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Visita Guidata - Francisci Redi Patricii Arretini Visite Guidate

Arte

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Visita Guidata – Francisci Redi Patricii Arretini

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Galleria Comunale Arezzo

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22 Apr 2026

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17:30

La curatrice dott.ssa Elisa Biffa vi accompagnerà alla scoperta della mostra bibliografica su Francesco Redi. Le visite sono gratuite.

Scienziato e cortigiano, letterato e medico personale dei Granduchi di Toscana Ferdinando II e Cosimo III, accademico della Crusca, del Cimento e dell’Arcadia, Francesco Redi è una figura centrale nella nascita della modernità scientifica e uno degli ultimi grandi ingegni enciclopedici della cultura occidentale, capace di muoversi con straordinaria versatilità tra discipline diverse: dall’anatomia alla filologia, dalla sperimentazione scientifica alla poesia, dall’elaborazione di ricette mediche alla consulenza sanitaria per amici e collaboratori. Le sue ricerche naturalistiche, anatomiche e fisiologiche accolsero la grande tradizione galileiana, estendendo il metodo delle ‘sensate esperienze’ dall’ambito delle scienze fisico-matematiche a quello della medicina e della biologia. Lo scienziato fu celebre, ad esempio, per aver confutato la teoria della generazione spontanea degli insetti, dimostrando sperimentalmente che dalle carni putrefatte non nasceva alcun organismo se un insetto non vi deponeva le uova. Le sue descrizioni metodiche dei parassiti, inoltre, costituiscono il primo nucleo della parassitologia moderna. Gli interessi scientifici di Redi raggiunsero l’apogeo nel decennio 1657-1667, gli anni dell’Accademia del Cimento di cui fu membro autorevole. La sua prima pubblicazione del 1664 rappresentò una notizia sensazionale per l’epoca poiché, con l’evidenza dei fatti, riuscì a superare la vasta letteratura medievale e le credenze della medicina tradizionale.

Redi, oltre ad essere medico e scienziato, fu anche letterato, scrittore e poeta dai gusti raffinati. Seppe coniugare, in una sintesi raramente ripetibile, le cosiddette ‘ due culture’: la passione per la ricerca scientifica con l‘estro fantastico delle belle lettere e il gusto umanistico della lingua con il rigore del procedimento sperimentale. Una delle sue opere più celebri è il Bacco in Toscana, componimento del Redi in cui elogiava il vino della regione. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1685 come scherzo anacreontico, crebbe con gli anni, cambiando forme e titolo, fino a divenire un lunghissimo polimetro. Le mille abilità di Redi sono testimoniate anche dai suoi componimenti poetici, come i sonetti e le prose letterarie pubblicati postumi. Francesco confidò a Lorenzo Magalotti di riuscire a dedicarsi ai sonetti “a tempo perso”, nei momenti in cui era costretto ad aspettare che il Granduca si svegliasse.

Accanto alle opere scientifiche e poetiche trovano spazio testimonianze della sua intensa attività epistolare, dei consulti medici rivolti a studiosi e amici, e della sua straordinaria biblioteca personale, ricchissima di manoscritti e libri a stampa, specchio della vastità degli interessi del genio aretino. In particolare l’esposizione ricorda il ruolo svolto da Redi nella vita culturale di Arezzo: partecipò infatti alla fondazione dell’Accademia dei Forzati Arcadi nel 1692 con il nome di Anicio Traustio e fu proprio lui ad approvarne l’emblema.

Tra i documenti presentati in mostra emerge ad esempio il Libro dei Ricordi, una sorta di diario redatto dallo studioso e ordinato cronologicamente, appena restaurato e consultabile presso la Biblioteca su richiesta, nel quale egli annotava con precisione spese, entrate, vendite e concessioni ricevute nonché la dispensa ottenuta dall’Inquisitore di Roma per accedere alla lista dei libri proibiti (disposizione esclusiva che gli veniva rinnovata ogni 3 anni). Il manoscritto, infine, rivela non soltanto aspetti della sua vita quotidiana, ma anche la fitta rete di relazioni con familiari, collaboratori, membri della corte e studiosi dell’epoca.

Un’attenzione particolare è dedicata alle origini familiari e al rapporto con la città natale. Primogenito di nove figli di Gregorio Redi e Cecilia de’ Ghinci, Francesco nacque ad Arezzo il 18 (o forse il 25) febbraio 1626 e fu battezzato nella Chiesa di Santa Maria della Pieve. Il padre, medico affermato, si trasferì con la famiglia a Firenze nel 1642, dove ottenne la cittadinanza fiorentina e ricoprì anche il ruolo di archiatra granducale. La famiglia Redi apparteneva al patriziato cittadino e possedeva diversi beni e proprietà, tra cui la villa degli Orti e il palazzo in Borgo Maestro. Nonostante la lunga permanenza a Firenze, Redi mantenne sempre un forte legame con la sua città d’origine. Non si sposò e non ebbe figli e per tutta la vita rimase profondamente legato ad Arezzo, alla quale destinò frequenti donazioni di libri, denaro e oggetti preziosi. Contribuì in modo significativo all’accrescimento della biblioteca della Fraternita dei Laici e alla costituzione della biblioteca del Collegio dei Gesuiti fondato in città nel 1687. Inoltre, grazie al prestigio acquisito negli ambienti culturali della corte medicea, divenne spesso il punto di riferimento per molti corrispondenti aretini che si rivolgevano a lui per questioni culturali o amministrative.

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