proficua collaborazione furono le Osservazioni anatomiche intorno alle tartarughe, che Caldesi pubblicò nel 1687 dedicandole all'amico e maestro, che gli mise sempre a disposizione consigli preziosi e materiale per le ricerche.

The Aretine Caldesi (c. 1650–1732) was a physician, surgeon, and naturalist who, thanks to Redi’s recommendation, entered the Medici court in 1682 as “aide-de-camp” to Prince Gian Gastone. Caldesi continued the studies Redi had begun on turtles, which were found to survive even after the removal of the brain. The fruit of this productive collaboration was Osservazioni anatomiche intorno alle tartarughe, published by Caldesi in 1687 and dedicated to his friend and mentor, who consistently provided valuable advice and research materials.

Pietro Paolo Sangallo, Esperienze intorno alla generazione delle zanzare fatte da Pietro Paolo da Sangallo fiorentino e da lui scritte in una lettera all'illustrissimo Francesco Redi

In Firenze, per Vincenzo Vangelisti stampatore arcivescovale, 1679

22 p., 1 c. di tav.; 4°

Biblioteca Città di Arezzo, ANT MISC IV 3

Pietro Paolo da Sangallo, allievo del Redi, si dedicò allo studio delle zanzare che lo porteranno a questa pubblicazione in forma di lettera, dedicata all’Archiatra granducale. L’opera si concludeva con una rassegna dei metodi adottati per tenere lontane queste moleste creature “contro le quali un bel riparo mi sembra – conclude Sangallo con un pizzico di ironia – quello solo, ed unico, che fu ritrovato unicamente da’ pescatori dell’Egitto, cioè a dire un buono zanzariere”.

Pietro Paolo da Sangallo, a pupil of Redi, devoted himself to the study of mosquitoes, culminating in this publication in the form of a letter dedicated to the Grand Ducal Archiatrist. The work concludes with a review of the methods used to keep these troublesome insects at bay. “Against which,” Sangallo writes with a touch of irony, “the only effective protection seems to be that discovered solely by the fishermen of Egypt—that is, a good mosquito net.”

Stanza 14 - Sezione 8 - A33 - A37

Gregorio Redi, Iscrizioni antiche di Arezzo

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

30 cc.; 210x280 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 15

Gregorio ebbe contatti con numerosi intellettuali del tempo che chiedevano testi o informazioni che potevano essere contenute nella libreria rediana. Uno degli eruditi di spicco con cui sicuramente ebbe contatti più frequenti fu Anton Francesco Gori, studioso di iscrizioni antiche con cui strinse un’intensa amicizia. Gli studi dell’antichista ispirò il Redi ad inviargli una missiva contenente le iscrizioni «che ho potuto raccapezzare o esistenti in Arezzo, o ad Arezzo appartenenti» e alla redazione di questo manoscritto. Le indicazioni che il Redi fornì permisero al fiorentino di poter pubblicare il secondo tomo delle Inscriptionum antiquarum graecorum et romanorum in Etruriae urbes extantes, edito a Firenze per il Manni nel 1734.

Gregorio maintained correspondence with numerous contemporary intellectuals who sought texts or information potentially held in the Redi library. One of the most prominent scholars with whom he had frequent contact was Anton Francesco Gori, a specialist in ancient inscriptions, with whom he developed a close friendship. Gori’s studies inspired Redi to send him a letter containing inscriptions “that I have been able to gather, either existing in Arezzo or belonging to Arezzo,” which contributed to the preparation of this manuscript. The guidance provided by Redi enabled the Florentine scholar to publish the second volume of Inscriptionum antiquarum graecorum et romanorum in Etruriae urbes extantes, issued in Florence by Manni in 1734.

Gregorio Redi, I sette salmi penitenziali esposti in versi toscani da Autone Manturese pastore arcade

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

24 cc.; 155x210 mm

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 137

Gregorio Redi entrò a far parte dell’Accademia Forzata Arcade con lo pseudonimo Autone Manturese, nella quale svolse le funzioni di segretario dal 1702 al 1719 e custode dal 1702 al 1748, anno della sua morte. Fece parte anche di rilevanti accademie italiane come quella della Crusca, degli Innominati, e degli Apatisti. Nel 1686 fu nominato Balì dell’ordine di Santo Stefano.

Gregorio Redi joined the Accademia Forzata Arcade under the pseudonym Autone Manturese, serving as secretary from 1702 to 1719 and as custodian from 1702 until his death in 1748. He was also a member of several prominent Italian academies, including the Accademia della Crusca, the Accademia degli Innominati, and the Accademia degli Apatisti. In 1686, he was appointed Balì of the Order of Santo Stefano.

Gregorio Redi, Lettere

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

60 cc.; 220x300 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 286

Nel corso degli anni il nipote di Redi poté godere di numerose facilitazioni grazie all’intercessione dell’archiatra. Gregorio, naturalmente, nutriva una grande stima e fiducia nei confronti dello zio, che si era occupato della sua educazione fin da piccolo. Nella lettera esposta Gregorio scrive allo zio Francesco il 22 agosto 1693, a proposito del suo ingresso nell’Accademia della Crusca di Firenze, avvenuto grazie all’intercessione del Redi presso il principe Gastone “io di ciò ne do parte a Vostra Signoria, acciò ella mi dica quello ch’io devo fare” (c. 7v.), che rivela non solo il grande attaccamento di lui nei confronti dello zio, ma anche il timore di un giovane uomo posto di fronte ad un ambiente culturale di élite.

Over the years, Redi’s nephew benefited from numerous advantages through the Archiatrist’s intercession. Gregorio naturally held great respect and trust for his uncle, who had overseen his education from a young age. In the letter on display, dated 22 August 1693, Gregorio writes to Francesco regarding his entry into the Accademia della Crusca in Florence, made possible through Redi’s influence with Prince Gastone: “I inform Your Lordship of this, so that you may tell me what I ought to do” (fol. 7v.). The letter reveals not only his deep attachment to his uncle but also the apprehension of a young man confronted with an elite cultural environment.

Gregorio Redi, I salmi di David esposti in versi toscani nel senso letterale dal Balì Gregorio Redi

Firenze, nella stamperia di Bernardo Paperini, 1734

2 vol., 8°

Biblioteca Città di Arezzo, U 448

Il nipote prediletto di Francesco fu autore di numerosi testi pubblicati da vari tipografi fiorentini e l’ultima fu proprio la traduzione dei Salmi di David, presso l’editore Paperini di Firenze. Per quest’edizione autore e tipografo si accordarono con uno specifico contratto, siglato il 15 aprile 1733, nel quale si concorda – tra i vari punti - che l’opera dovrà essere “stampata in Carattere Antico Comune, simile alla mostra fatta in ottavo, ed in Carta Mezzana buona e che se ne debbano stampare a mezzo copie 500 e di più altre copie 25 in carta più grande a libera disposizione di detto Signor Balì”.

Francesco’s favored nephew authored numerous works published by various Florentine printers, the last being his translation of the Psalms of David, issued by the publisher Paperini in Florence. For this edition, author and printer formalized a specific contract on 15 April 1733, stipulating, among other points, that the work was to be “printed in Common Old Typeface, similar to the sample shown in octavo, on good medium-quality paper, with 500 copies to be printed, and an additional 25 copies on larger paper at the free disposal of the said Signor Balì.”

Girolamo Aliotti, Hieronymi Aliotti arretini ordinis Sanctii Benedicti abbatis monasterii SS. Florae & Lucillae Epistolae et opuscola Gabrielis Mariae Scarmalii ejusdem ordinis notis, & observationibus illustrata: omnia nunc primum prodeunt ex duobus codicibus manu-scriptis ejusdem monasterii. Tomus primus

Arretii, Typis Michaelis Bellotti, 1769

2 vol., 1 ritr.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 66,1

Francesco Saverio Redi (1751-1820), ultimo esponente diretto di Francesco Redi, fu autore di alcuni testi pubblicati ad Arezzo come I ratti estatici canto in sesta rima dedicato all'illustrissimo Niccolò Marcacci vescovo di Arezzo, pubblicato con i tipi di Michele Bellotti nel 1779 e contribuì anche all’arricchimento della biblioteca familiare acquisendo per i suoi studi vari testi come quest’edizione del 1769, in cui nel frontespizio, in rosso e nero con stemma calcografico del dedicatario, si trova la sua nota manoscritta “Ad uso dell'Es-Gesuita Francesco Saverjo Redi Aretino, poi per anni 19 stato Primicero della chiesa sua Cattedrale, che comperò quest'opera elegantissima per paoli 7 il tomo, compresine 2 l'uno di legatura”.

Francesco Saverio Redi (1751–1820), the last direct descendant of Francesco Redi, authored several works published in Arezzo, including I ratti estatici, a canto in sesta rima dedicated to the Most Illustrious Niccolò Marcacci, Bishop of Arezzo, printed by Michele Bellotti in 1779. He also contributed to the enrichment of the family library, acquiring works for his studies, such as this 1769 edition. On the frontispiece—printed in red and black with the engraved coat of arms of the dedicatee—appears his handwritten note: “For the use of the ex-Jesuit Francesco Saverjo Redi of Arezzo, later for 19 years Primicero of his Cathedral Church, who purchased this most elegant work for 7 paoli per volume, including 2 volumes bound together.”

Stanza 14 - Sezione 8

Sezione 8 - La discendenza Redi

“Il segaligno e freddoloso Redi” come lui stesso si definiva nel Bacco, fu un uomo di carattere difficile ed introverso che visse praticamente solo tutta la vita, senza affetti significativi. Anche i legami familiari, soprattutto con il padre ed il fratello Diego, furono difficili e scarsamente significativi e solo nei confronti della madre, delle sorelle e dei nipoti, in particolare del ‘prediletto’ Gregorio (1675-1748), lo scienziato aretino si lasciò andare a qualche slancio d’amore sporadico.
Fu proprio il nipote Gregorio, intellettuale e autore di numerosi testi, ad ereditare l’ingente biblioteca dello zio e a far apporre l’epigrafe sotto il busto sepolcrale dello scienziato nel 1697, che oggi si trova nel Duomo di Arezzo.

Section 8 - The Redi Descendants

“The lean and chilly Redi,” as he described himself in Bacco, was a man of difficult and introspective character who lived almost entirely alone, without significant personal attachments. Even his family relationships—particularly with his father and his brother Diego—were strained and limited, and only with his mother, sisters, and especially his favored nephew Gregorio (1675–1748) did the Aretine scientist allow himself occasional displays of affection. It was precisely his nephew Gregorio, an intellectual and author of numerous works, who inherited Redi’s extensive library and commissioned the epitaph beneath the scientist’s funerary bust in 1697, now located in the Duomo of Arezzo.

Stanza 14 - Sezione 8 - A38 - A39

Diego Redi, Il Sacro cuore di Gesù onorato e benefico nella città di Arezzo, poema con la dedica in isciolti al march. Giov. Brozzi

Sec. XVIII, manoscritto cartaceo

48 cc.; 245x190 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, Ms. 262

Diego Maria Redi (m. 1780), figlio del Balì Gregorio, fu gesuita e predicatore. Oltre ad essere autore di questo testo manoscritto pubblicò con i tipi del tipografo Michele Bellotti ad Arezzo l’Orazione sacra … detta nella Cattedrale d'Arezzo in occasione del solenne Triduo ad onore del beato Gregorio X e celebrata da monsignore Carlo Filippo Incontri vescovo aretino nel 1750 e anche il Ristretto della vita e virtù della serva di Dio Suor Maria Francesca Pasqui del terz'ordine di Sant'Agostino nel 1776.

Diego Maria Redi (d. 1780), son of Balì Gregorio, was a Jesuit and preacher. In addition to authoring this manuscript, he published in Arezzo with the printer Michele Bellotti Orazione sacra … detta nella Cattedrale d'Arezzo in occasione del solenne Triduo ad onore del beato Gregorio X, celebrated by Monsignor Carlo Filippo Incontri, Bishop of Arezzo, in 1750, as well as Ristretto della vita e virtù della serva di Dio Suor Maria Francesca Pasqui del terz’ordine di Sant’Agostino in 1776.

Stampa con l'effige di Santa Teresa Margherita Redi

1770, stampa calcogr. a bulino; 168 x 110 mm.

Biblioteca Città di Arezzo, XVII 103, CCXLIII

Teresa Margherita del Cuore di Gesù, al secolo Anna Maria di Ignazio Redi (1747-1770) fu proclamata santa da Pio XI nel 1934. Frequentò come educanda il monastero di Santa Apollonia di Firenze e vestì l'abito delle Carmelitane scalze l'11 marzo 1765, prendendo il nome di suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù. A soli 23 anni la donna muore per un attacco di peritonite, ben presto sfociata in cancrena, che non le darà scampo. Dopo poche ore dal decesso il corpo già in procinto di decomporsi subì una repentina trasformazione: riacquistò il proprio colore naturale, rimase flessibile ed era odoroso. Le monache affidarono ad Anna Piattoli Bacherini (1720-1788), apprezzata pittrice, il compito di dipingere il ritratto di Teresa. Il padre della santa, Ignazio Redi, lo trovò «prodigioso» e così lo fece riprodurre in migliaia di esemplari. L'album è una collazione di 386 stampe disegni, bandi composto tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, dove si conservano tre diverse versioni del ritratto della Santa.

Teresa Margherita of the Sacred Heart, born Anna Maria di Ignazio Redi (1747–1770), was canonized by Pope Pius XI in 1934. She studied as a novice at the Monastery of Santa Apollonia in Florence and took the habit of the Discalced Carmelites on 11 March 1765, assuming the name Sister Teresa Margherita of the Sacred Heart. At just twenty-three, she died of a sudden attack of peritonitis, which quickly developed into gangrene, leaving no hope of recovery. Shortly after her death, as her body began to decompose, it underwent a remarkable transformation: her natural color returned, her flesh remained flexible, and it exuded a pleasant fragrance. The nuns commissioned Anna Piattoli Bacherini (1720–1788), a respected painter, to create a portrait of Teresa. Her father, Ignazio Redi, deemed it “prodigious” and arranged for it to be reproduced in thousands of copies. The album on display is a compilation of 386 prints, drawings, and proclamations, assembled between the late eighteenth and early nineteenth centuries, preserving three distinct versions of the saint’s portrait.

Stanza 15 - Sezione 9

Sezione 9 - Dopo di lui: opere postume

L’operato del Redi non finì certamente con la sua dipartita. I suoi testi continuarono ad essere oggetto d’ispirazione e di studio metodologico per molti autori, ma anche per gli editori che, nei secoli successivi al XVII, si impegnarono nel pubblicare l’opera completa dell’aretino o alcuni testi particolarmente significativi, come i Consulti medici o le novelle giocose.
La prima edizione collettiva delle opere del Redi fu quella del veneziano Hertz che pubblicò l’intera bibliografia rediana in sette volumi, corredate da molte illustrazioni calcografiche, dal 1712 al 1730. L’impresa editoriale più esaustiva delle opere e dell’ingente epistolario rimane, però, quella della Società tipografica de’ classici italiani, composta da 9 volumi e pubblicata a Milano tra il 1809 e il 1811.

Section 9 - After Him: Posthumous Works

Redi’s influence did not end with his death. His writings continued to inspire both scholars and practitioners, while publishers in the centuries following the seventeenth devoted themselves to producing complete editions of his works or selected texts of particular significance, such as Consulti medici or his playful novellas.
The first collected edition of Redi’s works was produced by the Venetian printer Hertz, who published his entire bibliography in seven volumes, richly illustrated with engraved plates, between 1712 and 1730. The most comprehensive edition of his works and extensive correspondence, however, remains that of the Società tipografica de’ classici italiani, consisting of nine volumes and published in Milan between 1809 and 1811.

Stanza 15 - Sezione 9 - A40 - A46

Francesco Redi, Opere di Francesco Redi … dedicate all’illustrissimo e reverendissimo monsignore Girolamo Mattei …

Venezia: per Gio. Gabbriello Ertz, 1712-1730

7 vol.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XVIII 328, 1-2

Prima raccolta delle opere del Redi, completata anche dalle Lettere familiari e dai Consulti medici. Grazie al curatore Vallisneri, viene data alle stampe per la prima volta al margine della lettera a Diacinto Cestoni del 1680, la ricetta segreta della cioccolata al gelsomino, che il medico preparava per il granduca di Toscana, considerato come un segreto di Stato. Cosimo III chiese al Redi di preparare per lui una nuova preparazione della bevanda, introducendo nuovi ingredienti come il gelsomino e con una speciale lavorazione che doveva rimanere chiusa dentro le stanze della Corte medicea. La ricetta rimase segreta fino a quando Diacinto Cestoni, a cui il Redi aveva rivelato la ricetta a voce, decise di rivelare la preparazione a Antonio Vallisneri, curatore di quest’edizione veneziana, che l’aggiunse in una nota di commento alla lettera del 2 novembre 1680.

The first collected edition of Redi’s works, also including his Family Letters and Consulti medici, features a remarkable addition thanks to the editor Vallisneri: for the first time, the secret recipe for jasmine chocolate appears in the margin of a letter to Diacinto Cestoni from 1680. Redi had prepared this special beverage for the Grand Duke of Tuscany, Cosimo III, who regarded it as a state secret. At the Grand Duke’s request, Redi developed a new version of the drink, incorporating jasmine and employing a unique preparation method, which was to remain confined within the Medici court. The recipe remained secret until Cestoni, who had been entrusted with it orally by Redi, chose to reveal it to Antonio Vallisneri, editor of this Venetian edition, who included it as a commentary note to the letter dated 2 November 1680.

Andrea Pasta, Voci, maniere di dire e osservazioni di toscani scrittori e per la maggior parte del Redi raccolte e corredate di note da Andrea Pasta … Tomo primo

In Brescia: dalle stampe di Giammaria Rizzardi, 1769

2 vol.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 472, 1

Il medico e erudito Pasta, sia nei suoi scritti che nella pratica, si espresse sempre molto favorevolmente nei confronti dei rimedi semplici, di matrice rediana e cocchiana. Fu un attivo protagonista della vita culturale di Bergamo e la raccolta qui esposta rappresenta il rinnovamento della cultura veneta del secondo Settecento. Il testo confluì poi in appendice al Vocabolario degli Accademici della Crusca (Verona 1804-06).

The physician and scholar Pasta consistently expressed strong approval of simple remedies, following the approaches of Redi and Cocchi, both in his writings and in practice. He was an active figure in the cultural life of Bergamo, and the collection on display here reflects the intellectual renewal of eighteenth-century Venetian culture. This text was later included as an appendix to the Vocabolario degli Accademici della Crusca (Verona, 1804–1806).

Francesco Redi, Opere di Francesco Redi gentiluomo aretino e accademico della Crusca. Volume primo [-nono]

Milano, Società tipografica de' classici italiani, 1809-11

9 vol., ill., 8°

Biblioteca Città di Arezzo, XXVII 44,1

Opera composta da nove volumi per oltre 4.000 pagine complessive. Con ritratto dell'autore all'antiporta del primo volume e 6 belle tavole incise in rame e più volte ripiegate, incisi da Giuseppe Benaglia. L’opera, assai ricercata, è la più ricca ed illustrata anche se presenta alcune imprecisioni. Precede il frontespizio un ritratto calcografico del Redi.

This work is composed of nine volumes, totaling over 4,000 pages. The first volume features a frontispiece portrait of the author, accompanied by six finely engraved, fold-out plates by Giuseppe Benaglia. Highly sought after, the publication is the most comprehensive and richly illustrated edition, though it contains some inaccuracies. Preceding the frontispiece is an engraved portrait of Francesco Redi.

Francesco Redi, Consulti medici di Francesco Redi scelti e commentati da Lorenzo Martini

Capolago presso Mendrisio, Tipografia Elvetica, 1831

259 p.; 8°

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 481

Edizione particolarmente pregevole perché il curatore tolse i brani frammentati delle precedenti edizioni e ritenuti superflui per l’economia dell’opera. Martini la dedicò al dottore Roberto Walsh. La Tipografia Elvetica, nome completo Tipografia e Libreria Elvetica, di Capolago, attualmente quartiere della città di Mendrisio, è stata una casa editrice svizzera del XIX secolo. Attiva nel Canton Ticino dal 1830 al 1853, era famosa per essere la tipografia clandestina dei patrioti del Risorgimento. I Consulti rappresentano il frutto più significativo dell’attività professionale del Redi, che non solo applicava ai Granduchi e alla corta ma che inviava anche a amici, parenti o colleghi.

This edition is particularly notable because the editor removed the fragmented passages of previous editions, considered superfluous for the overall structure of the work. Martini dedicated it to Dr. Roberto Walsh. The Tipografia Elvetica—formally Tipografia e Libreria Elvetica—of Capolago, now a district of Mendrisio, was a Swiss publisher active in the Canton of Ticino from 1830 to 1853, renowned as the clandestine press of Risorgimento patriots. The Consulti represent the most significant product of Redi’s professional activity, not only applied at the service of the Grand Dukes and court, but also sent to friends, relatives, and colleagues.

Francesco Redi, Il gobbo da Peretola novella di Francesco Redi tratta dalle sue lettere

Bologna, Tipografia delle Scienze, piazza S. Martino, 1859

4 p.; 25 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF OPUS 917

Il racconto, appartenente da secoli alla tradizione orale fiorentina, narra la storia di un gobbo di questa località che, invidioso della buona sorte toccata ad un altro gobbo guarito dalle streghe di Benevento, s'era recato senza indugio laggiù, ma, avendo trattato male le streghe, era stato punito con l'aggiunta d'una seconda gobba. Il celebre apologo viene riportato per evidenziare una pregevole morale, ossia che l’invidia viene sempre ripagata con cattiva moneta. La novella verrà recuperata da Italo Calvino che la inserirà nella raccolta di favole regionali italiane nel 1956.

This tale, part of the Florentine oral tradition for centuries, recounts the story of a local hunchback who, envious of another hunchback’s good fortune after being healed by the witches of Benevento, hastened there himself. Having treated the witches poorly, he was punished with the growth of a second hump. The celebrated fable is presented here to illustrate a valuable moral: envy is always repaid with misfortune. The story was later recovered by Italo Calvino, who included it in his 1956 collection of Italian regional folktales.

Guglielmo Volpi, Le falsificazioni di Francesco Redi nel Vocabolario della Crusca

Firenze, Tipografia Galileiana, via San Zenobi 64, 1917

106 p.; 24 cm

Biblioteca Città di Arezzo, BF NN 572

Al Volpi si deve la scoperta dei falsi dell’accademico Redi che, per confermare l'uso di certi vocaboli nei propri lavori di compilazione del Vocabolario, arrivò ad inventare autori e testi del Trecento e del Quattrocento, di cui affermava di possedere i relativi manoscritti nella sua biblioteca personale, come nel caso di Sandro da Pippozzo, autore inventato completamente da Redi nel Trattato sugli occhiali, a cui attribuisce l’invenzione degli occhiali da naso. Le ragioni sono da ricercare nella volontà dell’aretino di “dotare” un lemma dell’uso, che il Redi riteneva degno di entrare nel Vocabolario della Crusca, tratto da una fonte antica a sufficienza perché ciò fosse ammesso dagli Accademici.

Volpi is credited with uncovering the forgeries of the academic Redi, who, to confirm the usage of certain words in his work on the Vocabolario della Crusca, went so far as to invent authors and texts from the 14th and 15th centuries, claiming to possess the manuscripts in his personal library. A notable example is Sandro da Pippozzo, entirely invented by Redi in the Trattato sugli occhiali, to whom he attributed the invention of nose spectacles. This practice stemmed from Redi’s desire to “provide” a lemma with evidence of usage that he deemed worthy of inclusion in the Vocabolario della Crusca, citing a source considered sufficiently ancient to satisfy the Academicians.

Ugo Viviani, Vita, opere, iconografia, bibliografia, vocabolario inedito delle voci aretine e libro inedito de’ Ricordi di Francesco Redi aretino

Arezzo, U. Viviani Ed., 1924-1931 (Stab. Tip. Beucci),

3 vol., ill., 24 cm

Biblioteca Città di Arezzo, LAND 283

Viviani (1871-1944), medico e storico aretino, fu fondatore del periodico mensile di cultura medica “Il Cesalpino” e collaboratore delle più diffuse riviste mediche nazionali. Profondo conoscitore della storia aretina pubblicò ininterrottamente, per quasi trent’anni e dedicò gran parte della sua produzione alla valorizzazione di figure illustri, tra cui spicca Francesco Redi. L'opera del 1924 è una biografia esaustiva che copre la vita, le opere scientifiche e letterarie corredata da bibliografia, iconografia e scritti inediti del medico e poeta aretino.

Ubaldo Viviani (1871–1944), physician and historian from Arezzo, was the founder of the monthly medical-cultural journal Il Cesalpino and a contributor to Italy’s leading medical periodicals. A profound connoisseur of Arezzo’s history, he published continuously for nearly thirty years, dedicating much of his work to highlighting illustrious figures, among whom Francesco Redi stands out. His 1924 publication is a comprehensive biography, covering Redi’s life, scientific and literary works, and includes a bibliography, iconography, and previously unpublished writings of the Arezzo physician and poet.

Francisci Redi Patricii Aretini info francisci redi patricii aretini

2 aprile -
7 giugno 2026

Arezzo
Galleria Comunale
d'Arte Contemporanea

Francisci Redi Patricii Aretini:

La (ri)scoperta del genio

Mostra bibliografica
a cura di Elisa Boffa